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James G. Ballard
Metro Center
21 Aprile 2009
Non-luoghi, abitati da una non-umanità di plastica: breve estratto da un testo recente per ricordare lo scomparso James Ballard e la sua poetica di critica sociale, nei deserti metropolitani che continuiamo a riprodurre (f.b.)

[da Regno a venire (Kingdom Come), Feltrinelli 2006

Come tutti i grandi centri commerciali, il Metro-Centre soffocava l'inquietudine, neutralizzava la minaccia che esso stesso rap presentava e aveva un effetto calmante sulle persone sospettose. Stavo sotto il sole, a una cinquantina di metri dall'ingresso sud, e guardavo i clienti che attraversavano l'ampio slargo che circonda va l' edificio, una vasta piazza a forma di anello. Stavano per entra re in un posto la cui luce li avrebbe avvolti in un calore ancora più salutare di quello del sole. Entrando in quegli enormi luoghi di culto, tornavamo indietro nel tempo, diventavamo come bambini che vanno per la prima volta a casa di un nuovo compagno di scuola, una casa che inizialmente sembrava proibita. Ben presto, però, avremmo visto una madre sconosciuta ma sorridente che avrebbe messo a suo agio anche il bambino più nervoso, con la promessa di dolci e caramelle elargiti nel corso di tutta la visita.

In modo molto sottile, tutti i centri commerciali ci rendono bambini, ma il Metro Centre sembrava incoraggiarci a crescere un po'. All'ingresso c'erano agenti in divisa che controllavano borse e borsellini, come reazione alla tragedia nella quale aveva perso la vita mio padre. Un'anziana coppia di asiatici si avvicinò all'entrata e fu subito circondata da volontari con le magliette con la croce di san Giorgio. Nessuno diceva nulla ai due, ma la gente li guardava e li prendeva a spallate, tanto che dovette intervenire un uomo del la sicurezza del Metro Centre.

Tom Carradine, il responsabile per le relazioni col pubblico che si era presentato tutto sorridente al funerale, mi aveva dato appuntamento al banco delle informazioni. Coordinava la squadra che offriva assistenza alle persone ferite e ai parenti di coloro che erano morti nell'attentato. Tramite corriere mi era stata recapitata un'elegante cartellina contenente un programma stampato che sembrava un prospetto di emissione di obbligazioni in cui erano elencati tutti gli sconti e le riduzioni di cui potevo godere nei vari negozi del Metro Centre, in ordine decrescente di entità. Tutto sembrava voler comunicare che morire in un attacco terroristico fosse la cosa più remunerativa al mondo.

Al mio ritorno a Londra avevo fatto fatica ad addormentarmi nel mio appartamento di Chelsea, ed ero stato svegliato da una telefonata molto mattiniera di Tom Carradine. Era stato disponi bile e comprensivo, pronto a dirmi tutto quello che sapeva sulle circostanze della morte di mio padre. Anzi, forse mi era sembrato un po' troppo entusiasta, mi aveva parlato di angolazioni balistiche e velocità della pallottola come se stesse descrivendo un videogioco che non funzionava bene. Mi aveva detto che l'incontro con i magistrati era stato rimandato al giorno successivo, a causa della gravità delle ferite riportate da Christie in seguito all'arresto, non che per motivi di sicurezza dopo la sommossa alla centrale di polizia.

[…] Con il sole alle mie spalle entrai nel Metro Centre dall'ingresso sud. Davanti a me una città su diversi livelli, con strade sopraelevate raggiunte da scale mobili e ascensori chiusi. Un ruscelletto di acqua gassata correva lungo il margine esterno nell'atrio, e passava vivace sotto piccoli ponti che portavano a piccoli giardini al l'inglese, tanti piccoli eden che promettevano un'esperienza molto più gratificante della conoscenza di sé o della vita eterna. Persone in divisa controllavano l'intera struttura, e c'erano impiegati che avevano il compito di reclutare volontari per il servizio di sicurezza.

