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Jean Gottmann
Megalopoli. Funzioni e relazioni di una pluri-città (1960)
11 Aprile 2004
Megalopoli
Jean Gottmann, Megalopoli. Funzioni e relazioni di una pluri-città, Einaudi, Torino 1970. Titolo originale: Megalopolis. The Urbanized Northeastern Seaboard of the United States, The Twentieth Century Fund, New York 1960. Edizione italiana a cura di Lucio Gambi, traduzione di Irene Magrì Bignardi [estratti a cura di F. Bottini]

La via principale della nazione

La costa nord-orientale degli Stati Uniti è oggi sede di uno sviluppo notevole - una distesa quasi ininterrotta di aree urbane e suburbane dal New Hampshire del Sud alla Virginia del Nord, e dalla costa atlantica alle colline ai piedi degli Appalachi. I processi di urbanizzazione, che hanno profonde radici nel passato americano, hanno operato qui in modo costante, fornendo alla regione sistemi di vita e di utilizzazione del suolo eccezionali. Nessun’altra regione degli Stati Uniti ha una concentrazione di popolazione altrettanto forte, con una densità media cosi alta, e che si estenda su un’area cosi vasta. E nessun’altra regione ha un ruolo paragonabile all’interno della nazione e un’importanza paragonabile nel mondo. Si è sviluppato qui un genere di supremazia, nel campo politico, economico e forse persino nel campo delle attività culturali, raramente raggiunto prima d’ora da un’area di tale ampiezza.



Una regione eccezionale: Megalopoli.

Questa regione ha quindi una eccezionale Il personalità », che per circa tre secoli ha subito mutamenti ed evoluzioni continue, ha determinato continuamente nuovi problemi per i suoi abitanti ed esercitato un’influenza profonda sulla organizzazione generale della società. Le tendenze attuali del suo sviluppo e il grado odierno di affollamento offrono esempio ed insegnamento ad altre aree meno urbanizzate sia in America che altrove, e richiedono una revisione integrale di molti vecchi concetti, quale la distinzione abitualmente accettata tra città e campagna. Ne consegue che ad alcuni vecchi termini vanno attribuiti nuovi significati e che si devono coniare termini nuovi.

Ma per quanto grande sia l’importanza di questa parte degli Stati Uniti e il valore dei processi operanti al suo interno, è però difficile separare quest’area dalle aree circostanti; sia perché i suoi confini tagliano regioni storiche tradizionalmente riconosciute - come il New England e gli stati del Medio Atlantico -, sia perché essa comprende unità politiche diverse, e alcuni stati per intero ed altri solo in parte. Per definire quest’area geografica particolare è dunque necessario un nome speciale.

Questo particolare tipo di regione è nuovo, ma è il risultato di processi di lungo periodo, quali un imponente sviluppo urbanistico, la divisione del lavoro all’interno di una società civilizzata, la valorizzazione qui delle risorse provenienti da molte parti del mondo. Il nome dato a questa regione dovrebbe pertanto essere nuovo come fattura, ma anche richiamarsI a formule di età molto più lontane, in quanto questa regione può considerarsi un simbolo di una lunga tradizione di aspirazioni e di sforzi umani: sforzi e aspirazioni che qui troviamo, in parte almeno, e con certi particolari orientamenti, realizzati. Di qui la scelta del nome “Megalopoli” usato in questo studio.

Circa duemila anni prima che sulle spiagge del fiume James, della baia del Massachusetts e dell’isola di Manhattan sbarcassero i primi pionieri europei, un gruppo di antiche genti, progettando una nuova città-stato nel Peloponneso, in Grecia, la chiamò Megalopoli, poiché per essa sognava un grande futuro e sperava che sarebbe diventata la più grande delle città greche. La loro speranza non si realizzò. Megalopoli compare ancora sulle carte moderne del Peloponneso, ma è solo una cittadina annidata in un piccolo bacino fluviale. Nel corso dei secoli la parola “Megalopoli” è stata usata in molti sensi da varia gente, ed ha perfino trovato posto nel dizionario Webster, che la definisce “una città molto grande”. Il suo uso, tuttavia, non è divenuto tanto comune da non poter venir applicato con un nuovo senso, come toponimo per l’eccezionale gruppo di aree metropolitane della costa nord-orientale degli Stati Uniti. Qui, ammesso che ai nostri tempi ciò sia possibile, il sogno di quei Greci antichi potrebbe essere divenuto entro certi limiti realtà.

Un’area urbanizzata a struttura nebulare.

