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Claudio Martini
Non siamo il paese degli ecomostri
13 Luglio 2007
Toscana
Lettera aperta del presidente della regione Toscana, che ne difende il “primato ambientale”. Da la Repubblica, 12 luglio 2007 , e una postilla

Caro Direttore, da un anno la Toscana è all´attenzione di intellettuali, opinionisti, mass media. Tema: la difesa del paesaggio e di un ambiente considerati da tutti unici per la loro bellezza. Ciò è positivo, dà forza al territorio toscano e agli strumenti per la sua tutela e valorizzazione. Ma in troppi presentano la Toscana come terra di scempi, devastazioni, ecomostri. Siamo divenuti il problema paesaggistico del Paese? Quando lo racconto in Europa o nel mondo la gente sorride, incredula. Sì, Monticchiello è un errore urbanistico che oggi non si ripeterebbe. Ciò detto è assurdo scagliarsi contro un´intera esperienza di governo del territorio.

Di che Toscana si parla? Ricordo ad Asor Rosa, Erbani e Prosperi che la Toscana è stata la prima a respingere i condoni di Berlusconi, impedendo ai furbi di sanare tanti abusi, poi abbattuti. Da noi i volumi costruiti sono fra i più bassi in Italia (1,8 metri cubi per abitante contro i 3,4 del Veneto, i 3,0 della Lombardia, il 2,3 della media nazionale: dati 2004, e stabili dal 2000). Qui c´è la più alta superficie di aree protette, di foreste e aree marine (presto un´altra nascerà nell´Arcipelago), il 50% del nostro territorio è boschivo (dato in costante crescita), solo il 10% è urbanizzato.

Siamo la regione con più siti Unesco e premi ambientali, dalle bandiere blu (15 su 96) a quelle arancioni (32 su 119), fino al massimo di vele blu di Legambiente. La Toscana guida la rete europea contro gli Ogm, a tutela della biodiversità e del paesaggio. Recuperiamo borghi e palazzi storici, ville rinascimentali, teatri del ´700, pratiche e mestieri tradizionali, sempre con prevalenti risorse locali. E´ cresciuto un appeal internazionale fondato sull´eredità storica e su una moderna idea di sviluppo di qualità. Per questo abbiamo 41 milioni di turisti (il 7% in più dell´anno scorso).

Prosperi ha scritto allarmato per il Padule di Fucecchio. Se ci avesse telefonato avrebbe appreso della soluzione varata da regione, enti locali e ministero dell´ambiente: un nuovo impianto di depurazione nell´area del bacino imbrifero che garantirà 2,5 milioni di metri cubi di acqua pulita all´anno, la sistemazione del ciclo idrico e la realizzazione di bacini di accumulo. In ogni stagione il Padule avrà acqua sufficiente. Siamo la prima Regione che ha adottato con Rutelli il Codice del paesaggio e la nostra politica urbanistica è per gli specialisti fra le più avanzate e rigorose d´Italia, specie col nuovo Pit.

Insisto: di che Toscana si parla? Il bollettino di guerra diramato dai cento comitati esprime un´idea antagonista non a noi, ma alla storia, alla verità ed agli interessi della Toscana. Un solo esempio. Completare l´autostrada tirrenica è una necessità economica e di mobilità. Chiedetelo ai lavoratori del Porto di Livorno o del polo siderurgico di Piombino, oltreché ai distretti artigianali e rurali della costa! Si può fare col minimo impatto ambientale, con il consenso del 90% degli enti locali (una Val di Susa al contrario!) e a costo zero per lo Stato.

Ma fa più chic sparare contro e censire i comitati, quelli che Asor Rosa ora coordina e che dicono no a tutto: quelli contro le moschee, contro la geotermia, l´eolico, il solare; contro un´alta velocità in via di completamento. Eppure puntiamo entro il 2020 a produrre il 50% dell´energia da fonti rinnovabili; a ridurre del 15% i rifiuti prodotti e portare la raccolta differenziata al 55% così da diminuire gli inceneritori e chiudere tutte le discariche. Potenzieremo le ferrovie, tutte, per trasportare in treno mezzo milione di persone al giorno (oggi sono 200mila), riducendo traffico e smog. Chiedo ad Asor Rosa: questo è un programma di sviluppo di qualità o un manifesto cementificatore?

