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Giancarlo Riccio
Non solo Domus aurea: a Roma guai monumentali
17 Aprile 2010
Beni culturali
Nell’assoluta mancanza di ogni coordinamento fra Mibac e amministrazione capitolina (e nell’inutile sovrabbondanza di commissari), degrada il patrimonio archeologico più importante al mondo. Da Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2010 (m.p.g.)

Il crollo di una volta traianea della Domus Aurea, nel centro di Roma e a pochi metri dal Colosseo, appare sempre più come una sorta di maledizione del suo ideatore e primo inquilino, l’imperatore Nerone. Ma da quando un pezzo della Roma antica si è sbriciolata (e i cosiddetti esperti parlano di almeno altri centocinquanta ambienti archeologici della struttura che non sono stati impermeabilizzati e che potrebbero cadere da un giorno all’altro), è trascorsa solo questa manciata di giorni di aprile. Al capezzale della Domus Aurea sono subito accorsi il commissario straordinario Luciano Marchetti, quello per l’intera area archeologica romana Roberto Cecchi, il sovrintendente dei Beni culturali di Roma Umberto Broccoli e persino Francesco Giro, unico sottosegretario di Sandro Bondi al Mibac e grande appassionato del passato remoto della Capitale.

Tutti allarmati, un po’ fatalisti e determinati (a parole) a trovare rimedi al più presto. “Mah, qui staremo chiusi almeno quattro-cinque anni”, allarga le braccia uno dei custodi della Domus Aurea. Abbiamo allora il tempo per attraversare il cuore di Roma. E scoprire che, probabilmente, sessanta mesi neanche saranno sufficienti. Colpa dei sovrintendenti, in teoria messi tutti insieme appassionatamente da alcuni accordi tra il sindaco di Roma e il ministro dei Beni culturali che finora hanno prodotto solo l’illuminazione dei Fori imperiali per il Natale di Roma 2009 e qualche altro piccolo evento prontamente e frettolosamente concluso? No, c’è dell’altro.

Il freno a mano tirato per i grandi resti archeologici di una Capitale che non ha trovato nel bilancio del proprio comune neanche i soldi per tappare le buche nelle strade del centro storico, si chiama – banalmente – “scoordinamento”. Gli studiosi (e i burocrati ) del comune di Roma non sanno che cosa fanno i loro colleghi del ministero. Tanto che quando lo scorso 7 aprile il sindaco Alemanno annuncia nuovi interventi dell’architetto Richard Meier sulla propria Teca dell’Ara Pacis, scoppia una lite furibonda tra comune di Roma (sovrintendente, Umberto Broccoli) e ministero dei Beni culturali (soprintendente ai Beni architettonici, Federica Galloni). Lei accusa lui, davanti a telecamere e cronisti, di non essere stata invitata, se non all’ultimo minuto, all’iniziativa del Campidoglio. Il sottosegretario Francesco Giro non si ritrova neanche il cartellino sul tavolo dei relatori, i burocrati dei due schieramenti si salutano a denti stretti.

Questione di galateo istituzionale non rispettato? Macché. Il più recente crollo nella Domus Aurea – riaperta nel 1999 da Walter Veltroni, allora ministro dei Beni culturali, e Francesco Rutelli, all’epoca sindaco di Roma, sbarrata nuovamente nel 2005 a causa di gravi infiltrazioni d’acqua, quindi riaperta nel gennaio 2006, di nuovo chiusa per precauzione nel dicembre 2008 e infine restituita in parte al pubblico – va attribuito anche al fatto che comune di Roma e Mibac non si parlano. Non è, però, solo un problema di funzionari che non funzionano. La cosiddetta competenza della Domus Aurea è del ministero.

Ma quella dei giardini che la circondano e dell’intero Colle Oppio è del comune. Se allora il Campidoglio decide di proteggere, ad esempio, alcune aree della Domus di Nerone ma non informa dettagliatamente il ministero, ecco che scoppiano non solo tubature o sacche d’acqua, ma anche tante, italianissime, polemiche. Per capire meglio questo meccanismo perverso e grottesco basta spostarsi di qualche centinaio di metri e raggiungere, a pochi metri dalla Bocca della Verità, l’Arco di Giano e, quasi di fronte, il tempio di Ercole vincitore. Sono gioielli architettonici straordinari: ma non si possono visitare. Perché – anche qui – le strutture sono dello Stato e i giardini che le circondano sono di competenza comunale. Perché lì sotto corrono le alimentazioni di acqua e corrente elettrica. Risultato: alte cancellate ne nascondono la vista. E i turisti (almeno quelli più appassionati) si appoggiano alle grate come detenuti in attesa dell’ora d’aria. Oppure rinunciano, guadagnando a piedi quel Colosseo dove lo spettacolo più frequente è quello di un gruppo di figuranti-centurioni sempre in litigio tra loro per guadagnarsi (letteralmente) la foto con il turista più sprovveduto.

“Forse non c’è più modo d’illudersi su di una seria opportunità di vedere pianificata e programmata una politica di salvaguardia monumentale a Roma. Questo ultimo crollo, in qualche modo annunciato può infatti non essere incidentale. Si sapeva delle intense piogge, dei cedimenti parziali, di una sostanziale povertà strutturale e delle condizioni geologiche del complesso che circonda l’antica Velia”, ragiona Michele Campisi, architetto e studioso, esperto di Italia Nostra. E ancora: “Forse una legge regionale a riordino dei molteplici ambiti che per virtuali opportunità si sono oggi prodotti potrà almeno consentire la necessaria riflessione sul tema”. Come dire: così non si può proprio andare avanti.

Altri esempi? Eccoli. La Villa Adriana di Tivoli, a ridosso della quale d’estate si organizzano alcuni concerti e qualche happening teatrale, ha mosaici e pavimenti che rischiano ogni giorno di scomparire un po’. Incuria, il famoso conflitto di competenza tra governo e istituzioni locali, alcuni episodi di turismo selvaggio la stanno distruggendo.

E allora? In attesa che il dialogo tra sordi venga riaperto – magari con stanziamenti di fondi che non si fermino agli annunci in pompa magna – occorrerà accontentarsi del cartello esposto tranquillamente alle Terme di Traiano, proprio sopra la Domus Aurea. C’è una mappa e persino una legenda. La quale indica al punto 6, “Crolli strutture pertinenti al settore occidentale delle Terme”. Insomma, a quei disastri non si è posto rimedio e allora tanto vale segnalare i crolli nelle cartine ufficiali. Diventeranno anche loro reperti archeologici?

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