Percorrendo le autostrade e le linee ferroviarie principali tra Boston e Washington, è difficile perdere di vista aree costruite, zone residenziali ad alta densità o potenti concentrazioni di impianti industriali. Sorvolando questo medesimo percorso, si scopre, d’altra parte, che oltre le fasce di terreno denso di costruzioni che si stendono lungo le principali arterie del traffico, e tra gli agglomerati dei sobborghi che circondano i vecchi centri urbani, rimangono ancora ampie zone coperte di foreste e boscaglie, alternate a qualche appezzamento di terreno amorosamente coltivato. Tuttavia, anche questi spazi verdi, se osservati a distanza ravvicinata, si presentano popolati da una quantità imponente di edifici, per la maggior parte di carattere residenziale - e alcuni pure di carattere industriale - sparsi qua e là. Infatti, molte di queste zone che sembrano rurali in realtà fungono in gran parte da sobborghi, nell’orbita del centro di qualche città. Perfino nelle fattorie, che occupano i più grandi appezzamenti coltivati e che in realtà forniscono notevoli quantità di prodotti, raramente lavora gente la cui sola occupazione e il cui solo reddito sia esclusivamente agricolo.

Quindi non è più possibile applicare qui la vecchia distinzione tra rurale e urbano. Anche un rapido sguardo alla vasta superficie di Megalopoli rivela una rivoluzione nell’utilizzazione del suolo. La maggior parte della gente che vive nelle cosiddette aree rurali, e che viene ancora definita, dai recenti censimenti,”popolazione rurale” ha ben poco, per non dire niente, a che fare con l’agricoltura. Se si prendono in considerazione i suoi interessi e il suo lavoro essa costituisce quella che un tempo era definita “popolazione urbana”, ma il suo modo di vivere e il paesaggio che circonda le sue abitazioni non si adatta al tradizionale significato di urbano.

Dobbiamo perciò abbandonare in questa zona l’idea di città come unità fittamente costruita ed organizzata, in cui la gente, le sue attività e le sue ricchezze sono condensate in un’area molto piccola, chiaramente distinta dai suoi dintorni non urbani. Ogni città di questa regione si stende in lungo e in largo attorno al suo nucleo originario; cresce in mezzo a un miscuglio irregolarmente colloidale di paesaggi rurali e suburbani; si fonde su ampi fronti con altri miscugli, di struttura per qualche verso simile, anche se paesisticamente diversi, che appartengono ai dintorni suburbani di altre città. Si può osservare questa fusione, per esempio, lungo le principali arterie di comunicazione che uniscono New York a Filadelfia. Vi sono qui molte comunità che potrebbero essere classificate come appartenenti a più di un’orbita. È difficile dire se essi siano sobborghi o città “satelliti”, di Filadelfia o di New York, di Newark o New Brunswick o Trenton. Persino queste ultime tre città si sono ridotte sotto molti punti di vista al ruolo di sobborghi di New York, sebbene Trenton appartenga anche all’orbita di Filadelfia.

Le “aree metropolitane standard”, usate per la prima volta dal Bureau of the Census degli Stati Uniti nel 1950, hanno chiarito in parte, ma non del tutto questa situazione confusa. Per esempio, la classica area metropolitana New York-New Jersey nord-orientale taglia dei confini politici, mettendo in luce i rapporti di questa vasta regione con il cuore di New York. Eppure l’applicazione meccanica del, termine “area metropolitana standard” si è risolta nella creazione di aree separate per Trenton - che è strettamente legata sia a New York sia a Filadelfia - e per Bridgeport - che per molti motivi pratici fa parte dell’area di New York. Possiamo rilevare problemi analoghi in altre parti di Megalopoli.

Cosi è stato creato lungo le coste atlantiche nord-orientali un sistema quasi continuo di aree urbane e suburbane che si intersecano in profondità, con una popolazione totale di circa 37 milioni di abitanti nel 1960. Esso scavalca confini di stato, si stende attraverso ampi estuari e golfi e racchiude caratteristiche regionali molto diverse. In effetti, i paesaggi di Megalopoli offrono una tale varietà che l’osservatore medio può nutrire seri dubbi sull’unità della regione. E potrebbe avere l’impressione che i principali nuclei urbani della costa abbiano scarsa affinità tra di loro. Sei delle sue grandi Città sarebbero altrettante metropoli nettamente caratterizzate, se fossero situate altrove. Questa regione ci richiama le parole di Aristotele, che le città come Babilonia hanno “le dimensioni di una nazione piuttosto che di una città”.



Megalopoli: via principale e incrocio della nazione.

Vi sono molte altre grandi aree metropolitane, e perfino raggruppamenti di esse, in varie parti degli Stati Uniti, ma nessuna tuttavia è paragonabile a Megalopoli per quantità e densità di popolazione o importanza e densità di attività, siano queste espresse in termini di trasporti e nodi di comunicazioni, di operosità finanziaria o istituzioni politiche. Megalopoli fornisce a tutta l’ America una tale quantità di servizi essenziali, di quel tipo che ogni comunità trovava di solito nel proprio centro urbanistico, che ben merita la definizione di “via principale della nazione”. E per tre secoli ha sostenuto questa parte, anche se la marcia compiuta dai colonizzatori attraverso il continente si è svolta lungo un asse est-ovest, perpendicolare a questa regione della costa atlantica.

