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Alberto Vitucci
Mose, confronto a palazzo Chigi
8 Novembre 2006
MoSE
Sembrano finalmente trovare qualche sponda le ragioni degli oppositori al Mostro. Dala Nuova Veneziadell’8 novembre 2006

«Fermare i lavori alle bocche di porto e modificare il progetto Mose, avviando opere sperimentali, graduali e reversibili contro l’acqua alta». Un rapporto durissimo quello inviato ai membri del Comitatone dal ministero per l’Ambiente. Annunciato alla riunione tecnica della settimana scorsa e ora protocollato su carta intestata. Che sarà oggi sul tavolo del preComitatone, convocato nel pomeriggio a palazzo Chigi. Il confronto-scontro prosegue, e oggi a Roma ci sarà la task force di esperti guidata dal sindaco Massimo Cacciari, con l’ingegnere idraulico dell’Università di Padova Luigi D’Alpaos. Nel primo vertice il Comune ha contestato le tesi del Magistrato alle Acque e del Consorzio. E ha proposto modifiche progettuali che ridurrebbero da subito le acque alte di 20 centimetri in attesa di certezze maggiori sull’aumento del livello del mare. Adesso a dar man forte alle tesi del Comune arriva il ministero per l’Ambiente. «Il ministero dell’Ambiente ha competenze di legge dirette sulle opere e sui programmi di salvaguardia», si legge nel rapporto della segreteria tecnica del ministro, «e condivide la proposta del Comune di Venezia di sospendere l’attuazione del progetto Mose e avviare le attività sperimentali». Una parte del rapporto è dedicata alle carenze procedurali e alla mancanza di autorizzazioni dei cantieri aperti alle bocche. La mancanza della Valutazione di impatto ambientale e la mancanza di un progetto esecutivo generale. Carenze gravi, secondo il ministero, perché «i lavori fin qui eseguiti sono stati autorizzati in modo improprio e non rispondente alla normativa vigente. Non basta, perché secondo il ministero esistono anche «difformità urbanistiche e impatti sull’ambiente, oltreché violazioni delle normative europee sulle aree Sic già contestati dall’Unione europea, che ha aperto una procedura di infrazione contro il governo italiano. Il rapporto tecnico punta infine il dito sulle «criticità irrisolte» del progetto Mose. E critica pesantemente il Corila, il Consorzio ricerca laguna «cui è stato affidato il monitoraggio dei lavori alle bocche che non prende in considerazione e non analizza gli aspetti ambientali relativi agli impatti diretti e indiretti, del progetto Mose».

Si annuncia dunque uno scontro piuttosto acceso. perché il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova, con i nuovi consulenti, sono decisi a sostenere le loro tesi. E il Consorzio risponde al sindaco Cacciari, che aveva avvertito: «I veneziani sappiano che il Mose non eliminerà le acque alte, ma solo quelle eccezionali, una o due volte l’anno». «Il Mose è in grado di fermare tutte le acque alte», replica il pool di imoprese, «i 110 centimetri oggi definiti corrispondono alla quota in cui si è deciso di rialzare la città e possono essere modificati in qualsiasi momento». Una tesi però contestata dagli oppositori del Mose. Perché aumentando il numero delle chiusure aumentano anche i problemi ambientali della laguna e i danni all’economia del porto.

Oggi pomeriggio intanto secondo round tecnico nella sala verde di palazzo Chigi. «Potrebbe anche non bastare l’incontro di oggi, vedremo», dice il sindaco Cacciari, «in ogni caso finalmente ci si confronta nel merito». E il Comune annuncia nuovi studi critici e alternativi.

Il confronto «tecnico» voluto da Cacciari, in attesa del Comitatone decisivo che si dovrà svolgere entro novembre, potrebbe però trasformarsi in polemica politica. Alla riunione di oggi ha annunciato la sua presenza anche il presidente della Regione Giancarlo Galan, da sempre convinto sostenitore del progetto del Consorzio Venezia Nuova.

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