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Adriano La Regina
Palazzo Altemps, il trucco dei cavilli
18 Aprile 2006
Beni culturali
Cronaca ragionata di una vicenda che rischia il solito sconsolante finale. Da la Repubblica, ed. Roma, 14 aprile 2006 (m.p.g.)

Si susseguono comunicati ministeriali rassicuranti sulle sorti di Palazzo Altemps, il gioiello architettonico che nella parte pubblica ospita una sezione del Museo nazionale romano. Lo Stato starebbe per acquistare la porzione dell'edificio adibita ad uffici privati, appartenente ad un consorzio di cooperative presieduto da Maurizio Gardini, la Confcooper. Questa ha ora venduto la quota di sua proprietà per oltre 27 milioni euro, e lo Stato può esercitare il diritto di prelazione, subentrando nella posizione degli acquirenti, per destinare l'intero compendio al museo.

Vi sono aspettative in tal senso da parte della cittadinanza e del mondo della cultura, di cui con ripetuti appelli si è fatto interprete anche il sindaco Veltroni.

La situazione non è tuttavia così rosea come viene presentata. Vi sono seri motivi di preoccupazione per la posizione assunta negli ultimi mesi da alcuni uffici centrali e periferici del Ministero per i beni culturali, i quali si stanno comportando come se fossero inclini a favorire in ogni modo l'intento di privati acquirenti a scapito del pubblico interesse.

Le trattative sulla compravendita, di cui fin dallo scorso autunno trapelarono notizie con dovizia di particolari (offerte di maggiore entità, scelta dell'acquirente, stipula del compromesso, versamento di caparra, ecc), erano infatti ben note ai dirigenti ministeriali. Essi mostrarono però di non prestarvi alcuna attenzione fin quando, il 22 novembre, questo giornale segnalò che si stava perdendo l'occasione attesa da ben ventiquattro anni. Solamente a seguito di questo intervento vi sono state timide ammissioni di interesse pubblico alla prelazione, attenuate peraltro da inattendibili riserve, e senza alcuna considerazione delle indicazioni fornite per allontanare pretestuose perplessità, come quelle relative alla difficoltà di reperire ifondi necessari. Si era infatti indicata, su Repubblica, la possibilità che istituti di credito sostenessero la spesa per conto dello Stato alla condizione di poter usufruire dell'immobile così acquisito per il tempo necessario al recupero dell'investimento con il relativo utile.

Ciò nonostante la Soprintendenza ai beni architettonici di Romahafatto trascorrere inutilmente giorni preziosi dal momento in cui le è pervenuto l'atto di compravendita, ossia da quando decorre il termine dei due mesi disponibili per notificare agli interessati la prelazione. Si sa bene che si tratta di un procedimento alquanto complesso, il quale richiede ineccepibilità formale, pena l'invalidità.

Già nel 1982, allorché lo Stato acquisì per prelazione l'intero compendio monumentale di Palazzo Altemps, venduto dalla Santa Sede ad un gruppo di cooperative, il decreto ministeriale fu parzialmente invalidato per un presunto e mai dimostrato vizio di notifica che fece perdere allo Stato un quarto dell'immobile, quella stessa parte che ora viene alienata dalla Confcooper. In effetti si trattò allora di una manovra affaristica ordita nel modo più spregiudicato con il sostegno ministeriale, che sarebbe possibile descrivere in ogni suo dettaglio, anche se quella ordinaria storia di favoritismi della prima repubblica interessa ormai poco. La vicenda sembra tuttavia riproporsi adesso con medesime modalità tecnico-legali e con identici espedienti burocratici pari-menti intesi ad eludere l'applicazione della legge.

Siamo infatti ormai agli sgoccioli del tempo disponibile e nessun provvedimento è stato ancora adottato. È avvenuto solamente che la Direzione generale dei beni architettonici, di cui sono ben noti e documentati gli orientamenti nella tutela del pubblico interesse, ha avocato a sé la competenza del procedimento senza produrre ulteriori effetti.

Per essere sicuri del risultato, alpiù tardi intorno al3 di maggio l'atto di prelazione dovrebbe essere notificato alle otto società acquirenti, amministrate tutte dalla stessa persona ma aventi sede in otto diverse località di Napoli, Vico Equense e Porto Santo Stefano. E ben difficile che ciò possa avvenire, considerato che la notifica tramite l'ufficiale giudiziario richiede tempi non brevi e comporta il rischio di essere indirizzata erroneamente. In un periodo denso di festività non sarà facile notificare l'atto senza ombra di vizio formale presso sedi sociali non dei tutto evidenti; proprio questo era stato l'ingegnoso espediente architettato nel 1982 per inficiare la validità della notifica.

Non è pertanto azzardato formulare la previsione che il Ministero dimostrerà di aver voluto esercitare il diritto di prelazione, ma che vizi formali indipendenti dalla sua volontà condurranno alla parziale invalidità dell'atto, guarda caso proprio per ciò che concerne le parti più pregiate dell 'edificio. Si potrà quindi dare sostanziale attuazione al disegno concepito dai privati acquirenti. Questa è però un'altra storia, che si vedrà.

Le parti meno ambite del palazzo, che entreranno nella proprietà dello Stato, dovrebbero servire per sanare i misfatti compiuti con la vergognosa distruzione del museo geologico, dando a questo una sede a danno del Museo nazionale romano; ma anche questa è una storia di cui non si parlerà mai abbastanza.

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