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MoSE: Rientrata la crisi, forse un Controufficio comunale
20 Agosto 2005
MoSE
In modo più marcato dalla cronaca di Testa, più soft da quella di Vitucci, entrambi i quotidiani Veneziani, il Gazzettino e la Nuova del 20 febbraio 2004, danno l’impressione che il sindaco Paolo Costa, notoriamente favorevole al MoSE, abbia ripreso le redini della situazione mediante un’inattesa presa di distanza dal dictat di Berlusconi (e del Consorzio Venezia Nuova).

Silvio Testa,

«La composizione dell'Ufficio di Piano non incoraggia…”

«La composizione dell'Ufficio di Piano non incoraggia una visione super partes». Anche per il sindaco, Paolo Costa, l'Ufficio di Piano così come risulta per decisione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è troppo fortemente sbilanciato pro Mose, e ieri lo ha detto alla fine della riunione di maggioranza pretesa dai Ds, dai Verdi e da Rifondazione sui temi della Salvaguardia, dopo l'ennesimo schiaffo subìto da Roma.

Che lo pensi davvero, chissà, ma sta di fatto che alla fine di una riunione tesissima, col sindaco messo in stato d'accusa soprattutto da Rifondazione, la presa di distanza ufficiale di Costa è venuta. Il sindaco forse sperava di uscirne indenne, con la notizia che un decreto del Governo consentirà al Comitatone di stornare per la città quota parte dei fondi stanziati per il Mose, come l'anno scorso, ma non è bastato. «Non si svende la Salvaguardia per quattro palanche», lo ha attaccato il capogruppo di Rifondazione, Pietrangelo Pettenò, e dunque sullo sfondo resta sempre in piedi lo spettro di una crisi e l'opzione del referendum sul Mose.Su proposta di Sprocati, un gruppo di lavoro ristretto preparerà un documento da portare in consiglio comunale per ribadire la sperimentabilità di interventi alternativi alle bocche di porto e per rilanciare gli 11 punti, e soprattutto per bollare a fuoco le forzature e i tranelli del Governo nell'anno trascorso. «E la mozione - ha spiegato Pettenò - dovrà essere approvata prima del Bilancio e essere vincolante per il sindaco, quando andrà in Comitatone. Costa dovrà sbugiardare Berlusconi, e dirgli chiaro che ci ha imbrogliati».

Quanto al referendum, «se continuerà a mancare l'interlocutore - ha aggiunto Gianfranco Bettin (Verdi) - più di qualcuno, e non solo tra noi che l'abbiamo proposto, si è espresso per chiedere il giudizio dei cittadini. Anche il sindaco ha detto di non averne paura». Ma il referendum, ha proposto Pettenò, non dovrà essere "Mose sì, Mose no". «Dovrà indirlo la giunta - ha spiegato - e il quesito dovrà riguardare l'approccio sistemico alla Salvaguardia, in modo che sia l'intera città a schierarsi sugli 11 punti».

Per il Comune, che ha voluto l'Ufficio di Piano tanto da inserirne l'istituzione tra i famosi 11 punti, il nuovo organismo doveva diventare la plancia di comando tecnica per la revisione del Piano generale degli interventi in laguna, con tempistica e finanziamenti tali da garantire la visione sistemica che Venezia chiede e l'avvio della sperimentazione di vere e reversibili opere dissipative alle bocche di porto, tali da imporre anche modifiche al progetto esecutivo del Mose.

Secondo il Comune, invece, ciò non è ora più garantito per la presenza nell'ufficio di Piano di persone come Aldo Rinaldo, che ha collaborato alla stesura dello Studio di impatto ambientale del Mose, o di Philippe Bourdeau e Pierre Vellinga, che col collegio dei 5 saggi internazionali rovesciarono la Valutazione di impatto ambientale negativa sul progetto, o del direttore del Ministero dei Beni culturali, Roberto Cecchi, che in Salvaguardia ha "commissariato" sul Mose la Soprintendenza veneziana, per non parlare dei rappresentanti dei ministeri e della Regione.

«L'unico aspetto positivo - ha sottolineato il sindaco - è che l'Ufficio sarà un momento di trasparenza nelle procedure, e proprio per questo il Comune dovrà creare al suo interno una struttura tecnica in grado di interloquire a tutti i livelli». Una sorta di "Contro Ufficio di Piano", ha spiegato Costa, che avrà il compito di predisporre una sorta di "interpretazione autentica" degli 11 punti e costringere il Comitatone a fare i conti su ciò che davvero il Comune vuole.

