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Tomaso Montanari
Musei, destino in mano privata
2 Luglio 2014
Beni culturali
E' il destino dei lavoratori del settore cultura di cui si parla. «Insomma, è come se una scuola o un’università pubbliche appaltassero le lezioni e la ricerca: tanto varrebbe smettere di mantenerle con le tasse pubbliche».

Il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2014

Stasera alle 21 si svolgerà una – immaginiamo movimentata – assemblea pubblica indetta dai lavoratori dell’Istituzione Bologna Musei. Il tema da discutere è: “Le esternalizzazioni nei musei fra privatizzazione dei servizi pubblici e svalorizzazione del lavoro”. Già, perché il Comune di Bologna ha prima riunito tutti i musei in un’unica istituzione, e ora sta procedendo a passo veloce verso una privatizzazione ancora più spinta di quella che ha già fagocitato gli Uffizi, il Duomo di Siena o il Colosseo.Sono stati messi a bando, per il triennio che va dall’autunno di quest’anno a quello del 2017, non solo i servizi di accoglienza, la biglietteria, la sorveglianza e la custodia, ma anche i servizi educativi e la mediazione culturale.

Chi vincerà la gara? I musei di Bologna finiranno in mano a Civita (presidente Gianni Letta), o a Electa (gruppo Mondadori, cioè Berlusconi)? I lavoratori dei musei denunciano che tutto si sta svolgendo senza trasparenza e senza garanzie per i loro diritti, e che dopo il bando saranno orientate al lucro privato funzioni che vanno “dall’allestimento mostre alla movimentazione e trasporto di opere, dal controllo del patrimonio al controllo di gestione e qualità, dalla gestione delle attività amministrative e organizzative alla gestione e conservazione del patrimoni, dai servizi bibliotecari all’organizzazione e gestione degli eventi, della comunicazione e del marketing e valorizzazione del patrimonio”.

Insomma, è come se una scuola o un’università pubbliche appaltassero le lezioni e la ricerca: tanto varrebbe smettere di mantenerle con le tasse pubbliche. Dalla parte dei lavoratori, e dei cittadini, si è schierata Italia Nostra, chiedendo “un ripensamento radicale del bando emanato dal Comune, e proponendo di aprire una discussione trasparente su quello che è un capitolo decisivo della nostra politica culturale, ovverosia il destino dei nostri musei”.

Già, perché Bologna è l’ennesima stazione della via crucis che sta inchiodando il patrimonio culturale della nazione alla croce del mercato. E non si intravedono resurrezioni.

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