Negli ultimi tempi Megalopoli ha più che mai concentrato in se un gran numero di grandi funzioni, solitamente assolte da una “via principale”: e si ha l’impressione che non sia disposta ancora a ,rinunciarvi. Ne è prova, ad esempio, la presenza determinante del governo federale a Washington, una presenza che influenza molti aspetti della vita nazionale; e poi la concentrazione permanente di operazioni finanziarie ed amministrative a Manhattan; e poi il predominio esercitato da New York sul mercato nazionale dei mezzi di comunicazione di massa, che resiste ad ogni tentativo di concorrenza; e poi l’influenza preminente delle università e dei centri culturali sul pensiero e sulla politica americana. Megalopoli è anche la facciata principale del paese di fronte al resto del mondo. Da essa, come dalla via principale della città, la popolazione locale parte per viaggi lontani, e ad essa giungono gli stranieri in arrivo. Per gli immigranti essa ha sempre rappresentato un porto di sbarco. E proprio come i viaggiatori di passaggio spesso vedono di una città solo qualche edificio della sua via principale, cosi la maggior parte dei viaggiatori stranieri vedono solo una parte di Megalopoli durante il loro soggiorno negli Stati Uniti.

Proprio come la via principale vive per fornire di servizi l’intera città e si arricchisce per merito di essi, più che per delle sue risorse puramente locali, cosi Megalopoli è legata a tutti gli Stati Uniti e alle loro abbondanti e articolate risorse. Nel complesso Megalopoli non è stata eccessivamente favorita dalla natura. Non ha grandi estensioni di terreni ricchi (vi sono dei buoni terreni, ma quelli poveri sono in maggior numero), nessun particolare vantaggio climatico (il suo clima ciclonico è lontano dall’essere ideale) e nessun grande giacimento minerario (sebbene ve ne sia qualcuno). Sotto questo punto di vista non si può paragonarla alle generose vocazioni o capacità naturali del Middle West o del Texas o della California. Ma primeggia per i vantaggi che le derivano dalla sua ubicazione: porti profondi di una costa ove sono avvenuti fenomeni di ingressione marina, e lungo la quale furono presto fondate - nelle insenature - le sue città principali, e poi la sua posizione di anello di congiunzione tra il ricco cuore del continente e il resto del mondo. Con intensa, dura e continuata operosità l’uomo ha messo a frutto al massimo la maggior parte delle virtualità contenute in quella ubicazione: che sono in effetti le risorse più rimarchevoli di un patrimonio naturale altrimenti mediocre. Come risultato, ben presto Megalopoli divenne un centro dinamico di relazioni internazionali, ed ha mantenuto e costantemente accresciuto questo suo ruolo fino ad oggi. È ora il punto di incrocio più attivo della terra, per la gente, per le idee, per le merci, e la sua influenza si stende molto lontano dai confini della nazione, In realtà solo in quanto è stata valorizzata come punto di incrocio questa regione ha potuto raggiungere la sua attuale preminenza economica.

Megalopoli, laboratorio dello sviluppo umano.

La tecnologia moderna e la evoluzione sociale dei nostri tempi forniscono da una parte un crescente sviluppo di attività urbane, e dall’altra sistemi in continuo miglioramento per produrre quantità maggiori di prodotti agricoli con minor manodopera. Queste tendenze, integrandosi accomunandosi e reagendo con i fenomeni di accrescimento demografico, sono quindi destinate ad incanalare un flusso crescente di popolazione verso occupazioni e sistemi di vita di tipo urbano: A mano a mano che questa marea raggiunge un numero sempre più grande di città, queste ultime traboccheranno oltre i loro vecchi confini per espandersi e disseminarsi su tutto il paesaggio, assumendo nuovi aspetti, come quelli che si possono osservare in tutta Megalopoli. Questa regione serve cosi da laboratorio, nel quale possiamo studiare la nuova evoluzione che va rifoggiando sia il senso del nostro vocabolario, sia tutta la struttura materiale del nostro sistema di vita.

La società di domani sarà diversa da quella nella quale siamo cresciuti, soprattutto perché sarà maggiormente urbanizzata. Modi di vita non agricoli saranno seguiti da una quantità sempre più grande di gente, ed occuperanno più spazio che mai, e simili cambiamenti non potranno prodursi senza modificare profondamente anche la vita e la produzione agricola. Le conseguenze dell’evoluzione generale annunciata dall’attuale crescita e complessità di Megalopoli sono cosi grandi che un’analisi dei problemi di questa regione dà spesso la sensazione di essere spettatori del sorgere di una nuova fase della civiltà umana. L ‘autore ha visitato e studiato molte altre parti del mondo, ma non ha mai provato una simile sensazione in nessun altro luogo. Quest’area può davvero essere considerata la culla di un nuovo ordine dell’organizzazione dello spazio abitato. Questo nuovo ordine tuttavia è ancora lontano dall’essere disciplinato; qui, nella sua culla, ogni cosa è in perenne mutamento e conflitto, e questo non semplifica il lavoro di chi ne intraprende l’analisi. Nonostante ciò, uno studio su Megalopoli può gettar luce su processi che sono di grande importanza ed interesse per tutti.