Quando passai davanti al banco delle informazioni, uno della sicurezza mi offrì un opuscolo che chiedeva a ogni cliente di prestare occhi e orecchie al centro commerciale. C'erano due signori di mezza età, tre segretarie in pausa pranzo e diversi ragazzi con cappellini da baseball che firmavano i moduli e ottenevano in cambio una spilletta da appuntare al bavero della giacca. La musica di sottofondo rimarcava che lì dentro regnava un tipo di sicurezza da aeroporto.

Rimasi stupito nel notare come nessuno si sentisse intimorito da quelle guardie in divisa e dai loro ausiliari volontari. La musica dal ritmo marziale si diffondeva a tutto volume nell'ambiente, la gente raddrizzava la schiena e affrettava il passo, come i londinesi durante il Blitzkrieg. Davanti a me c'era una coppia sposata con un bimbo nel passeggino. senza rendermene conto mi sorpresi a camminare al loro passo.

Interruppi il ritmo delle mie falcate, mi fermai vicino a uno dei vari ponti e vidi che la vernice bianca del parapetto stava cominciando a venir via. Il fiumiciattolo che scorreva tra le rocce artificiali aveva perso la sua direzione. Mulinelli di schiuma giravano senza senso, nel tentativo di immettersi nuovamente nel flusso. E il pavimento dell'atrio principale, consumato da centinaia di migliaia di tacchi, iniziava a rivelare qualche crepa.

Nonostante quegli infausti segnali, Tom Carradine sfoggiava un ottimismo incoercibile. Poco più che adolescente, sorrideva con fare cordiale e prepotentemente sincero. Aveva il colorito pallidissimo e gli occhi chiari di una persona addetta a reclutare proseliti per una setta religiosa. Quando lo vidi balzare fuori dalla folla per stringermi la mano pensai che forse ero il primo parente di una vittima a visitare il Metro Centre e che lui ormai aveva già deciso di rendere la mia visita il più possibile perfetta.

"Siamo felicissimi di averla qui con noi, signor Pearson." Mi strinse la mano con entusiasmo mostrandomi la sua gratitudine per aver attraversato il deserto con il solo scopo di raggiungere quel l'oasi con l'aria condizionata. "Speriamo che lei torni presto a far ci visita. Qui nel Metro Centre abbiamo tutti una grossa fiducia nel. futuro."

" Anch'io ho fiducia nel futuro, Tom..."

Mi indirizzò verso un tapis roulant poco distante. Quando vi salii sopra senza perdere l'equilibrio lui annuì tutto contento. Salutava amabilmente gli altri clienti battendo le mani al ritmo della musica. A intervalli di quindici secondi esatti si girava a guardarmi con un sorriso enorme stampato in faccia, come una luce di sicurezza che illumina un garage sotterraneo.

"Questa musica mi piace," dissi io. " Anche se forse è un po' troppo marziale. Mi sembra di aver riconosciuto le note di quella canzone di Horst Wessel, o sbaglio?"

"Serve a tenere alto il morale," spiegò Carradine. "Vogliamo che la gente sia allegra. Capisce? ..."

"Sì, capisco. Gli affari hanno cominciato ad andar male... dal giorno della sparatoria?"

Carradine mi guardò accigliato, come se non riuscisse a conce pire l'idea di un calo delle vendite, qualsiasi potesse esserne la causa. " All'inizio, sì, un pochino. Naturalmente era in segno di rispetto. I nostri clienti ci stanno dando un appoggio non indifferente. "

"Sono venuti in massa?"

"Assolutamente. Anzi, credo che quanto è successo ci abbia uniti ancora di più. Immagino che le farà piacere sapere una cosa del genere, signor Pearson. "

Parlava in modo energico, fissandomi senza battere ciglio. Era ovvio che non si fidava di me, soprattutto perche ero figlio di una persona che si era fatta uccidere con la stessa cattiva creanza del membro di una congregazione che muore davanti all'altare maggiore nel bel mezzo della preghiera della sera. La morte era fuori luogo nel Metro Centre: lì il tempo e le stagioni, il passato e il fu turo erano stati aboliti. Probabilmente lui percepiva il mio atteggiamento ostile nei confronti del centro commerciale e mi considerava l'ennesimo snob borghese che odiava il modo in cui spesso i ceti inferiori prendono troppo alla lettera lo sfarzo, la sicurezza di se e il senso dell'opportunità.