Sulla presenza nell'Ufficio di Piano, quale rappresentante del Comune, di Ignazio Musu, già tra i saggi internazionali, già consigliere comunale dimessosi in polemica con gli 11 punti, in maggioranza non ci sono stati bracci di ferro. «Non c'è nessun caso Musu - ha almeno detto Costa -. La nomina è avvenuta in base ad accordi tra più enti, e anzi credo che la presenza di Musu sarà assai utile in un organismo così sbilanciato».Nè vi saranno diffide verso il Magistrato alle Acque e il Consorzio a tener le bocce ferme in attesa del Comitatone e della sentenza del Tar sui ricorsi contro il Mose. Pareva che i Ds le pretendessero, «ma nessuno ne ha parlato», ha ricordato Costa. «È ben vero - ha però spiegato l'assessore alla Legge speciale, Giampaolo Sprocati - che se Magistrato & Consorzio avvieranno contratti o opere dimostreranno di non voler ottemperare agli 11 punti, e allora il Comune trarrà le sue conseguenze».

Alberto Vitucci

«Sospendere l’iter del Mose»



La maggioranza propone un Ufficio di Piano «alternativo»

VENEZIA. Un Ufficio di Piano «alternativo» e la richiesta al Comitatone di sospendere l’iter del progetto Mose in attesa dei risultati delle sperimentazioni. E’ questo l’esito della riunione dei capigruppo di maggioranza con il sindaco Paolo Costa sull’emergenza salvaguardia.

Una riunione convulsa, con qualche momento di tensione e urla tra il capogruppo di Rifondazione Pietrangelo Pettenò e il sindaco Costa. «Ci hanno preso in giro per un anno», gridava Pettenò, «i nostri 11 punti non li hanno mai considerati, invece sono andati avanti con il Mose a tutta forza, incassando il sì del Comune. Abbiamo di fronte gente che bara, non ci possiamo più fidare». Se il Comune non prenderà una posizione chiara entro febbraio, annuncia Pettenò, Rifondazione non voterà il bilancio e uscirà dalla giunta. «Non ci stiamo a fare la foglia di fico di scelte che non condividiamo», dice.

Un anno dopo, Rifondazione ammette dunque di essersi sbagliata. Era partita proprio dall’assessore all’Ambiente Paolo Cacciari l’idea di «mischiare le carte della salvaguardia», chiedendo di inserire nel progetto «una struttura di accesso permanente» per le navi e altri undici punti come condizione per dire di «sì» al progetto. Ma i punti non sono mai stati accolti. Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio ha nominato l’Ufficio di Piano. Ed è nato un altro putiferio. «Sono tutti tifosi del Mose», avevano protestato Rifondazione, Verdi e Ds. Ieri la maggioranza che governa Ca’ Farsetti ha approvato la proposta di Pettenò, di dar vita a un organismo tecnicio parallelo da affiancare all’Ufficio di Piano. «Mettiamoci dentro D’Alpaos, il rettore di Ca’ Foscari, Umgiesser», dice Pettenò, «studiosi indipendenti che possano dare valutazioni super partes».

Su alcuni dei membri nominati da Berlusconi, secondo il deputato dei Ds Michele Vianello, pende invece il sospetto di conflitto interessi. «Voglio sapere», ha scritto Vianello in una interrogazione al ministro Lunardi, «quanti di quei membri hanno svolto attività di consulenza per il Consorzio Venezia Nuova».

Secondo il Comune l’Ufficio di Piano chiesto da anni come «organismo tecnico di garanzia e indirizzo per gli interventi di salvaguardia» è stata l’ennesima presa in giro. Poco conta che la «terna» proposta dal sindaco Costa in accordo con il sindaco di Chioggia e la Provincia (Ignazio Musu, Maurizio Rispoli e Maurizio Calligaro) sia stata accolta dalla Presidenza del Consiglio. Il problema, hanno detto ieri a una voce i rappresentanti della maggioranza, che il Comune torni a svolgere un ruolo di leader nella salvaguardia, com’era fino a pochi anni fa.

Entro febbraio dunque l Consiglio comunale dovrà approvare un documento da affidare al sindaco Paolo Costa per la prossima riunione del Comitatone. Dove si dovrà richiedere al governo di tener conto delle richieste del Comune (a cominciare dai finanziamenti, dalla sperimentazione per ridurre le acque alte senza Mose) e si esprimerà appoggio al ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste. La crisi politica per il momento è rientrata. Resta i piedi la polemica sul futuro della salvaguardia. E soprattutto, il dibattito su come difendersi dalle acque alte senza ricorrere alle dighe.

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