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Vanzan. Alda
Mose, Cacciari ora vuole un «controllore»
14 Novembre 2006
MoSE
Il MoSE è invincibile, tanto vale essere informati e osservarlo. Questa la nuova linea del Comune di Venezia? Agitavano spade di legno. Da il Gazzettino del 14 novembre 2006

Non può essere il Magistrato alle acque a controllare i cantieri del Mose, serve un "soggetto terzo". L'Ufficio di piano? Se rivisto e corretto, perché no? «Vediamo, discutiamo insieme», dice Massimo Cacciari. Che sulla salvaguardia di Venezia è già passato alla «fase 2»: visto che sul Mose ha deciso tutto il governo e che la concertazione non c'è stata, che almeno il Comune sia «adeguatamente informato da un organismo veramente terzo di come procedono i lavori».

Occhio: il sindaco non intende lasciar passare l'affronto subito da Palazzo Chigi. L'ha detto prima ai capigruppo di maggioranza, poi in una improvvisata conferenza stampa: «Ho riferito ai capigruppo il lavoro svolto in questi mesi e quant'è avvenuto al tavolo tecnico che si è riunito soltanto due volte. Il rimpianto è che questo confronto molto tecnico e altamente scientifico non sia avvenuto prima e che in tutti questi anni si sia andati in un'unica direzione per un unico progetto». Finché, venerdì scorso, il voto del consiglio dei ministri «ha messo forse troppo frettolosamente conclusione a questo confronto». Un confronto, ribadisce Cacciari, che non era ancora terminato, visto l'ultimo malloppo di carte («una memoria molto articolata») presentato da Ca' Farsetti sulle criticità del Mose e rimasto evidentemente sul tavolo. «Può darsi che questo confronto si tenga nel Comitatone - dice, non troppo convinto, il sindaco - ma comunque non sarebbe un confronto tecnico scientifico». Sta di fatto che la «conclusione» della vicenda registrata con il voto del consiglio dei ministri «non tiene conto dei rilievi e delle indicazioni del consiglio comunale di Venezia» Cacciari prende l'ordine votato a larghissima maggioranza lo scorso 5 giugno ed elenca: la concertazione non c'è stata, la possibilità di verificare soluzioni più semplici e meno onerose era solo iniziata («E dei costi Mose e della sua manutenzione non si è neanche parlato»), le sperimentazioni non ci sono state... Insomma, di quel che chiedeva Ca' Farsetti il governo Prodi non è che abbia dimostrato grande attenzione: «Dovrò ribadire in Comitatone che all'ordine del giorno del consiglio comunale non si è risposto in maniera adeguata». Ridire come? Verbalmente o con un documento? Cacciari glissa: «Valuteremo». Ma la posizione di Venezia la farà mettere ai voti? «Non lo so».

Quel che sa - e dice - è che «se il Comitatone ribadirà la posizione già assunta dal consiglio dei ministri, allora bisognerà avviare la fase 2». Primo punto della fase 2: l'informazione. «Essere adeguati informati - dice Cacciari - da un organismo veramente terzi di come procedono i lavori sia alle bocche di porto sia per quanto riguarda l'aspetto morfologico e il disinquinamento della laguna». Sottolinea: non è solo il Comune ad aver lamentato la carenza di notizie, «anche alcuni ministeri, l'Ambiente ad esempio, hanno denunciato la mancanza di informazioni». Quale potrebbe essere l'organismo terzo, super partes? Cacciari fa un solo nome, quello dell'Ufficio di piano, facendo capire che comunque la sua composizione andrebbe rivista. Dice: «Non è indifferente come si fanno le opere che si decidono di fare, a maggior ragione se i flussi finanziari non sono sufficienti. Io porrò la questione in Comitatone, si vedrà. In Comitatone non c'è solo il Comune, ci sono anche altri soggetti».

Dopodiché - premesso che dell'indagine della magistratura non intende occuparsi, «tanto - gli fa eco Felice Casson - quell'indagine non porterà a nulla») «sottovoce» il sindaco pone un «problemino»: «Ho incontrato il commissario del Piemonte per la Tav, ha detto che gli sembrava del tutto logico far uscire la Tav dalla legge obiettivo, ripetere la valutazione di impatto ambientale, riavviare la concertazione con gli enti locali. Domando: qual è la differenza tra la Tav e il Mose?».

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