Con atteggiamento piuttosto combattivo, attaccò una tiritera da cicerone, descrivendomi le enormi dimensioni del Metro Centre, le migliaia e migliaia di metri quadrati di punti vendita, tre alberghi, sei cinema multisala e quaranta caffè. "Lo sapeva," disse concludendo, "che abbiamo una superficie più grande di quella del l'area commerciale dell'aeroporto di Luton?"

" Accidenti! Però..." indicai i negozi allineati a destra e a sinistra del tapis roulant, pieni di marche famose di gioielli, macchine fotografiche e vari apparecchi elettrici, "...vendete comunque le stesse cose.”

"Ma qui diventano diverse." Gli occhi di Carradine sembrarono accendersi di un improvviso bagliore. "È per questo che i no stri clienti vengono qui.

[…] Sopra la sala dove ci trovavamo, tra il piano terra e il primo pia no spuntava un piccolo piano ammezzato al quale si accedeva salendo la rampa di scale con il corrimano bianco. C'era un punto di osservazione dove la gente poteva fermarsi a riposare e guardare le altre persone sotto di loro. Una parte del piano ammezzato era occupata da una galleria pubblica, piena di diorami di nuovi complessi residenziali e scientifici.

"Mettiamo questo spazio a disposizione dei negozi del centro, " mi spiegò Carradine. "Fa parte del nostro programma di educazione pubblica."

"Cosa che denota una grossa apertura mentale da parte vostra. " Aspettai che Carradine tirasse un profondo respiro. "Ma mi spieghi, dov'era mio padre quando gli hanno sparato?"

Senza dire una parola, Carradine indicò la piccola piattaforma panoramica. Aveva,cominciato a s dare copiosamente, e si era abbottonato la giacca cercando di nascondere la macchia umida sotto la cravatta. Rimase a osservarmi impalato quando salii quella decina di gradini che mi separavano dal piano ammezzato. Poi si girò a guardare gli orsi giganti.

Mi aspettavo quasi di vedere da un momento all’altro il sangue di mio padre su quel pavimento di metallo. Gli ultimi attimi della sua esistenza li aveva trascorsi a riposarsi appoggiato a quella ringhiera, stanco dopo la camminata fino al Metro Centre. L' estintore era a poco più di sei metri. Cercai di immaginare una pallottola che mi perforava il cranio. Seguendo la possibile traiettoria, feci caso a un piccolo solco sul parapetto. La scalinata era stata ritinteggiata. Poggiai l'indice nel solco e sentii gli ultimi battiti della vita di mio padre, un ultimo contatto con un uomo che non avevo mai conosciuto.

"Signor Pearson, si sente bene?" Carradine appariva sollevato ora che il tour era finito. Era chiaro che non aveva mai pensato di doversi cimentare in quel genere di impresa. "Se vogliamo spostarci nel mio ufficio..."

"Sto bene. Lei si è appena guadagnato un drink bello forte. Però prima, se non le dispiace, vorrei andare a dare un'occhiata lì, dov'è l'estintore."

"Signor Pearson, non credo che sia una buona idea. Potrebbe trovarlo un po'..."

Lo presi per un gomito e lo girai in direzione degli orsacchiotti. Un tecnico faceva dei lavori sul pannello dei comandi all'interno del piedistallo. Mamma orsa fece uno scatto, come per evitare un'altra pallottola vagante. lo dissi: "Ho bisogno di farmi un quadro generale della situazione. Mio padre è morto nel vostro negozio, Tom. Lo dovete a me e agli orsi".

Stavamo nello stretto vano dietro la macchinetta antincendio, accanto alla pompa ad alta pressione e alla bombola del gas. La macchinetta antincendio serviva per sparare schiuma in direzione delle passerelle e per spegnere qualsiasi frammento infuocato che cadesse dal tetto. Mi affacciai alla porta aperta e vidi il punto d'osservazione, il piano ammezzato e tutta la sala sottostante.

