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Mario Lancisi
Martini: alleanza contro gli ecomostri
23 Ottobre 2006
Toscana
Confronto tra DS e Margherita a proposito dei Monticchielli. Da il Tirreno del 23 ottobre 2006. Con una postilla

FIRENZE. Martini batte i pugni sul tavolo: sull’urbanistica niente ritorni al centralismo della Regione e dello Stato. «Se lo spirito critico vuole aiutare i Comuni a fare il loro mestiere siamo d’accordo», non così invece «se le critiche intendono emarginare i Comuni e avocare la tutela a livello ministeriale», ha dichiarato il presidente della giunta regionale Claudio Martini, partecipando ieri a Lucignano, un piccolo Comune aretino, al convegno organizzato in occasione della «Giornata del Touring», promossa in 24 famose piazze italiane.

Difesa dei piccoli Comuni. Martini ha difeso a spada tratta il ruolo dei Comuni, piccoli e grandi: «La tutela del paesaggio e dell’ambiente della Toscana deve molto ai Comuni, soprattutto ai piccoli Comuni», ha osservato il governatore riferendosi alle discussioni che si sono svolte negli ultimi mesi sugli ecomostri presenti nel territorio toscano. Una discussione che ha diviso la maggioranza regionale.

«La Regione come Pilato». La Margherita toscana ha presentato una proposta di legge in cui chiede che sull’urbanistica si torni al passato: più poteri alla Regione e meno ai Comuni. «Dal tempo delle vicende elbane sosteniamo che la Regione non possa fare come Ponzio Pilato. Serve, e in tempi brevi, una più efficace politica di controllo delle operazioni urbanistiche e una minore autonomia ai Comuni. Quelli piccoli, per esempio, spesso non hanno strutture adeguate per affrontare la questione», ha sostenuto il capogruppo della Margherita Alberto Monaci.

Poteri alla Regione. E il presidente della commissione territorio del consiglio Erasmo D’Angelis non solo si è recato in visita a Monticchiello per verificare il da farsi riguardo al complesso edilizio denunciato dallo scrittore Alberto Asor Rosa (mentre l’assessore regionale Riccardo Conti ha sempre dichiarato che la Regione non poteva fare nulla per modificare quello che ha definito «uno schifo») ma ha anche aggiunto: «Occorre che ogni singola iniziativa in campo urbanistico di un certo rilievo venga accompagnata da una valutazione anche regionale che ne verifichi gli effetti».

Ds e Margherita divisi. Dunque Ds e Margherita sulla vicenda degli ecomostri si sono mossi su linee contrapposte. La Margherita ha detto in sintesi che l’ultima parola deve spettare alla Regione mentre i Ds difendono l’autonomia dei Comuni e ricordano che quando i piani urbanistici venivano approvati in sede regionale errori e scempi erano di gran lunga superiori ad oggi. Per cui nessun ritorno al passato. Il potere dei Comuni non si tocca. «I Comuni vanno aiutati con politiche finanziarie e anche con un sistema di collaborazioni tra Regione, Province, Comuni e anche lo Stato». Giù le mani dai piccoli Comuni, ha tuonato Martini: «Non ha senso rifarsela con loro anche perché spesso sono soggetti a pressioni molto forti alle quali fanno fatica a reagire perché non hanno nemmeno i mezzi finanziari e tecnici».

La proposta di Martini. Però dopo Monticchiello e gli altri ecomostri toscani non è neanche più possibile far finta di nulla. E allora Martini ha approfittato del convegno di Lucignano per lanciare la proposta di «una nuova alleanza Regione e Comuni, per fare ulteriori passi avanti e confermare la Toscana come regione leader in Italia del paesaggio e della tutela ambientale». Martini dice no ad una nuova sorta di guerra delle competenze tra Regione e Comuni. Nel Pit - il piano integrato del territorio - che dovrà essere approvato a fine anno, Regione e Comuni dovranno essere alleati, non avversari, ha concluso Martini.

Postilla

Non si riesce a comprendere perché si debba scatenare “una guerra di competenze tra Regione e Comuni”. Si tratta semplicemente di applicare le leggi. Come quella che prevede che la Regione abbia, insieme allo Stato, la responsabilità di tutelare il paesaggio mediante determinati strumenti di pianificazione. Questi non possono essere compendi di analisi o raccolte di esortazioni o antologie di racconti, ma devono definire individuare e regolare precisamente ciò che il Codice dei beni culturali e del paesaggio dispone. E devono farlo loro, le Regioni, non possono delegare né alle province né ai comuni: come ha ribadito recentissimamente la Corte costituzionale.

Invochiamo il “centralismo regionale”? No, non siamo più aficionados del Governatore Bassolino. Ci limitiamo a rivendicare l’equilibrato esercizio dei differenti livelli di governo, prescritto dai padri della Costituzione.

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