Uno studio di rapporti complessi.

Man mano che procedeva il lavoro di raccolta dei dati e di analisi, diventava evidente che la possibilità di risolvere la maggior parte dei problemi che questo studio di Megalopoli faceva emergere stava nelle interrelazioni tra le forze e i processi operanti all’interno di quest’area piuttosto che nelle tendenze del suo sviluppo o nel miglioramento delle sue tecniche. Cosi la tendenza dell’incremento demografico, facile da misurare e forse da prevedere approssimativamente, aiuta meno a comprendere la natura di quest’area che non le interrelazioni esistenti tra i processi che provocano la crescita della popolazione locale, quelli che attirano un certo tipo di gente a Megalopoli, e quelli che forniscono a questa popolazione in aumento i mezzi per vivere e per lavorare. Molti di questi processi sono statisticamente misurabili e alcuni possono essere rappresentati su una carta geografica, ma il grado in cui ciascuno di essi deriva dagli altri o li determina è una questione molto più sottile, ed è più importante per la comprensione di come si è formata la regione di Megalopoli e di come la sua vita si svolge.

La maggior parte degli studi regionali restano sul terreno sicuro e superficiale delle descrizioni statistiche e delle classificazioni funzionali. Se il mio lavoro avesse seguito questo schema sarebbe stato principalmente dedicato ad una ricapitolazione degli abbondanti dati che si possono ottenere attraverso i censimenti e da altre fonti di informazioni generali sulle svariate caratteristiche di Megalopoli. Una descrizione delle condizioni naturali, come la topografia, il clima, l’idrografia e la vegetazione, avrebbe preceduto un breve profilo storico, per essere poi seguita da trattazioni sulla popolazione, sulle industrie, sul commercio, sui trasporti e le comunicazioni, sul mercato immobiliare, su altre attività e infine dalla descrizione delle città principali e delle caratteristiche generali delle aree “rurali”. Un lavoro del genere avrebbe messo capo alla illustrazione dei problemi attuali, e con l’aggiunta di qualche previsione per il futuro presentata per mezzo di grafici e basata sul presupposto che le tendenze degli ultimi venti-cinquant’anni si manterranno per i prossimi venti.

La pura compilazione di questo panorama potrebbe essere forse di qualche utilità a qualcuno, ma difficilmente ne trarrebbe giovamento chi chiedesse uno studio in profondità, una penetrazione e una comprensione esaurienti dei problemi fondamentali di quest’area. Cercando di scoprire i processi più profondi e il loro intrecciarsi, si può sperare di addivenire a un tipo di conoscenza più essenziale, ed anche di fondare una metodologia di ricerca che potrebbe essere usata - anche se ciò non pare agevole - per lo studio di altra area analoga o proiettata nel futuro con qualche validità. Questa è la ragione per cui il presente lavoro è organizzato secondo uno schema che in un certo senso non è più quello tradizionale ed antiquato dei geografi, essendo il suo fine una discussione più ragionata ed una analisi obiettiva. Fenomeni cosi complessi, come i processi sociali ed economi ci che si stanno svolgendo in Megalopoli, denunciano un intreccio amplissimo di cause e di componenti numerose: e l’autore si è sforzato di cercare nella integralità queste componenti e di esaminarle in ogni loro forma e interrelazione, con quanta maggior dose ha potuto di spirito critico. (estratto da Vol. I, pp. 3-13)

(...)

Novus ordo seclorum

Lo sviluppo di Megalopoli è un fenomeno estremamente complesso. Molti fattori hanno contribuito a realizzare il suo attuale grado di urbanizzazione e la spettacolare concentrazione di gente, di industrie e di ricchezza. La posizione geografica fu certamente un immenso vantaggio nelle prime fasi dello sviluppo della regione; e le istituzioni ereditate dal passato sostengono vantaggiosamente fino ad oggi la grande struttura moderna che negli ultimi anni ha dominato l’economia e la politica del nostro globo. Eppure non si può attribuire alla sola combinazione di forze materiali il fatto di aver determinato lo sviluppo di Megalopoli fino al suo attuale stato di superiorità. Lo spirito del popolo che si servi delle occasioni materiali che poteva sfruttare deve essere riconosciuto come l’elemento decisivo della storia della regione: questa è la lezione del passato e questo l’ammaestramento per il futuro.

L impeto prometeico.