[…] Guardai verso il piano ammezzato, chiedendomi che cosa avesse spinto mio padre ad andare a guardare la pubblicità di una ditta edile. Al di là dello spazio espositivo, separato da ringhiere di cromo e da un ingresso di sicurezza c'era un piccolo studio televisivo. C'era anche un salottino con dei divani di pelle nera e alcune telecamere e strumenti di illuminazione raggruppati attorno a un tavolino e alle panchette per gli ospiti.

"E un programma dedicato ai consumatori," mi spiegò Carradine. "Sta avendo un grandissimo successo. I clienti in pratica vanno a parlare delle loro esperienze di shopping. Il Metro Centre ha un suo canale via cavo. Alcune sere superiamo gli ascolti di Bbc 2."

"La gente va a casa e guarda programmi in cui si parla di shopping?"

"Non si tratta soltanto di shopping, signor Pearson. Si parla di salute, di vita di tutti i giorni, sport, attualità, problemi locali importanti, come quello degli immigrati..."

Nella sala di controllo si era acceso un monitor su cui era apparso un volto familiare, con la stessa abbronzatura e lo stesso sor riso amichevole che avevo visto sui maxischermi dello stadio.

La faccia ci seguì per tutto il centro commerciale; quel fascino da lampada abbronzante fuoriusciva dal televisore anche nell'ufficio di Carradine, una stanza senza finestre, sprofondata nei meandri dell'area amministrativa del Metro Centre. Mentre bevevo un doppio espresso, felice di affondare il naso in quel vapore rassicurante, Carradine metteva ordine tra alcune fotografie che aveva preso da uno schedario.

Insieme ai suoi assistenti aveva passato ore e ore a eliminare macchie di sangue e facce atterrite. I fermo immagine delle telecamere di sorveglianza che Carradine mi fece vedere mostravano una ritirata calma ed eroica come quella di Dunkerque, con i clienti più giovani che aiutavano gli anziani, impiegati in divisa che riunivano i bambini con i loro grati genitori. Buste per la spesa abbandona te, generi alimentari sparsi per terra, un bambino di tre anni con la faccia imbrattata di sangue: tutte queste cose erano state cancella te e consegnate all'enorme amnesia che il mondo consumistico riserva al passato. Davanti a un bancone la maggiore occasione di confronto che la razza umana ha con l' esistenza non c' erano ieri, non c' erano corsi e ricorsi storici, ma soltanto un intenso presente commerciale.

Posai le fotografie sulla scrivania di Carradine e mi girai verso il televisore, dove il presentatore abbronzato stava intervistando alcune casalinghe a proposito delle loro esperienze con una nuova lettiera riutilizzabile per gatti. Pensai che quel filmato registrato non stesse andando in onda in quel momento.

"Quell'uomo l'ho già visto," dissi a Carradine. " Anni fa. Recitava in East Enders e The BilI. Di solito faceva parti da pedofilo, o uxoricida... forse per quella sua aria un po' viscida."

"David Cruise. " Pronunciando quel nome Carradine scattò sul l'attenti. "Dirige il canale del Metro Centre. E un uomo molto popolare, piace tanto ai clienti. "

"Ci credo. Ha fatto campagne pubblicitarie anche per noi. Ricordo lo spot di una nuova microvettura, girato per le sale cinematografiche. Lui però era troppo grosso per quella macchina e l'abbiamo dovuto scartare. Ma la dimensione dello schermo tele visivo gli si addice. "

"È in gamba. Siamo contenti di averlo qui. Il presidente di questo distretto elettorale pensa che sarebbe un deputato fantastico."

"Infatti. Il mondo della politica di oggi è fatto apposta per lui. Sorrisi da tutte le parti, musica d'atmosfera, campagne commerciali che si disinteressano della reale utilità di un prodotto. Anche quell'aria viscida. Alla gente piace essere presa in giro. Perché così ricorda che in fondo è tutto soltanto un gioco. Senza offesa..."

[…] Mi voltai e vidi il presentatore che sorrideva e stuzzicava le sue casalinghe. Mi sentivo confuso ma notai comunque che David Cruise preferiva mostrare il profilo sinistro per nascondere la stempiatura incipiente sul lato destro. In modo quasi rassicurante, la sua presenza gentile e accattivante rappresentava l'unica forma di realtà in quel mondo assurdo che la morte di mio padre e il Metro Centre avevano creato.

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