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Antonio Massari
Mose, un premio per chi “ungeva” meglio i politici
3 Agosto 2014
Venezia e la Laguna
«L’uomo di Mazzacurati al PM allibito: dal Consorzio incentivi a chi centrava gli obiettivi a suon di mazzette».

«L’uomo di Mazzacurati al PM allibito: dal Consorzio incentivi a chi centrava gli obiettivi a suon di mazzette». Il Fatto Quotidiano, 3 agosto 2014
C’erano persino i premi sulla corruzione e sull’utilizzo dei fondi neri. Premi in denaro, ‘'intende, che il Consorzio Venezia Nuova (Cvn) pagava all’ex presidente Giovanni Mazzacurati quando raggiungeva l’obiettivo a suon di mazzette. E nel 2009, con i soldi del Cvn, fu pagato anche un servizio di cristalleria da 12.400 euro per il matrimonio dell’allora governatore Giancarlo Galan.

Si scopre anche questo, leggendo gli ultimi atti depositati, dalla procura di Venezia, al tribunale del Riesame. Il riesame ieri ha respinto le richieste di Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, difensori di Galan, che avevano chiesto la sua scarcerazione o, in alternativa, almeno gli arresti domiciliari. Il parlamentare di Forza Italia resta invece in carcere, nell’ospedale di Opera, perché il Riesame presieduto dal giudice Angelo Risi ha respinto le richieste della difesa. Il collegio ha anche annullato l’ordinanza d’arresto per i fatti antecedenti al 22 luglio 2008 – parliamo di alcuni finanziamenti per le campagne elettorale e della ristrutturazione dell'ormai famosa villa di Cinto Euganeo – perché destinati alla prescrizione. Negli atti depositati dalla procura, però, emergono nuove testimonianze che accusano Galan d’aver intascato ulteriori soldi.

Lo scenario della corruzione in laguna s’allarga anche a episodi estranei al Mose, come quelli raccontati dall’imprenditore Pierluigi Alessandri. Ecco in sintesi la sua versione: “Ho avuto modo di parlare con Galan delle difficoltà della mia impresa, al che mi disse che gli era stato riferito che noi eravamo una delle imprese di riferimento dei Ds... e mi disse che avrebbe visto cosa avrebbe potuto fare, purché, da parte mia, fossi stato “disponibile” a far parte della cerchia degli imprenditori a lui “vicini”, intendendo imprenditori disponibili a elargire somme di denaro e favori di altro genere”. E Alessandri si attiva: “Ho corrisposto a Galan 115mila euro tra il 2006 e il 2007 poi ho fatto gratuitamente dei lavori alla sua casa di Cinto Euganeo... è stata emessa una fattura per 25mila euro che non è stata pagata... il costo dei lavori effettuati... era di circa l00mila euro...”. Lavori conclusi nel 2009, spiega Alessandri, parlando di un reato – in teoria – non ancora prescritto.

L'imprenditore parla di un vero e proprio sistema e confida: “Non ho consegnato personalmente i soldi a Galan, lo ha fatto mia figlia, all'interno di una busta chiusa, ma lei non era al corrente del contenuto della busta... dopo ho sentito la necessità di confidare le dazioni di denaro a mia moglie e ai miei figli, per condividere il peso morale di tale condotta. Ho sbagliato, ma purtroppo il sistema era questo, mi sembrava l'unica via possibile per far sopravvivere la mia azienda in Veneto...”. Per quanto riguarda il Mose, invece, il sistema era utilizzare fondi neri per corrompere il politico di turno. E a obiettivo raggiunto ci si spartiva persino dei premi. A raccontarlo è Stefano Tomarelli, braccio destro di Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova. Tomarelli racconta che Giancarlo Galan aveva imposto, nella laguna di Venezia, l’alloggiamento dei cassoni del Mose, previsto inizialmente a nel porto di Ravenna. L’intento era chiaro: “I soldi dei veneti vanno spesi in Veneto”. L’idea di Galan aveva però creato un problema: era necessaria una nuova Valutazione d’impatto ambientale. “E questo – spiega Tomarelli - significava fermare tutto completamente”. E a quel punto si “scatenò l'ira di Dio”. “Mazzacurati – continua Tomarelli - intervenne pesantemente, sicuramente anche economicamente...”. Siamo tra il 2004 e il 2006, il periodo in cui “Galan aveva un peso incredibile”. E Mazzacurati – continua Tomarelli - “si portò il titolo di merito d’aver risolto questo problema ... avendo utilizzato i fondi che aveva a disposizione... disse che era riuscito … ad avere un successo strepitoso … in relazione dell'utilizzo dei fondi neri nei confronti di Galan...”.

Poi aggiunge che “a volte” Mazzacurati “otteneva pure dei premi dal consiglio direttivo... ”. Il pm sembra strabuzzare gli occhi: “Premi in ragione della corruzione effettuata?”. Tomarelli balbetta: “No, dei premi .. beh ...sì, diciamo l'obiettivo raggiunto... non è che nel consiglio direttivo si parlasse di corruzione... però le persone che erano lì... si dividevano la cifra che davano a Mazzacurati come premio...”. E il premio arriva in modo ufficiale: “Con una delibera formale”, conclude Tomarelli, spiegando di non ricordare se Mazzacurati ottenne un premio anche nel caso dei fondi neri usati per Galan ma che, in sostanza, il sistema era questo.

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