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Vittorio Emiliani
Parchi e Musei, un Affare Privato
22 Luglio 2008
Beni culturali
“I beni culturali e ambientali non sono un patrimonio permanente sono macchine per fare soldi”. L’Unità, 22 luglio 2008

Per il ministro Prestigiacomo, visto che, dopo i colpi di mannaia di Tremonti, non ci sono più fondi per l’ambiente, è utile dare in gestione i nostri 23 Parchi Nazionali (e magari pure quelli regionali) ad agenzie private per tirare su un po’ di soldi. Per il ministro Bondi, visto che, passata la sega elettrica di Tremonti, non ci sono fondi per la cultura e per l’arte, è utile allargare l’area di intervento delle società private per i servizi aggiuntivi nei maggiori Musei, in modo da incassare un po’ di soldi. Privatizzate, dunque, e siate felici. L’onorevole Prestigiacomo lo dice col sorriso della signora borghese che non sa quel che si dice. L'onorevole Bondi lo dice un po' piangendo e un po' no perché risparmiare bisogna, l'ha detto il Capo. Comunque sia, si tratti di insipienza, di sottocultura o di dilettantismo, il risultato è lo stesso: il nostro patrimonio storico-artistico-naturalistico-paesaggistico è affidato a queste mani e a queste menti, dietro le quali grandeggia ("Mamma mia!", titolò l'Economist) Berlusconi, Silvio/Nerone affiancato da Tremonti e da Brunetta. Con Matteoli al Cemento&Asfalto.

Nella giornata di oggi, 22 luglio, nei nostri musei, nei siti archeologici, nelle antiche biblioteche, custodi e tecnici si asterranno parzialmente dal lavoro premurandosi però di distribuire, "contro i nuovi barbari", volantini di protesta (della Uil e, separatamente, grave errore, di Cgil e Cisl) in cui si spiega ai visitatori italiani e stranieri - circa 36.000 milioni - che quello potrebbe essere il loro ultimo ingresso nei magnifici luoghi della nostra storia: se al Ministero per i Beni e le Attività Culturali verranno inferti, da qui al 2011, tagli di finanziamenti per 1,2 miliardi di euro, il personale delle Soprintendenze, dal più alto in grado all'ultimo entrato, riceverà lo stipendio (modesto) ma non avrà risorse per fare in pratica alcunché. E poiché il nostro turismo è mosso, per buona parte, dalle città d'arte, con musei e siti archeologici chiusi o semichiusi, coi restauri bloccati, con l'attività di tutela sospesa, coi vandali non più sorvegliati, con gli abusivi che la fanno franca assieme ai "tombaroli", quella fonte di reddito nazionale verrà presto impoverita e disseccata. Complimenti: ci volevano genii assoluti come Berlusconi, Tremonti & C. per portare al suicidio finale il Belpaese.

Analogo discorso si può fare per i Parchi di ogni ordine e ampiezza: sono costati decenni di lotte, coprono ormai il 10 per cento di un Paese altamente dissestato e inquinato e costituiscono un'altra molla essenziale dello stesso turismo di massa, il solo Parco Nazionale d'Abruzzo viene visitato da oltre 2 milioni di persone l'anno. Un movimento anni fa impensabile che ha concorso a consolidare una vera e diffusa "economia dei parchi", fatta di agricoltura e zootecnia compatibili, di prodotti tipici del bosco e sottobosco, di marchi di qualità. Frutto di una azione di tutela pluriennale, tenace, rigorosa, contro abusi di ogni genere, come e più di quella che ha riguardato i nostri centri storici largamente salvati. Ma che richiede investimenti pubblici, personale qualificato, tecnici preparati, mezzi nuovi.

Qual è la logica del duo Prestigiacomo&Bondi, ispirati, devotamente, dall'esempio del Capo? I beni culturali e ambientali non sono un patrimonio permanente, fondante dell'Italia (articolo 9 della Costituzione), non sono valori primari "in sé e per sé", ma sono, quelli che lo sono, macchine per fare soldi. E gli altri? Semplicemente non sono, e dunque vadano in rovina. Punto e basta. I parchi, per lor signori, non formano una parte strategica dei paesaggi italiani, non rappresentano i luoghi nei quali ricostituire una natura che disboscamenti secolari hanno distrutto o rattrappito, nei quali conservare e tornare ad arricchire la biodiversità della flora e della fauna per decenni dissipata, nei quali i cittadini possono incontrare e ritrovare la Natura, ossigenando il corpo e la mente. Per il ministro Prestigiacomo sono, evidentemente, simili ai parchi-diventimenti, nei quali far pagare un biglietto, lasciar costruire di nuovo case e ville, reintrodurre la caccia, dai quali insomma spremere soldi attraverso la logica privatistica, aziendale (par di vedere il Cavaliere, sullo sfondo, che sorride beato), del profitto.

Analogamente i luoghi dell'arte, i musei, le aree e i monumenti archeologici, i castelli, magari le chiese, le abbazie, i palazzi civici ed ecclesiastici: mettiamoli a reddito, facciamoci dei begli incassi. Macché ingressi gratuiti o ridotti per scolaresche, studenti e studiosi, macché didattica museale per abituare i più piccoli a capire quadri e sculture, macché mostre ispirate a criteri scientifici, macché valori della cultura del contesto e loro trasmissione ai nostri figli e nipoti. E per i centri storici? Basta con le ubbie della conservazione, delle ZTL, largo ai commercianti, agli esercenti, alle pizze-a-taglio, ai pub, ai protagonisti del Divertimentificio notturno, ai Suv parcheggiati ovunque. A Roma il sindaco Alemanno ha già aperto questa strada e vedrete che, se la protesta dei cittadini (e degli intellettuali) non salirà chiara e forte, andranno avanti. A tutto Suv.

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