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Legambiente
Paesaggio: futuro italiano prossimo
20 Giugno 2007
Il paesaggio e noi
Nel dossier di Legambiente sul paesaggio un grido d’allarme. Dal sito www.legambiente.com (19 giugno n2007). In calce il link al dossier scaricabile

Presentato il dossier di Legambiente sulla valorizzazione e la tutela della risorsa paesaggistica, nella convinzione che la qualità del paesaggio è una carta fondamentale che l'Italia deve giocare per guardare con ottimismo al futuro.

Qualità. E' la parola d'ordine, il punto di partenza per un radicale cambio di direzione nelle politiche del territorio, la chiave imprescindibile quando si parla di turismo, infrastrutture, città, investimenti nell'innovazione. Perché la capacità di valorizzare le qualità del territorio italiano è una chiave imprescindibile per rispondere alle sfide della globalizzazione. Coste e turismo sostenibile, energie rinnovabili e infrastrutture integrate, politiche capaci di fare del paesaggio un valore aggiunto dello straordinario insieme di città, beni storici e artistici, culture materiali e immateriali che rende unico il Belpaese.

Il paesaggio italiano rischia di essere completamente stravolto da un processo di diffusione insediativa e di occupazione di suoli senza paragoni nella storia. E il patrimonio di bellezza, fatto di natura e arte, di genio urbanistico e architettonico, rischia di rimanere isolato in un mare di case, capannoni, infrastrutture senza nessun criterio basati su un'idea vecchia e sbagliata di sviluppo.

I numeri dei processi in corso sono impressionanti: oltre 3.231.000 nuovi appartamenti costruiti nell'ultimo decennio, il più lungo ciclo edilizio espansivo dagli anni della ricostruzione post bellica. Nel solo 2006 sono state edificate 331mila unità abitative, di cui 30mila abusive - un dato che non si registrava da almeno vent'anni - e 7.044 capannoni nel corso dell'anno 2005. Un ciclo del cemento che produce effetti devastanti nei confronti del paesaggio: con oltre 6.000 cave attive e circa 10.000 abbandonate lungo tutta la penisola. Uno dei fenomeni di trasformazione del paesaggio italiano di cui meno si parla, regolato ancora da una Legge nazionale del 1927, con molte Regioni ancora senza piani, norme o censimenti, che produce guadagni considerevoli e che spesso è gestito dalle ecomafie. Finora i Comuni hanno potuto scegliere se dare autorizzazioni alle attività estrattive senza alcun riferimento paesaggistico o normativo. E visto che il bilancio di molti di loro si regge ancora sui proventi dati dagli oneri di urbanizzazione o dalle attività di estrazione, non è difficile capire come abbiano agito. Sanare gli effetti delle tante trasformazioni, della colonizzazione sconnessa e dell'occupazione di suolo per fermare il degrado ambientale dei tanti paesaggi italiani: è questo, dunque, il primo obiettivo da perseguire.

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