A me interessa un´alleanza, vera, tra istituzioni, università, mass media e comitati per arricchire la pratica dello sviluppo sostenibile. Spero interessi tutti. Leggo di una vertenza Toscana. Se punta ad una sintesi alta di dinamismo e qualità vertenza diventerà alleanza. Se invece si vuole colpire la cultura di governo - regionale e locale - che ha portato la Toscana fin qui, ovviamente, così non ci sto.

Postilla

Non abbiamo visto segni di congiura ai danni del governo della Regione Toscana. Abbiamo visto un disagio profondo, in molte persone che amano la Toscana e ammirano la sua storia, dovuto al contrasto tra due elementi.

Da un lato, il patrimonio di saggio governo del territorio che la Toscana esprime. Martini ha ragione quando ne celebra i fasti, e a nessuno che abbia un minimo di sale in zucca sfugge il fatto che, in merito alla tutela del paesaggio e alla buona urbanistica, la Toscana è una delle regioni italiane all’avanguardia. Non è merito solo dei gruppi dirigenti attuali, affonda le sue radici in storie antiche, ma è merito anche di chi quella storia ha saputo proseguire. Ed è proprio questa convinzione e questa stima che accresce le attese. Si vorrebbe che la Toscana fosse ancora all’avanguardia e insegnasse, con il suo esempio, al resto dell’Italia.

Ma dall’altro lato, molti episodi recenti testimoniano che oggi la politica urbanistica della Toscana è molto cambiata. Non è più un esempio positivo, corre il rischio di diventare il modello di un’Italia che non assume più la tutela delle sue risorse culturali e paesaggistiche come una “invariante strutturale”, ma come una ricchezza il cui impiego di può contrattare con chi è interessato alla “valorizzazione immobiliare” per ottenere così uno “sviluppo economico” insostenibile. Uno sviluppo economico del quale l’accrescimento e l’appropriazione privata della rendita immobiliare costituisce una componente di rilievo, nel quale realizzare una “marina” o un porto turistico vale più che conservare un pezzo di costa intatto, in cui un villaggio turistico vale di più di un paesaggio intatto da secoli.

Molti episodi di questo privilegio del “mercato” sulla “tutela” (del primato della ricchezza immediata per pochi sul patrimonio di tutti) sono stati segnalati, sulla stampa, nelle assemblee e su questo sito. In eddyburg abbiamo dimostrato come questi episodi si accrescano per effetto di una politica del territorio sbagliata. Ricordiamo gli articoli di Luigi Scano, gli eddytoriali dedicati a questo tema, e da ultimo l’articolo di Paolo Baldeschi che denuncia una Monticchiello in fieri . Abbiamo sostenuto che la Regione sbaglia, quando rinuncia alla sua responsabilità di governo del territorio, e di esercizio penetrante e “autoritativo” della tutela, e delega invece ai comuni responsabilità che questi non sono in grado di assumere, oggi ancora meno di ieri. E che sbaglia quando viola il Codice dei beni culturali e del paesaggio e interpreta illegittimamente i suoi precetti, in nome dell’ideologia di un autonomismo municipale fuorviante e in contrasto con l’equilibrio costituzionale.

E abbiamo anche criticato (non da soli, ma in compagnia di esperti di grande competenza e di associazioni e movimenti popolari rilevanti) la scelta sbagliata di completare l’autostrada tirrenica invece di utilizzate altre soluzioni più economiche e soprattutto meno devastanti per il territorio. Le cose a questo proposito non stanno come le racconta Martini. Concludere il tracciato stradale tirrenico con il proseguimento dell’autostrada è forse una necessità economica per la SAT, non per il territorio e neppure per la mobilità dei lavoratori.

Ciò che dispiace è che il Presidente della Toscana non comprenda che quelle che vengono mosse alla politica territoriale della sua regione sono critiche di merito, alle quali piacerebbe che motivatamente si rispondesse con argomenti, e non con anatemi o pettegolezzi, e neppure alludendo a improbabili complotti. Anche noi concludiamo questa postilla con la frase di Martini: se invece si volesse colpire la cultura di governo - regionale e locale - che ha portato la Toscana fin qui, ovviamente, così non ci sto. A condizione che con il “fin qui” ci si riferisca a tempi, logiche e pratiche anteriori a quelle che hanno prodotto i fatti fin qui denunciati.

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