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Monticchiello e altrove
29 Ottobre 2006
Toscana
In occasione del convegno a Monticchiello sui Monticchielli, una pagine del Tirreno (29 ottobre 2006) dedicata alla malaurbanistica in Toscana. Ma si parla poco dei rimedi

Scandalo già finito, si ricomincia: via alle 400 case di Donoratico

CASTAGNETO. Ha sudato freddo Fabio Tinti, sindaco diessino di Castagneto, ma alla fine ha incassato gli okay decisivi: prima quello della Regione col via libera della commissione territorio e ambiente presieduta da Erasmo D’Angelis, poi venerdì scorso quello della Provincia (15 voti favorevoli, 9 contrari, un astenuto) quando si è ratificato, in un’aula incandescente, l’accordo di pianificazione.

Ma sulle 417 seconde case di Marina di Castagneto elevate su 115mila metri quadrati a poche centinaia di metri dalla suggestiva pineta dei vip si è consumata una battaglia politica senza precedenti. Con la destra infuriata («Monticchiello non ha insegnato nulla» ha tuonato la Casa delle Libertà da Firenze), gli ambientalisti allibiti, Rifondazione sul piede di guerra e più di un mal di pancia forte anche in seno alla Quercia.

Ora, su una vicenda che ha arrovellato l’estate degli amministratori di quello che fino a poco tempo fa era ritenuto un Comune-modello (dove comunisti e popolari andavano d’amore e d’accordo), si è scritta la parola fine. Gli alloggi (tipologia 50 mq) delle lottizzazioni Olmaia, Stella 1 e Stella 2 si faranno, seppur da Firenze arrivino raccomandazioni sull’impatto dell’intervento, sulla risorsa idrica e la necessità di azioni di risparmio energetico.

L’incognita acqua e fognature è quella che pesa di più sulla più grande operazione edilizia a Donoratico negli ultimi dieci anni. E non lo dicono solo Verdi e Legambiente. Già l’Asa Spa, l’azienda che gestisce la rete idrica nei comuni dell’Ato 5, nell’iter autorizzativo aveva condizionato l’esito della lottizzazione alla realizzazione di almeno 3 nuovi pozzi. Compito non facile in un territorio a vocazione agricola dove ci si scontra con la massiccia presenza di nitrati nei terreni.

Oggi il nuovo piano strutturale recepisce il problema: si calcola nel periodo di punta un consumo di 85,1 litri al secondo di fronte ad una disponibilità di 87. Ma il piano di ambito prevede un fabbisogno di qualità di 103 litri in vista proprio delle nuove costruzioni. Poi c’è la grana di un depuratore tarato per 50mila persone che rischia il collasso se nuovo cemento, e nuovi residenti, appesantiranno il fragile equilibrio di un ecosistema a rischio.

Fabio Tinti non ha mai nascosto che il via libera alla megalottizzazione di Marina sia il frutto di «una scelta sofferta». Ma ha difeso fino in fondo il lavoro della sua giunta e dei precedenti amministratori. Forte di aver imposto - ricorda - l’obbligo ai lottizzanti di mettere in sicurezza il fosso dei Molini, che corre a fianco dei nuovi alloggi, azzerando così i limiti di un’area soggetta alla legge Sarno. E forte della convenzione che verrà sottoscritta coi costruttori e che prevede la destinazione a Palazzo civico di 9 appartamenti per fronteggiare le nuove emergenze abitative.

Poco, però, per placare l’ondata di polemiche che ha visto tra i contestatori anche il vulcanico conte Gaddo Della Gherardesca il quale, dopo la crociata ambientalista contro l’autostrada Tirrenica, non ha risparmiato nuove accuse.

Tinti &c hanno sempre replicato punto su punto alle critiche, forti del sostegno che gli assessori Conti e Bartoli hanno sempre garantito. Ma proprio Regione e Provincia - insieme col Comune di Castagneto - sono finite nel tritacarne delle opposizioni che le hanno accusato di aver firmato l’accordo di pianificazione perché a suo tempo Castagneto è stato inadempiente col piano strutturale. Ed oggi c’è chi fa notare che lo stesso accordo è in contrasto col Ptc (piano di coordinamento) della Provincia di Livorno e pertanto deve saltare.

