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Francesco Di Cataldo
Mose e Fondazione Marcianum, un vero sistema di potere
27 Gennaio 2015
MoSE
«Hanno fatto "sparire" i 50 milioni destinati alla difesa della città e della sua laguna, sono gli stessi che amministrano la Fondazione beneficiaria dei finanziamenti. Siamo di fronte ad un vero e proprio sistema di potere, lo stesso che è emerso con la vicenda del Mose».

«Hanno fatto "sparire" i 50 milioni destinati alla difesa della città e della sua laguna, sono gli stessi che amministrano la Fondazione beneficiaria dei finanziamenti. Siamo di fronte ad un vero e proprio sistema di potere, lo stesso che è emerso con la vicenda del Mose». La Nuova Venezia, 26 gennaio 2015 (m.p.r.)

Negli ultimi decenni uno dei problemi principali, per Venezia e la sua i laguna, è stato quello delle esigue risorse messe in campo, dai governi nazionali e dalla Regione, per la sua salvaguardia e per il suo disinquinamento. Lo stesso rilancio di Porto Marghera è stato fortemente condizionato da questo problema. Una delle cause principali di tale esiguità di risorse è stato il Mose che ha funzionato come una idrovora, risucchiando tutti gli stanziamenti della Legge Speciale per Venezia che, come si sa, sono serviti non solo a realizzare un'opera faraonica, costosa, dannosa ed inutile, come appunto quella del Mose, ma anche ad ingrassare politici e imprenditori esperti del malaffare.
Mentre si tagliavano le risorse per la salvaguardia di Venezia e il disinquinamento della laguna, la Regione Veneto nel 2003, guidata dal reo confesso Giancarlo Galan, si è permessa di stornare 50 milioni di euro, dai finanziamenti della Legge Speciale per dirottarli verso la Curia di Venezia, allo scopo di finanziare il mega progetto alla Punta della Salute, voluto dall'allora patriarca Angelo Scola, del polo tecnologico-culturale denominato poi Fondazione Studium Marcianum. Tale progetto prevedeva una scuola media, il liceo classico e la facoltà di teologia di livello nazionale. La struttura comprende inoltre 70 stanze per ospitare "studiosi" e "relatori". La Fondazione ha potuto anche godere dei "finanziamenti" del Consorzio Venezia Nuova (CVN), guidato da Giovanni Mazzacurati, per la modica cifra di 1 milione di euro all'anno.
Dunque, mentre gli amministratori locali (Regione Veneto, Comune e Provincia di Venezia) dichiarano di essere con l'acqua alla gola per il taglio dei trasferimenti dal governo centrale, ci siamo permessi di regalare alla Curia di Venezia, che fino a prova contraria e una struttura privata, 50 milioni di euro dei contribuenti. Paghiamo con i nostri soldi scuole e università private mentre le scuole pubbliche vanno letteralmente a pezzi e molti studenti delle famiglie proletarie e della piccola borghesia non riescono a pagare le altissime rette universitarie. Ma vediamo chi sono i protagonisti di questa sporca vicenda. Per farlo basta leggere i nomi dei componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Studium Marcianum.
Ci sono proprio tutti i personaggi che contano, dell'economia e della politica: Gabriele Galateri di Genola, manager di grido, membro dei CdA di diverse grandi società nonché Presidente di Assicurazioni Generali (all'epoca dei fatti non era Presidente della Fondazione ma membro del CdA); i Presidenti della Regione Veneto, prima Giancarlo Galan che fece approvare al Consiglio regionale la delibera del finanziamento di 50 milioni, ora Luca Zaia che sulla vicenda tace; Marco Agostini, Direttore Generale del Comune di Venezia; Giorgio Orsoni, ex sindaco di Venezia; Angelo Pagan e Dino Pistola-to, rispettivamente Vicario Generale e Vicario Episcopale del Patriarcato di Venezia; il Presidente del CVN, prima Giovanni Mazzacurati ora Marco Fabris; Roberto Zuccato, presidente di Confindustria del Veneto; Romeo Chiarotto, proprietario dell'impresa FIP, associata alla Mantovani coinvolta nell'inchiesta Mose; Carlo Fratta Pasini, presidente del Gruppo Banco Popolare; e altri.
Come si vede, coloro che hanno fatto "sparire" i 50 milioni destinati alla difesa della città e della sua laguna, sono gli stessi che amministrano la Fondazione beneficiaria dei finanziamenti. Non voglio qui entrare nel merito dell'inchiesta giudiziaria in corso su questa vicenda, lasciamo fare ai procuratori Carmine Scazano e Giancarlo Di Maio il loro mestiere. Quello che mi preme evidenziare è il fatto che l'insieme dei soggetti coinvolti dimostra, che non ci troviamo di fronte a qualche farabutto, ma ad un vero e proprio sistema di potere, lo stesso che è emerso con la vicenda del Mose.
La vera battaglia non può limitarsi, dunque, alla semplice ricerca delle irregolarità e degli abusi commessi che dovranno essere perseguiti penalmente. Serve una lotta politica di lunga durata per sradicare alla radice le cause di fondo di questo marciume che è generato da questo sistema capitalistico, con la sua sete di profitto e di facile arricchimento. Sono le stesse cause che hanno prodotto la crisi, che scatenano le guerre, che impoveriscono miliardi di persone nel pianeta mentre pochi si arricchiscono in modo vergognoso, che alimentano l'odio razziale e religioso, che finanziano e usano il terrorismo.
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