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Giorgio Todde
Masanielli
15 Febbraio 2008
Sardegna
Lo sgretolamento delle nostre polverizzate realtà locali ha concorso a diffondere l’idea...

Lo sgretolamento delle nostre polverizzate realtà locali ha concorso a diffondere l’idea che le norme, le regole e perfino le sentenze possano essere modificate – come durante una rivoluzione - dalla cosiddetta “volontà popolare” aizzata e infiammata da un Masaniello che guida la “rivolta”.

Ora, avviene ad Orosei – un territorio bellissimo e ambìto dagli speculatori – che il tribunale abbia emesso un’ordinanza di demolizione. Insomma alcune costruzioni e parti di costruzioni abusive, devono essere abbattute dalle ruspe. Così, contro il sindaco di quel paese è stata esplosa una bomba. Una specie di ordalia nostrana per il sindaco che supera la prova.

Un ex sindaco (sindaco del paese per dieci anni e vicesindaco per altri cinque) ha acrobaticamente proclamato che il legittimo abbattimento di costruzioni illegittime, provocherà conseguenze nefaste. Ci ha perfino spiegato, l’ex sindaco, che la faccenda delle demolizioni “ non è affrontabile con il solo metro giuridico” e che la questione rappresenta “un problema politico di giustizia sostanziale”. Come se quella dei giudici del tribunale di Nuoro non fosse una giustizia sostanziale. Come dire che la Giustizia si deve adeguare all’idea di “giusto sostanziale” dell’ex sindaco. L’ex primo cittadino, conscio o no della gravità del proclama, ingrossa il corteo di chi istiga contro la sentenza di un tribunale cavalcando senza sella il “giudizio popolare”. Infine minaccia un atto estremo: le dimissioni da consigliere se le demolizioni andranno avanti e se il suo distinguo tra giustizia formale e giustizia sostanziale non verrà recepito. Noi ci auguriamo che la legge faccia il suo corso e che il consigliere mantenga la promessa.

Ma la questione dell’abbattimento di poche case, poggioli e balconcini ne nasconde un’altra più sostanziosa e complessa.

Il territorio di Orosei ha trovato, in questa amministrazione, chi ha compreso l’elementare verità che un territorio è una ricchezza soltanto se lo si conserva integro, se si evitano orrori ( e a Orosei ne sono avvenuti ) e che l’urlo di guerra di tanti sindaci vista mare, “valorizziamo, valorizziamo”, ha un effetto distruttivo perché la cosiddetta “valorizzazione” è consistita nel togliere il sangue al territorio sino a renderlo esausto e privo di ogni valore. Orosei ha ancora molte meraviglie da salvare e può diventare un esempio di diffusione della ricchezza ( per tutti e non per affaristi e loro servitori ) proprio attraverso la conservazione del bello naturale. Sostenere la linea della legalità, del rispetto delle norme che regolano l’uso dei suoli significa battere l’unica via possibile perché Orosei si conservi. Le novecento irregolarità rilevate nel suo territorio sono un segno di cattiva gestione nei quindici anni durante i quali anche l’ex sindaco amministrava e lottava contro l’abusivismo. Cosa è successo al tesoro di famiglia di Orosei negli anni novanta, sino a qualche anno fa, è sotto gli occhi di tutti. E non ha scusanti.

Il paese della Baronia è oggi una metafora dell’intera Isola assediata da speculatori che raccontano la balla luccicante di come ci arricchiremmo moltiplicando metri cubi, attracchi, porti, aeroporti e strade sino alla scomparsa del nostro paesaggio, spremuto, frantumato e violentato da un’impossibile idea di sviluppo infinito e progressivo.

Schierarsi, come ha fatto l’ex sindaco di Orosei, contro la sentenza di un tribunale è legittimo anche se inopportuno. Ma dichiarare che esiste un’altra giustizia, parallela e “sostanziale”, beh, significa spararla grossa, significa propagandare l’idea avvelenata che di giustizie ne esistano tante.

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