«E’ in ballo un investimento da un centinaio di milioni di euro, cifre che possono anche far pensare male», ha detto venerdì scorso il capogruppo provinciale di An Benito Gragnoli, attirandosi la replica stizzita del segretario diessino Marco Ruggeri: «O si hanno le prove e in quel caso si va dalla magistratura, oppure si tace». Una querelle che ben segnala la tensione sulla questione. «Siamo figli di quella sinistra - scriveva il 6 settembre il sindaco Tinti - che negli anni ’70 impediva scellerati interventi edilizi nella pineta pensati da pochi fortunati a discapito di molti. E così continueremo».

Sarà. Ma intanto i 417 alloggi per vacanzieri non hanno più ostacoli.

A Montescudaio, invece, disco rosso

MONTESCUDAIO. E’ un vero e proprio braccio di ferro fra la Regione e il sindaco di Montescudaio quello sulla variante urbanistica dell’area Peep che prevede 57 alloggi pubblici e 22 privati sulle colline del Comune pisano: questi ultimi, con quelli previsti in pianura al Fiorino, arriveranno dunque a 37.

I primi a muoversi sono stati Verdi e Rifondazione che hanno duramente attaccato la variante che avrebbe di fatto nascosto «scambi fra privati e amministrazione, licenze a costruire in ambiti finora intoccabili». Di più: una variante che snaturava il piano strutturale, secondo gli ambientalisti.

Poi, a Montescudaio, è arrivato il disco rosso dell’assessore regionale Conti che dopo il rovente dibattito sul caso Monticchiello ha chiesto la sospensione della variante in attesa che sulla stessa si pronunci una conferenza paritetica interistituzionale. Conti, il 20 settembre scorso, non ha risparmiato critiche a Pellegrini sottolineando come fosse «venuta meno la leale collaborazione fra gli enti». Il sindaco ha ribattuto: «Tecnicamente la variante non può in alcun mondo essere sospesa». E nel nome delle case popolari da dare a 46 famiglie montescudaine, continua la sua battaglia per l’area Peep. (a.r.)

Ecomostruosi, ma non troppo

MONTICCHIELLO. Francesco Rutelli, ministro dei Beni culturali, lancia l’allarme: «La Toscana è una delle regioni più belle e tutelate del mondo. Però bisogna prestare più attenzione al paesaggio. Per evitare altre Monticchiello».

Lo dice a fari spenti, fuori dalla sala del Granaio, dove ieri si è svolto, sotto la regia di Alberto Asor Rosa - il grande accusatore dell’insediamento in costruzione (96 appartamenti) nell’antico borgo di Monticchiello (appena 300 anime) - il raduno delle associazioni ambientaliste e dei Comuni in guerra contro gli ecomostri. Sfilano tutte le bruttezze della Toscana e d’Italia, qui nella sala affollata di Monticchiello.

Ecomostri in Toscana. C’è Ornella De Zordo, capogruppo della lista dei «professori» di Firenze (Paul Ginsborg e compagni) che se la prende contro l’ecomostro dell’insediamento Fondiaria-Sai di Salvatore Ligresti, che dovrebbe sorgere nella piana fiorentina (1 milione e 400mila metri cubi di cemento), con la benedizione politica di Regione e palazzo Vecchio. C’è chi diffonde un voluminoso dossier rosso contro il progetto di realizzazione del porto di Marina di Pisa. C’è il comitato di Fiesole che si batte per impedire la costruzione di 29 appartamenti in un’area pregiata: «Rutelli, vieni a vedere anche lo scempio di Fiesole...», gridano gli attivisti fiesolani, durante l’intervento del ministro. «Verrò, verrò...», assicura Rutelli. C’è il comitato contro il progetto di un campo da golf a Bagnaia. Ci sono quelli che illustrano con tanto di diapositive lo scempio di Magliano. C’è Italia Nostra di Lucca che diffonde un dossier sulle presunte speculazioni edilizie lucchesi. Poi gli ambientalisti di Carrara, di Massa, i Verdi che diffondono un dossier intitolato «Ecomostri e scempi urbanistici in Toscana. Viaggio nella Toscana infelix, paradiso insidiato dal cemento»...