Le prime città fondate sulla costa nord-orientale americana, dalla baia del Massachusetts al fiume Potomac, formarono un’audace frontiera, la cui popolazione si preoccupava di risolvere il problema delle sventure umane almeno nella stessa misura in cui tentava di sviluppare un continente e di controllare un oceano. Se si considerano le colonie del secolo diciassettesimo e dell’inizio del diciottesimo come costituenti un cardine sulla sponda del continente, questo cardine deve essere riconosciuto come “tridimensionale”: considereremo cioè come suo terzo componente le aspirazioni spirituali che animarono i vari esperimenti: il Massachusetts, Providence, e poi il Connecticut, tutti puritani, la quacchera Filadelfia, i mennoniti e gli amish a Lancaster in Pennsylvania, il Maryland cattolico (a parte gli altri). Ognuno di questi gruppi era guidato da una fede che ardeva viva e che sembrava in condizioni di realizzare le sue migliori imprese nella terra vergine del nuovo mondo.

Le origini di New York furono un poco diverse e sotto molti punti di vista più materiali. Ma New York divenne presto un centro molto tollerante, aperta a molte fedi, e un grande centro di cooperazione tra gente dalle origini più disparate. Tutti i grandi porti marittimi, situati sulla fascia della facciata del continente, erano rivali ma anche esercitarono influenza l’uno sull’altro. Erano tutti figli dell’età delle grandi scoperte geografiche, da cui ereditarono una disposizione prometeica presto stimolata dal fervore religioso e dalla concorrenza tra vicini.

Se si esamina la storia di Megalopoli si trova uno stretto legame tra lo spirito della frontiera e l’impeto dei grandi esperimenti religiosi. La teoria della frontiera nella storia americana esposta da Frederick Jackson Turner si fonde qui con la “missione nelle terre selvagge” di Perry Miller , per produrre uno sforzo continuo a migliorare il destino dell’uomo, attraverso lo sviluppo di risorse nuove e illimitate. L’ardore prometeico rifulge dopo l’indipendenza, come è dimostrato da scritti del genere della dichiarazione di Nicholas Collin, che occupano una posizione di primo piano nelle pubblicazioni dell’ American Philosophical Society.

Molti storici hanno sottolineato il fatto che i programmi redatti e le politiche seguite in questa regione sorsero di giorno in giorno come prodotti della pressione dei tempi, che offrivano possibilità, assieme ad ostacoli e difficoltà. La gente si levava per far fronte a queste sfide successive, facendo del suo meglio, senza grandiosi progetti o piani. Tuttavia vi sono molti modi per far fronte a una particolare sfida o per trarre vantaggio da una data occasione. Gl’Indiani precolombiani lo fecero in un certo modo, i colonizzatori del New England in un altro, mentre i piantatori della Virginia scelsero ancora un terzo sistema. La massa degl’individui che forma una comunità spesso è pienamente cosciente delle forze da cui viene sospinta, ma in genere è troppo occupata per passare il suo tempo a studiarle con cura e lascia perciò questo sforzo ad un’élite che ha più tempo a sua disposizione: e che viene designata d’abitudine col nome di intellettuale. Non c’è dubbio che il gruppo dominante nelle grandi città della costa nord-orientale ponesse attenzione ai fondamenti e ai motivi della originalità della potenza americana.

È significativo che le commissioni che discussero e scelsero il disegno allegorico del Gran Sigillo degli Stati Uniti, immediatamente dopo l’indipendenza, abbiano inciso su una delle facce del sigillo la frase latina Novus ordo seclorum, frase che appare su tutti i biglietti di banca, stampata sotto la piramide incompiuta la cui base porta la data 1776. I capi della nuova repubblica credevano che gli Stati Uniti e il loro modo di vivere dovessero essere e sarebbero stati un “nuovo ordine del tempo”, una grande svolta nella storia. Non c’era un modo più forte per rivendicare un simile ruolo di quello di incidere un motto del genere sul Gran sigillo della Federazione, e più tardi sulle banconote. Un’iscrizione non vale molto in pratica, a meno che non esprima un sentimento profondamente vivo nel cuore di molte persone, e un tale sentimento era caratteristico della classe dirigente delle città di Megalopoli dell’ultima parte del diciottesimo secolo. Una dose notevole di questo stesso spirito è ancora viva nella mente degli Americani e ne ispira ancora le azioni. La vecchia politica del navigatore di Boston, di “tentare tutti i porti”, e la formula più recente dei grandi pianificatori di “non fare progetti ridotti” rappresentano una tradizione di Megalopoli, piena di vigore e di determinazione, basata su un’esigenza di sperimentazione coraggiosa e su una chiara fiducia nel successo finale dello sforzo umano.

