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Salvo Sbacchis
Musei senza sviluppo
18 Aprile 2006
Beni culturali
Nell'Italia a due velocità i clientelismi politici condannano i musei siciliani al ristagno. Da la Repubblica, ed. Palermo,15 aprile 2006 (m.p.g.)

I direttori dei maggiori musei italiani e i massimi esperti del settore si sono riuniti a Palermo una settimana fa— questo giornale ne ha fornito ampi resoconti — per discutere di conservazione dei beni culturali italiani. Il convegno organizzato dalla Fondazione Banco di Sicilia e da Campodivolo ha subito messo in evidenza un ampio divario Nord-Sud anche sul piano museale. A fronte dei positivi bilanci illustrati dai direttori dei musei di Torino, Milano, Trieste, Roma, quelli siciliani hanno evidenziato uno stato di profonda crisi.

Una crisi tale da far pensare a una Italia che in materia di musei sembra proseguire con due marce. A Milano, a Torino, a Trieste, come hanno riferito i loro direttori sottolineando anche il crescente successo di pubblico, i progetti di ampliamento non trovano sosta, con sale espositive che si vanno espandendo di nuovi acquisti esposti con raffinatezza e tecnologie all'avanguardia. In Sicilia invece, sono sempre i direttori dei musei che illustrano la situazione, non si riescono a organizzare eventi culturali nemmeno per gli artisti di casa nostra. Pensiamo per esempio alla mostra su Antonello da Messina, al momento nelle Scuderie del Quirinale a Roma, che fa registrare attorno alle 2500 visite giornaliere.

I musei siciliani, questa è l'opinione comune, vengono scartati in partenza dal grande circuito culturale nazionale perché privi dei requisiti minimi di sicurezza e tecnici invece largamente presenti al Nord. Alla Sicilia non rimane allora che assumere il ruolo di «esportatrice d'arte» mentre i siciliani vedono che i propri capolavori vengono prestati a gallerie più prestigiose e organizzate. Nell'agenda dei prestiti, dopo la «emigrazione» (pur osteggiata dei mazaresi) del Satiro danzante verso il Giappone per l'Expo e dopo la traversata verso gli Stati Uniti del Ritratto d'ignoto di Antonello da Messina dal Mandralisca di Cefalù per la mostra organizzata al Metropolitan Museum di New York, c'è il quadro dell'Annunziata dall'Abatellis al Quirinale, mentre un prossimo capolavoro a lasciare l'Isola potrebbe essere un Caravaggio.

Ciò significa che mentre l'arte siciliana sarà sempre possibile ammirarla grazie ad alcuni direttori scambisti d'opere d'arte, per un siciliano che per moti vi di studio o che per interessi artistici avesse voglia di ammirare i Macchiaioli toscani o le armature medievali del Poldi Pezzoli di Milano, o un Canova, o meglio ancora un Raffaello o un quadro di Leonardo, per fermarsi solo all'arte italiana, non gli rimane altro da fare che attraversare, ponte o non ponte, lo Stretto siculo-calabro e attraverso l'autostrada del sole raggiungere i vari Palazzo Grassi o le varie Biennali e triennali sparsi sulla penisola. Ma la colpa di questa situazione museale siciliana arretrata sembra imputabile anche ad altri motivi. Il direttore del museo regionale di Messina, Gioacchino Barbera, pur lodando i risultati dei colleghi dell'arco alpino culturale che da Genova giunge a Trieste passando per Torino e Milano, ha puntato il dito sul modo di scegliere i funzionari dei musei dell'Isola. «In una Sicilia autonoma in materia di beni culturali - ha detto Barbera - la legge che regola la dirigenza ha di fatto eliminato la qualifica tecnica al dirigente museale. In questo modo i fun-zionari sono scelti al di fuori dei curriculum dello storico dell'arte. A prendere il timone di musei e soprintendenze siciliane sono architetti, laureati in diverse discipline, ex direttori di altri enti con esperienze che nulla hanno a che fare con l'arte». È una denuncia pesantissima.

Altro dato dolente, l'endemica staticità dei musei siciliani rispetto a quelli più dinamici della penisola. Mentre il polo museografico romano oltre alle Scuderie del Quirinale ha in cantiere la realizzazione di un Palazzo delle esposizioni, di una Casa del cinema, di una Casa del jazz e di un teatro nel Lido di Ostia, l'ultimo spazio museale «contemporaneo» palermitano risale al Palazzo Abatellis. Il museo progettato negli anni Cinquanta dall'architetto Carlo Scarpa. Un intervento che fino a oggi conta numerosi tentativi di imitazione tutti falliti, come Palazzo Riso, il museo Botta, il Guggenheim.

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