Conti abbraccia la Biagi. E l’elenco continua, mentre Riccardo Conti, assessore ai trasporti e all’urbanistica della Regione, ascolta, ma non applaude. Si sbraccia solo due volte. Quando parlano il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta e il sindaco di Capalbio Lucia Biagi. Il primo assolve la Toscana: «Ci troviamo in una Regione dove il valore sociale del paesaggio è molto sentito. Ciò non toglie che anche qui ci siano dei problemi, ma sarebbe un errore fare paragoni con altre regioni».

Il sindaco di Capalbio racconta invece di avere ereditato un Prg che è «un mostro». Colpa della Regione, che lo approvò nel 1999. «Ma io non mi arrendo. Sto cercando di non approvare alcuni interventi che non sono sostenibili con l’ambiente. Grazie anche alla nuova legge della Regione. Che si è schierata al mio fianco», racconta la Biagi. Conti si alza e dalla presidenza va ad abbracciare il sindaco di Capalbio. «Esempio felice di collaborazione tra Regione e Comuni. Capalbio è l’esempio di come insieme possiamo condurre una battaglia vincente contro i cosidetti ecomostri», spiega l’assessore.

Toscana in bilico. Sì, la Toscana è in bilico, aggiunge Conti. «Però da noi si parla di Monticchiello perché la regione è tutelata bene», osserva. I numeri, presentati da Vittorio Emiliani, presidente del comitato per la Bellezza, almeno in parte gli danno ragione. I permessi di costruzione galoppano, specie in Veneto, Emilia e Lombardia. La Toscana si pone a metà classifica: 41mila nuove stanze - nel 2002 - contro le oltre 800mila nazionali. «In Toscana l’erosione di suoli liberi è minore e però a livelli allarmanti», accusa Emiliani.

A chi il controllo? Molto rivolto alle situazioni «in cui i buoi sono scappati dalle stalle», il convegno non ha saputo dare una risposta univoca su come evitare in futuro nuove Monticchiello. In breve: a chi spetta l’ultima parola per la costruzione di un insediamento edilizio.

Due i «partiti» che si sono confrontati e scontrati. Da un lato, il partito dei Comuni, che difende - sindaco di Capalbio in testa - i controlli comunali, dal basso. Dall’altro, il partito del ritorno delle competenze di controllo alla Regione e allo Stato.

Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, propone una legge per il governo territorio. Mentre Conti punta sul Pit, il piano integrato del territorio, che la Regione approverà nei prossimi mesi. E su un’accordo tra Rutelli e la Toscana per inserire il codice del paesaggio dentro il Pit.

Rutelli soft: limitiamo i danni

C’è chi propone di abbattere l’insediamento residenziale di Monticchiello, 96 appartamenti, in costruzione tra le colline della Valdorcia, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, ma il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha gelato gli entusiasmi degli ambientalisti. «La demolizione - ha detto - credo sia giuridicamente non fattibile». Anche perché l’impresa costruttrice, “Iniziative toscane”, chiederebbe al Comune di Pienza dove si trova il borgo di Monticchiello danni milionari, in caso di revoca della licenza a costruire. L’impresa romana ha già mostrato i muscoli citando per danni - un milione di euro - Legambiente, Espresso, Repubblica e Alberto Asor Rosa per aver definito un ecomostro l’insediamento di Monticchiello.

Dunque niente abbattimento, ma intervento soft, quello proposto da Rutelli. Scandito in tre aspetti: verifica tra il progetto approvato dal Comune e la realizzazione dell’insediamento; studio di interventi che ne abbelliscano il profilo estetico; auspicio infine che non siano realizzate le ultime villette, il lotto finale (circa 4 strutture), i cui lavori sono stati sospesi dalla società edile.

La posizione del ministro non ha trovato d’accordo tutti gli ambientalisti. Il presidente di Italia Nostra Carlo Ripa di Meana è stato il più duro. «C’è una grande distanza tra noi e il ministro. La sua posizione è di composizione bonaria della vertenza. Per noi questo è inaccettabile. Siamo pronti a fare ricorso alle vie penali». In disaccordo anche il leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani: «Dall’assessore regionale Conti e dal ministro Rutelli abbiamo ascoltato due interventi che sono vuoto pneumatico e dimostrano un’impotenza assoluta. Quando invece entrambi sanno bene di avere strumenti per risolvere il problema». (m.l.)

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