Dietro allo sviluppo di questa regione sta un’era di grandi scoperte e di fervidi dibattiti religiosi: essa ha raggiunto la sua supremazia attuale in un tempo in cui il genere umano, soddisfacendo un antico sogno, ha aperto ancora una volta i cancelli della scoperta e dell’esplorazione: questa volta in mondi ancora nuovi come sono gli altri pianeti. Oggi ci viene ricordato costantemente che le idee precedono e foggiano l’aspetto di “fatti” nuovi. Un antico filosofo di Alessandria, il giudeo Filone, c’insegnò che esiste una grande città di idee che predetermina e dirige il mondo materiale in cui viviamo, e questa grande città delle idee fu chiamata da Filone Megalopoli. Perciò sembra particolarmente conveniente applicare lo stesso nome a questa straordinaria regione, il cui aspetto e il cui stile attuale nacquero dalla fede e dai tentativi di coloro che vi si stanziarono per portare un nuovo ordine ai loro fratelli sulla terra.

Risorse senza limiti: una filosofia dell’abbondanza.

Che genere di nuovo ordine era questo? Ogni gruppo certamente se lo raffigurava a modo suo, ma doveva essere un “ordine migliore”, un ordine di abbondanza e di giustizia, nel quale le genti sarebbero state felici, nel quale la ricchezza avrebbe regnato e sarebbe stata equamente distribuita. Nel loro fervore religioso le varie comunità erano perfettamente consapevoli della necessità di un successo materiale che dimostrasse la loro verità a tutto il mondo. L’approvazione divina alla loro condotta si sarebbe manifestata in una prosperità generale. Per raggiungere questa prosperità erano tutti preparati a lavorare duramente, risparmiando fatica quando fosse possibile, perché gli uomini erano pochi e il continente immenso, perché anche il compito era enorme, e tutti i sistemi per accrescere il benessere della comunità e la sua capacità di produzione sarebbero si credeva piaciuti a Dio.

A queste idee iniziali la natura dei tempi aveva dato una grande spinta. La costa nord-orientale fu colonizzata allorché l’era delle grandi scoperte ampliò gli orizzonti in tutte le direzioni, e fece esplodere una vasta espansione commerciale. I primi stanziamenti del diciassettesimo e diciottesimo secolo si svilupparono di fronte alle spiagge orientali dell’Europa, in un’epoca in cui gli abitanti di quest’ultima stavano aprendo in varie direzioni nuove strade del progresso scientifico e tecnico e davano vita all’illuminismo. Le città di Megalopoli iniziarono a svilupparsi con la rivoluzione industriale e con un grande sconvolgimento delle migrazioni e dei consumi di massa.

Megalopoli assorbi avidamente ogni novità di qualunque tipo. Lo sviluppo commerciale, l’industrializzazione, la meccanizzazione, la motorizzazione, e l’automazione, tutto fu messo in opera su larga scala. Il “nuovo ordine” che doveva svilupparsi - precisamente perché fondato sui risultati della rivoluzione industriale - poteva essere soltanto un ordine urbano. La vecchia economia rurale, che predominava nei vecchi paesi e da cui provenivano la maggior parte dei colonizzatori o gli ultimi emigranti, era inadatta a sostenere il genere di vita che la costa nord-orientale aveva incominciato ad assicurare.

Non si possono trovare risorse illimitate in qualsiasi area agricola, e fu l’economia urbana, inizialmente basata su un commercio attivo, a sviluppare in misura quasi illimitata la ricchezza della popolazione. Il continente era colonizzato e sviluppato; ma Megalopoli non poteva solamente servire da base principale per il suo impulso economico. Assetati di maggiori forniture e di maggiori mercati, i commercianti di Megalopoli organizzarono una produzione sempre più grande in patria e fuori. E allorché gli utili di questa attività furono raccolti, essi furono immessi sul mercato e spesso trasformati in necessità, attraverso processi a cui spesso abbiamo fatto riferimento in questo volume. La ridistribuzione degli utili è sempre stata la funzione del mercato e delle economie urbane.

Dall’accumulo di ricchezza e di mezzi di produzione conseguiva un certo sperpero. Il consumo di massa ebbe una grande spinta in avanti dall’organizzazione della pubblicità e del credito su larga scala, dall’obsolescenza incorporata, e da tutto il funzionamento del mercato dei mezzi di diffusione che resta concentrato nei principali centri di Megalopoli. E necessario comprendere che una simile filosofia dell’abbondanza, poteva portare solamente ad uno sviluppo urbano e a una espansione su larga scala. Ma portò anche a una specializzazione costante - e in rapida metamorfosi - di una grande parte della forza lavoro di Megalopoli, verso quelle occupazioni, cioè quei settori dell’attività economica, che pagavano meglio o che stavano allargando la loro richiesta di manodopera. Da un’economia che si basava sull’equilibrio agricoltura-commercio, Megalopoli passò ben presto a dare maggiore importanza a una combinazione d’industria più commercio. Nel ventesimo secolo le industrie terziarie avevano invaso la regione e la maggior parte della forza lavoro era passata alle occupazioni dei white collars. Nel 1960 i maggiori centri erano specializzati in quelle che possono essere dette le forme quaternarie dell’attività economica: le funzioni direttive e artistiche, il governo, l’istruzione, la ricerca e la mediazione di tutti i tipi di merci, servizi e titoli.

