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Francesco Erbani
Nomine agli scavi: polemica a Pompei
10 Ottobre 2007
Beni culturali
L’ultima avvincente puntata della soap opera pompeiana: il nuovo city manager è un archeologo, come il Soprintendente: ma questa è una nomina “benedetta”. Da la Repubblica, 10 ottobre 2007 (m.p.g.)

Un nuovo scossone agita gli scavi di Pompei. Il ministero per i Beni culturali ha designato il direttore amministrativo della Soprintendenza archeologica, il city-manager che dovrebbe governare i custodi e tutti gli altri dipendenti, facendo funzionare una delle macchine più imponenti e anche più arrugginite dell´intero patrimonio artistico italiano, inceppata da incrostazioni clientelari e da inefficienze - dai cani randagi che razzolano fra i ruderi alla conflittualità esasperata, agli scioperi e alle assemblee che impediscono ai visitatori di entrare. Il nuovo direttore amministrativo si chiama Antonio De Simone. È un archeologo, qualifica che appare appropriata se non fosse, come fa notare qualcuno, che il direttore amministrativo deve occuparsi di conti e di gestione del personale e non deve decidere cosa scavare e cosa restaurare.

La nomina ha colto di sorpresa il soprintendente di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo. Guzzo ha scritto una lettera al ministero in cui contesta la scelta, che appare come una duplicazione del suo incarico, una specie di soprintendente-ombra. De Simone, docente universitario, ha in corso vari scavi a Pompei ed ha collaborato strettamente con Baldassarre Conticello, che a Pompei fu il primo soprintendente, e dai cui metodi di ricerca Guzzo si è distaccato con nettezza. La nomina di De Simone sarebbe stata fortemente sostenuta dal vescovo di Pompei, monsignor Carlo Liberati, che, caso piuttosto irrituale, appena saputo della designazione, ha scritto alla Soprintendenza un vibrante telegramma di plauso. I vescovi di Pompei sono sempre molto sensibili alle vicende degli scavi, e tanto più ora che un grande edificio di proprietà della Curia verrà ristrutturato con i soldi della Regione Campania (12 milioni di euro) e ospiterà un complesso museale e di assistenza ai turisti, i cui ricavati dovrebbero andare, in parte, alla Curia stessa.

Nel dicembre scorso Guzzo aveva presentato le sue dimissioni al ministro Rutelli per una vicenda che ha molte analogie con quella di questi giorni. Rutelli aveva infatti confermato al suo posto di direttore amministrativo Luigi Crimaco, archeologo anche lui, ex direttore del Museo civico di Mondragone, vicino, si è sempre detto, ad Alleanza nazionale. Cambiato il governo, a molti sembrò naturale sostituire Crimaco, che invece alla fine del 2006 si vide confermato il contratto fino al luglio successivo.

A favore di Guzzo si erano mobilitati archeologi italiani e stranieri, oltreché funzionari della Soprintendenza pompeiana. Prima di arrivare a Pompei, nel 1994, Guzzo aveva diretto il Museo Nazionale Romano e il Colosseo. Ad accrescere la sua autorevolezza una ricchissima bibliografia, sia sui temi specifici dell´archeologia sia sulla tutela e l´organizzazione dei beni culturali. Un lungo colloquio con Francesco Rutelli aveva poi indotto Guzzo a ritirare le dimissioni. Crimaco sarebbe rimasto al suo posto, ma a fine estate sarebbe stato rivisto l´assetto dell´intera Soprintendenza pompeiana.

E in effetti qualcosa si è mosso. Crimaco è andato via a fine luglio. Inoltre, nel progetto di riorganizzazione complessiva del ministero, approvato da Rutelli, è stato previsto che la Soprintendenza di Pompei e quella archeologica di Napoli si unificassero e che venisse abolita la figura del direttore amministrativo. Contemporaneamente, però, uno strano cortocircuito ha portato a designare un archeologo per un posto che ha caratteristiche prettamente amministrative e che, per di più, sta per essere abrogato. E per Pompei si è aperta l´ennesima fase di incertezza.

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