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Mariagrazia Gerina
Mondiali di nuoto: la corsa dei privati
30 Ottobre 2007
Roma
Come al solito evento fa rima con cemento. Le opere in costruzione per la manifestazione romana del 2009. E qualche polemica. Da l’Unità, ed. Roma, 30 ottobre 2007 (m.p.g.)

In principio c’era la «Città dello Sport», progettata dall’architetto Santiago Calatrava su un’area dell’università di Tor Vergata e da costruire in gran fretta, con i soldi (250 milioni di euro) della legge per Roma capitale, in tempo per i Mondiali del Nuoto: 18 luglio-2 agosto 2009. I lavori marciano, ma, comunque vada, la creatura acquatica per quella data potrà essere pronta solo in parte - ormai questo è assodato - e il grande evento ha già da tempo cominciato a migrare (anche) altrove.IL VECCHIO Foro Italico, che sarà rimesso a nuovo con i soldi del Coni ospiterà il grosso delle gare. Il Piano delle opere prevede la ristrutturazione e la copertura dello Stadio Centrale del Tennis. Ma non è solo lì che si concentra l’attenzione degli organiz-

zatori. La presidenza del Consiglio nell’ottobre del 2005 ha dichiarato i Mondiali del Nuoto «Grande evento» e con questo ha creato una corsia preferenziale per la realizzazione tutto ciò che servirà ad ospitarlo. Piscine, impianti, foresterie. Una macchina piuttosto potente, che la presidenza del Consiglio ha messo in mano a Giovannino Malagò, presidente del Comitato organizzatore, abituato a trattare con la Ferrari, al presidente della Federazione italiana nuoto, Paolo Barelli, già senatore di Fi, e al Commissario delegato Angelo Balducci. Con licenza di realizzare nella capitale (e a Frosinone, Tivoli, Anguillara, Monterotondo) una serie cospicua di nuove opere natatorie.

Oltre a Tor Vergata, altri lavori per realizzare 3 impianti con annesse strutture ricettive, finanziati in questo caso dalla Federazione italiana nuoto, dovrebbero cominciare entro la fine dell’anno: così è stato stabilito alcuni giorni fa, durante l’ultima riunione tecnica. A Valico San Paolo, il progetto si fonde con quello del campus universitario di Roma Tre e prevede una piscina coperta, una scoperta da 50 metri e una foresteria con sala convegni. Un secondo polo, a Pietralata, secondo lo stesso schema impianti-campus universitario, in questo caso della Sapienza, comprende due piscine, una coperta e l’altra scoperta da 50 metri, palestre, foresteria, etc.. Infine a Ostia, dovrebbe sorgere un terzo polo. Anche in questo caso non sono mancati i problemi. Per i primi due impianti le gare d’appalto (con base d’asta rispettivamente di 12 e 11 milioni circa) sono state bandite all’inizio di agosto e il termine, spostato di 30 giorni per dare il tempo ai partecipanti di ricevere tutti i chiarimenti necessari, è scaduto il 24 ottobre. A breve (forse già oggi) si dovrebbero conoscere i nomi di queste e delle altre due gare bandite per i lavori di ristrutturazione del Foro Italico (base d’asta circa 23 milioni) e per la realizzazione del Museo dello Sport (20milioni). Per il polo di Ostia c’è stata qualche complicazione in più. L’impianto doveva sorgere vicino al PalaFijlkam: un’area definita con dovizia di particolari nella delibera del 25 luglio 2007, che dava il via anche alle procedure d’esproprio per la parte privata. Progetto preliminare affidato dalla Fin all’ingegner Renato Papagni. Un nome che conta ad Ostia e che - contesta un’interrogazione parlamentare del Verde Bulgarelli -, accentra già in sé parecchie funzioni: «presidente del Consorzio turistico Litorale romano, presidente di Assobalneari, membro della Commissione Impianti della Fin». I Verdi hanno alzato le barricate e l’impianto con l’annessa foresteria, 100 metri per quattro piani, destinata agli atleti non si farà più lì. Dove, quindi? La nuova area, non lontana da quella originaria e messa a disposizione dal Comune, è già stata individuata. Mercoledì l’assessore all’urbanistica Roberto Morassut porterà in giunta la delibera con la modifica che comunicherà poi al Commissario delegato, come prevede la procedura abbreviata autorizzata dalla Presidenza del Consiglio.

Ma c’è ancora un’altra partita, apparentemente più piccola, in realtà la più interessante dal punto di vista dei privati, a cui è stata data la possibilità di concorrere, presentando progetti per ampliare «strutture sportive esistenti funzionali alla celebrazione del “Grande Evento”», così recita la delibera 85 approvata in Consiglio comunale il 21 maggio 2007. Da allora sono state avanzate 28 proposte. Si va dallo storico «Circolo Tevere Remo» a «Cristo Re». Dall’azienda produttrice di latte «Agricola Salone» a «SS. Lazio Nuoto». In almeno due casi, i progetti presentati ricadono all’interno di un parco: una piscina che un Circolo sportivo vorrebbe realizzare all’interno del parco Decima Malafede con annessa foresteria e un altro impianto che una struttura alberghiera vorrebbe costruire all’interno della Valle dei Casali. Nel primo caso, il via libera è arrivato prima che si insediasse la nuova presidenza direttamente dal commissario del parco. Nel secondo caso, invece, la questione è stata analizzata dal Consiglio di Roma Natura, che ha approvato la deroga. Voto favorevole degli altri consiglieri, voto contrario di Mauro Veronesi. Scorrendo il verbale della riunione, le sue obiezioni si possono sintetizzare così: se nel nuovo prg sono previsti 700 ettari per impianti sportivi perché realizzare le piscine nelle aree protette? E poi perché devono «ricadere» sui parchi gli «errori di programmazione» compiuti sulla Città dello Sport? Infine, una preoccupazione anche di altri consiglieri riguarda l’uso pubblico della piscina: che in futuro non «debba servire all’albergo». Non tutti i progetti avranno seguito. E finora solo per 12 si è conclusa la conferenza dei servizi. Sempre mercoledì l’assessore all’urbanistica indicherà alla giunta un numero ristretto a 5-6 di impianti che si possono considerare idonei.

Storia a parte quella delle proposte presentate dal Circolo Canottieri Aniene, presieduto dallo stesso presidente del Comitato promotore dei Mondiali, Giovanni Malagò. Un primo progetto, per la costruzione di una piscina olimpionica a 50 metri dal Tevere, è trapelato e naufragato in seguito a feroci scontri nati all’interno del Circolo (con tanto di provvedimenti disciplinari e ricorsi vinti dai soci “dissidenti”) e a un esposto dettagliato presentato da Legambiente. Un nuovo progetto ha però soppianto il primo, trovando spazio – secondo quanto previsto dalla deliberazione di giunta del 18 luglio 2007 - vicino alla Moschea. L’area (ex “Palaparioli”, un po’ lontanuccia dal Circolo) ce la mette (in parte) il Comune. Mentre la «pubblica utilità» dell’opera - necessaria a procedere con i lavori - è stata certificata, a stretto giro, dal Commissario delegato del «Grande evento», Angelo Balducci. Perplessità, oltre che dai soci del Circolo poco propensi a mettere mano al portafogli, vengono dai residenti che - spiega il presidente del Comitato Parioli, l’ingegner Fraddosio - avrebbero voluto vedere «altrettanta sollecitudine per la realizzazione del parcheggio di scambio atteso da anni».

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