Simili attività sono sempre state concentrate nei quartieri degli affari, nelle downtown, nelle piazze di mercato che caratterizzano il centro urbano, nella City. Per un secolo almeno e forse di più, Megalopoli è stata in prima linea per il progresso e la raffinatezza dell’economia urbana. La sua fortunata espansione fa pensare che la sua dinamica abbia aderito esattamente ai principi base di ogni sviluppo urbano.

Vi è nella meccanica di ogni città l’esigenza della produzione di surplus, di una grande mobilità negli equilibri fra necessità e risorse, come pure una fluidità sufficiente nella natura stessa delle risorse che procurano un reddito. L’abbondanza di merci e di denaro è pure un’antica specialità della città. Il confluire di molte correnti di forniture e di traffico è necessario per ottenere una tale abbondanza, che non sarà limitata solo a poche merci prodotte localmente. Tuttavia, le città non hanno sempre raggiunto una equa distribuzione delle loro abbondanti forniture. Gli Stati Uniti possono ritenere di essere la prima grande nazione che ha raggiunto un alto grado di ricchezza generale abbastanza ben distribuita tra la popolazione e non vi è dubbio che questa ricchezza la si dovette non tanto alla estensione e alla fecondità della terra quanto al dinamismo dell’economia urbana sviluppata a Megalopoli e fondata sulla amministrazione della ridistribuzione.

Il grande impeto tecnologico del periodo nel quale Megalopoli si sviluppò fu un fattore importante, e le ricchezze naturali del continente americano furono solo strumentali. Eppure, molte nazioni nello stesso arco di anni vissero la loro storia senza avere uno sviluppo economico simile a questo, anche se talvolta avevano doni naturali altrettanto ricchi di quelli degli Stati Uniti. In effetti sono stati appena scoperti e studiati in parecchi continenti, vasti giacimenti petroliferi, immensi giacimenti minerari e vaste distese di terreno fertile. Ma la ricerca e lo sviluppo di tutte le risorse possibili nei paesi che erano nell’orbita di Megalopoli (e che in parte coincisero durante gli ultimi 150 anni con l’orbita di Londra) non fu compiuta dal resto del mondo. Se ci dovessimo chiedere “perché” e tentare una risposta, dovremmo certamente metterla in relazione non tanto col desiderio di raggiungere una produzione più ampia quanto con la sicurezza di espandere il consumo (persino in un modo rovinoso, se necessario) come fattore costruttivo dello sviluppo economico. Tra uno o due secoli lo storico dell’economia che studiasse un resoconto dettagliato del passato, potrebbe concludere che la ricchezza naturale degli Stati Uniti, specialmente ad est delle Montagne Rocciose, non era nulla di eccezionale; potrebbe persino apparire, allora, al di sotto della media. Ma l’abbondanza di risorse con la quale la sua gente l’ha messa a profitto sotto la guida dei centri megalopolitani, potrà anche allora apparire eccezionale.

Che cosa riserverà il futuro, è un problema a cui si deve rispondere in altra sede. Possiamo tuttavia domandarci quanto sia valido l’insegnamento che Megalopoli, con il suo passato e con il suo presente, offre alla sua popolazione e alla popolazione di altre terre.

Il nuovo ordine: come esportarlo?

Sarebbe certamente piaciuto immensamente ai padri fondatori delle città di Megalopoli scoprire che il modo di vivere e l’organizzazione economica che si sono sviluppati qui servono ora da modello ad alcune altre parti del mondo che stanno vivendo lo stesso processo di urbanizzazione.

Le tendenze attuali non sono tuttavia cosi semplici. Il processo di sviluppo urbano alla nostra epoca è un fenomeno di portata mondiale ed è fonte di preoccupazione per molti governi e comunità. In ogni regione questo sviluppo si manifesta secondo linee specifiche, la maggior parte delle quali differiscono da luogo a luogo; ogni comunità ha una sua propria varietà di problemi abituali, e il suo modo e i suoi mezzi per affrontarli. Queste caratteristiche locali e singolari devono essere rispettate. Ma conoscere i problemi più o meno simili di altri luoghi, e il modo in cui essi sono stati affrontati, è di grande aiuto; e ciò che s’impara in questo modo può servire a risolvere i problemi di un’area qualsiasi nel modo che le è più congeniale.

