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Sandro Roggio
Paesaggio, disarmati contro il saccheggio
22 Ottobre 2010
Il paesaggio e noi
Situazione del paesaggio italiano nel primo rapporto nazionale sulla pianificazione paesaggistica curato da De Lucia e Guermandi. La Nuova Sardegna, 22 ottobre 2010

Con il ricordo di Antonio Cederna nello sfondo, Italia Nostra ha presentato il Primo rapporto sulla pianificazione paesaggistica, un’analisi esauriente e critica dello stato della pianificazione in materia di paesaggio, regione per regione. Si sentiva questa necessità di avere notizie, e si deve rendere merito agli autori di questo lavoro. Questi hanno agito nella convinzione che la pianificazione del paesaggio sia “la madre di tutte le battaglie per le sorti del territorio e del patrimonio culturale italiano”. Così come pensava, appunto, Antonio Cederna. L’obiettivo è quello di capire la risposta del Paese alle disposizioni del Codice dei Beni culturali a quasi tre anni dalla sua approvazione. E dopo quasi un secolo dalle parole di Benedetto Croce in occasione della pubblicazione della legge del 1922, da lui voluta (“Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria con le sue campagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo”).

Italia Nostra non ha dubbi: un esito deludente e preoccupante. Il processo di trasformazione del territorio procede con determinazione (e non mancano le violazioni di legge), ma la strumentazione per la difesa del paesaggio italiano - risorsa patrimoniale di lunga durata – non è ancora adeguata ai bisogni e alla legge, né ci sono buoni segnali, come se si fosse deciso di rimanere disarmati contro chi è pronto ad approfittare di questo vuoto. Il rapporto della associazione (esteso alla fase che precede il Codice) è stato curato da Vezio De Lucia e Maria Pia Guermandi. E’ basato sulle relazioni dei referenti nelle diverse regioni e riguarda l’intero territorio nazionale, e include anche le regioni che per il loro statuto sono esenti dall’obbligo di adeguamento della pianificazione ai sensi del Codice (Valle d’Aosta, Province di Trento e Bolzano, Sicilia).

Il rapporto si legge con apprensione: si scopre che anche le regioni più organizzate, quelle con lunga esperienza nelle attività di pianificazione, hanno sottovalutato la sfida. La richiesta che viene delle leggi statali di fare un salto di qualità nella tutela del paesaggio è stata in molti casi risolta in modo burocratico. Si capisce che si è spesso deciso di procedere in modo parziale, o utilizzando espedienti, lasciando margini di ambiguità molto ampi nella strumentazione. Così il giudizio sulla attività di molte regioni è molto duro e preoccupato. Specie nel caso di aree “difficili” come la Campania, “regione più di ogni altra devastata dall’abusivismo e dal malgoverno, che non si è mai dotata di un piano paesistico, ad eccezione del piano urbanistico territoriale della Costiera amalfitana e della Penisola sorrentina, approvato con legge regionale nel 1987”.

L’appello che Italia Nostra rivolge a Stato e regioni è di non perdere altro tempo prezioso e di valutare con cura i rischi che in alcuni contesti sono molto elevati. Si suggerisce, per interpretare pienamente lo spirito del Codice, che l’attività di pianificazione tenda ad una espansione piuttosto che a una furbesca contrazione dei beni paesaggistici. “Anche laddove i valori originari siano stati alterati o compromessi - si sottolinea - deve essere privilegiata la riqualificazione. Conformando comunque gli obiettivi alla preminenza dei valori di tutela del paesaggio stabiliti dalla nostra Costituzione”.

L’iniziativa, è bene ricordarlo, si tiene nei giorni in cui si celebra il decennale della Convenzione europea del paesaggio, documento che richiama con forza tutte le istituzioni a guardare con cura al valore dei luoghi, presupposto indispensabile per stare al passo con le

attese delle nuove generazioni che sul paesaggio fondano un pezzo del loro futuro.

IN SARDEGNA - Regione ad alto rischio

«In Sardegna - si legge nel rapporto di Italia nostra - nel 2004 la così detta legge “salvacoste” diviene il primo tassello del piano paesaggistico regionale approvato in via definitiva nel settembre 2006. Fra gli elementi di innovazione del ppr sardo, la suddivisione in due successivi livelli normativi: il primo relativo alla tutela dei beni paesaggistici veri e propri, l’altro che detta le prescrizioni sugli ambiti di paesaggio individuati». «Così pure rilevante appare - prosegue il rapporto - l’inserimento dei centri e dei nuclei storici fra beni paesaggistici tutelati. Ma soprattutto, in perfetto allineamento con il contemporaneo Codice dei beni culturali e del paesaggio, l’elaborazione del piano paesaggistico regionale sardo si è conformata, per espresso volere degli organi regionali, ad una copianificazione con gli organi del ministero».

«L’iter di applicazione del piano si è scontrato da subito – rileva ancora Italia nostra - con la fortissima opposizione da parte, fra gli altri, degli enti locali. Purtroppo, la nuova giunta Cappellacci ha fatto della revisione del Ppr uno dei punti qualificanti della sua azione di governo. Tale revisione, iniziata a partire dal giugno 2010 sotto la stravagante denominazione di “Sardegna Nuove Idee”, affida la propria strategia alle parole d’ordine di “concertazione” e “compartecipazione” che lasciano prefigurare un cedimento generalizzato alle pressioni edificatorie degli enti locali».

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