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Pierluigi Sullo
Monti dice no, Ciaccia dice sì
16 Febbraio 2012
Articoli del 2012
Ancora una richiesta di coerenza al governo dei tecnici, a proposito del giusto no alleOlimpiadi a Roma. Il manifesto, 16 febbraio 2012

In conclusione del suo commento al no del governo alle Olimpiadi di Roma, Paolo Berdini, sul manifesto di ieri, ricorda opportunamente che - se tanto mi dà tanto - lo stesso criterio di prudenza finanziaria dovrebbe essere applicato a grandi opere come il Mose di Venezia o la Tav in Val di Susa (e a Firenze, ecc.). Eppure, due settimane fa il viceministro alle infrastrutture Ciaccia, già a capo della società di Banca Intesa che trafficava sulle infrastrutture, vice di Corrado Passera allora e oggi, ha firmato con il ministro dei trasporti francese, Thiérry Mariani, un accordo che darebbe definitivamente il via alla costruzione della Torino-Lione. Questo accordo, datato 30 gennaio, era rimasto più o meno segreto.

Come scrive il Movimento No Tav in un suo comunicato, ogni tentativo di vederlo (e i valsusini sono assai tenaci), era stato frustrato dal ministero: «Non sappiamo dove sia stato archiviato», era stata la risposta. Ma il diavolo fa le pentole e dimentica i coperchi, per cui i No Tav sono venuti in possesso del documento. «Si tratta - scrivono i valsusini - di un testo di 24 pagine e 28 articoliredatto allo scopo di convincere la Commissione europea che Italia e Francia sono d'accordo a realizzare la nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Ricordiamo che tale accordo dovrà prima di tutto essere ratificato dai rispettivi parlamenti nazionali.

Secondo le aspettative dei due Stati membri, l'Europa dovrà sborsare il 40 per cento di un'opera che costerebbe 8,5 miliardi (ma per la Francia la stessa opera costerebbe 8,2 miliardi)». In sostanza, il governo italiano cerca di mettere le cose in modo tale che i 4,92 miliardi previsti dal lato italiano (ma come documenta Ivan Cicconi da anni i costi iniziali crescono poi in modo esponenziale) divengano 2,7 (secondo i francesi più di 3).

Ma il problema è che, dice sempre il testo dei No Tav, non solo i ritardi sono ormai enormi, il rapporto costi-benefici (cui Monti dovrebbe essere sensibile) lontanissimo dall'essere convincente, ma in più «il processo di co-decisione in corso a Bruxelles tra la Commissione europea e il Parlamento europeo per l'approvazione di un nuovo regolamento relativo ai finanziamenti a fondo perduto dei progetti Ten-T terminerà - se non vi saranno ritardi - non prima dell'inizio del 2013, per entrare in vigore nel 2014». L'accordo italo-francese al contrario annuncia «già alla fine dell'anno» l'apertura dei cantieri per il "mega-tunnel". Senza alcuna garanzia che l'Europa versi quel 40 per cento.

Con il no alle Olimpiadi di Roma siamo arrivati all'osso della questione. Negli ultimi decenni l'economia italiana è stata drogata con grandi opere, con "emergenze" alla Bertolaso e con grandi eventi con le Olimpiadi invernali di Torino. Il debito pubblico si spiega così: per la sola Tav sono stati spesi in un ventennio 100 mila miliardi di euro. Denaro pubblico e profitti privati. Ricavati con mezzi alla «shock economy», come dice Naomi Klein. Ma se Monti ammette che le Olimpiadi romane sono un costo eccessivo, perché non dovrebbe dire lo stesso per la Tav in Val di Susa? Come potrà continuare a sostenere che il problema sono le pensioni e l'articolo 18?

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