Naturalmente i paesi che si trovano a fronteggiare i problemi dell’urbanizzazione moderna per prima cosa guardano ai precedenti e agli esperimenti tentati nelle aree che hanno assunto una posizione di guida. Ai tempi nostri Megalopoli viene quindi studiata ed esaminata perché molti dei suoi vari problemi si ripetono e si ripeteranno, con alcune varianti e su scale diverse, nella maggior parte degli altri paesi. Che l’azione da lei intrapresa riguardo ad un qualsiasi problema umano o suburbano dia garanzia o meno di successo, Megalopoli sa che essa verrà anche esaminata da molti a lei estranei, alcuni dei quali la copieranno solo per il prestigio di cui la regione gode al momento attuale, mentre altri ne potranno ottenere suggerimenti per apportare delle migliorie alle tecniche ivi applicate. Qualunque cosa si faccia, qualunque sia il suo valore reale, per le persone interessate, l’esempio di Megalopoli sarà seguito più spesso di quanto si creda. Gli osservatori che viaggiano oggi per il mondo riferiscono di molti esempi, osservati in aree completamente diverse, della evidente influenza esercitata dai metodi americani di trattare i problemi urbani; e poiché Megalopoli resta il più imponente e il più vasto sistema urbano, poiché è la facciata principale degli Stati Uniti verso il mondo esterno, sono soprattutto gli esempi di Megalopoli quelli che caratterizzano tante città e tanti paesi di tutto il globo.

Chi scrive ha ultimamente viaggiato a lungo attraverso il Nord America, l’Europa occidentale e alcuni paesi mediterranei. Dappertutto ha trovato città in espansione. Le aree metropolitane più vaste attirano la parte più grande della massa della popolazione. Le città si estendono l’una verso l’altra. La struttura nebulare delle regioni urbanizzate sta diventando frequente e suggerisce una nuova ridistribuzione delle funzioni all’interno di queste regioni. L’utilizzazione del suolo a scopo residenziale sta guadagnando terreno in tutte le direzioni attorno ai più vecchi nuclei sovrappopolati. I nuclei più densamente popolati non si specializzano più nell’industria e nell’amministrazione come facevano un tempo. Le industrie produttive spesso si spostano verso la periferia della città e oltre. in zone che fino a poco tempo fa erano considerate rurali o interurbane. Le funzioni che continuano a raggrupparsi in quelli che possono essere chiamati i distretti centrali o centri della “nebula " urbana sono gli uffici, i laboratori, e tutte le attività legate alle varie forme di divertimento. Come ai tempi dell’antica Roma, l’arena e il foro nella loro versione moderna, occupano una parte sempre più grande del centro. I divertimenti e gli uffici sono legati gli uni agli altri, e prosperano per questa vicinanza. Essi creano un vasto mercato per il lavoro dei white collars. Tutte queste tendenze ebbero inizio molto presto e si sono già sviluppate su larga scala a Megalopoli. Le forze che producono questa evoluzione sono radicate in una profonda trasformazione dei moderni modi di vita e di habitat.

Queste tendenze danno una grande responsabilità agli attuali abitanti e alla classe dirigente di Megalopoli. Sotto molti punti di vista essi possono essere giustamente orgogliosi di servire da modello. Tuttavia devono ricordarsi delle conseguenze a lunga distanza di queste tendenze. Gli uomini imitano quelli che sono più ricchi, più potenti e che hanno avuto maggior successo di vita nella speranza di raggiungere, attraverso una tale imitazione, uno stato migliore o per lo meno uguale. Il Mahatma Gandhi raccontò che nella sua giovinezza egli tentò di mangiare la carne di bue, nonostante la sua profonda ripugnanza, nella speranza di poter diventare intellettualmente e politicamente uguale agli Inglesi, mangiatori di carne di bue, che allora dominavano l’India. Egli comprese presto che non era quello il modo di risolvere il suo problema. Può darsi che Megalopoli provi una certa ansietà al pensiero che una imitazione istintiva e irragionevole dello stesso genere possa svilupparsi e si svilupperà; ma nel campo dei problemi urbani e metropolitani non si possono impedire tali indesiderabili imitazioni. Ciò nonostante sussiste una certa responsabilità nel fatto di essere in prima linea, perché la condotta di colui che segue è influenzata dal capo.

La prima responsabilità degli abitanti di Megalopoli è, tuttavia, verso loro stessi. Se essi sono soddisfatti di avere fatto tutto quello che era in loro facoltà di fare, e nel modo migliore, per governare la loro regione e risolvere i loro problemi, allora essi possono affrontare coraggiosamente il giudizio del resto del mondo, oggi e domani. Se essi rimangono fedeli alle loro tradizioni, se essi, comunità e individui, continuano con lo stesso entusiasmo egli stessi sforzi del passato, a lottare per costruire nel deserto di questo complicato, duro e mutevole mondo una città migliore, allora si potrà guardare con ottimismo al futuro di Megalopoli. Tuttavia questa fiducia esige dubbi continui, esami di coscienza e autocritica da parte di tutti. Se dovessero instaurarsi autocompiacimento e rassegnazione, il grande esperimento di Megalopoli sarebbe compromesso e l’equilibrio del nostro mondo ne verrebbe alterato. (estratto da Vol II, pp. 943-952)

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