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Gae Aulenti
Manifesto anticondono
10 Aprile 2004
Abusivismo
La proposta di Gae Aulenti per un manifesto anticondono apre, su Repubblica del 21 settembre, un dossier sull’abusivismo.

Che cosa significa "condono edilizio"? Per capirlo, occorrerebbe subito, adesso, una grande fotografia dell’Italia scattata dal satellite, così vedremmo quanti piccoli e grandi cantieri si sono aperti dal giorno in cui è stato annunciato il condono. Sono, credo, centinaia di migliaia: si è aperto in Italia un grandioso laboratorio di "formazione civile" perché alla quantità di frodi edilizie, già evidenti, viene dato oggi il potere di appestare ed esprimersi completamente.

La pratica del condono - abitudine tutta italiana, che all’estero si stenta a comprendere - è doppiamente da condannare: primo, perché incoraggia comportamenti illeciti; secondo, perché penalizza i comportamenti corretti, offendendo i cittadini che rispettano le regole. Il condono perdona ai furbi e dà uno schiaffo agli onesti. Inoltre, ferisce profondamente coloro che da anni - magari in solitudine, nel silenzio - si battono e consumano energie per difendere le nostre coste, l’aria, il paesaggio.

Quanto all’ambiente intorno a noi, sarà un altro colpo durissimo. Lungo le coste italiane tutti abbiamo visto case di un piano con pilastri sul tetto, con i tondini di ferro che escono di un metro già pronti ad accogliere i pilastri per il piano superiore. Quindi, case più alte (ma anche più lunghe, perché accostare una stanza a un’altra è facilissimo). Gli ecomostri stanno lì ad aspettare sereni: anche per loro, chissà, alla fine ci sarà qualche bugia o salterà fuori un sotterfugio legale.

Lo scempio, lungo le nostre coste, è cosa fatta. Nelle città, i tetti dei palazzi mostrano già una quantità rilevante di abbaini: quest’attività continuerà, con una crescita degli abitanti che renderà ancora più caotico e ingestibile il tessuto cittadino, aumenterà i volumi di traffico e i veleni nell’aria. Le periferie sornione, anche loro fremono di innumerevoli attività edilizie che confermeranno ancora di più il loro disastro originale. Mentre si cerca di sgombrare le falde del Vesuvio per creare vie di fuga in caso di eruzione si fa un bel condono, lasciando quasi tutti fatalisticamente tranquilli. E le zone archeologiche accerchiate da veri paesi abusivi assenti di opere di urbanizzazione? E i parchi nazionali, vere zone di equilibrio ambientale, penetrati da costruzioni improvvise e patologiche?

Pagherà la collettività. Gli esperti hanno già fatto i calcoli economici di quanto perderanno i cittadini - attraverso le tasse comunali - per le demolizioni; ma poi si sa che la parola demolizione non è così consueta in Italia né l’abbattimento del costruito è un’esperienza così diffusa. I Comuni dovranno pensare a portare fogne, strade, servizi nei quartieri sorti senza regole e oggi avviati a beneficiare di questo magnanimo perdono. Ancora una volta, le spese per demolizioni e urbanizzazione saranno equamente ripartite: gli onesti pagheranno tante tasse quante ne pagheranno - a meno di evasione fiscale - coloro che hanno compiuto gli illeciti.

C’è un’altra questione da affrontare. Quali saranno i criteri di questa ennesima sanatoria: quali e quante case, cioè, saranno legalizzate? Bisognerà capire quale sarà la superficie massima "illegale" che potrà essere sanata: cento metri quadrati? Duecentocinquanta?

Dicono, per giustificarsi, che sarà un condono "leggero". Allora, con leggerezza, si perdoneranno con il timbro dello Stato mille piccole mostruosità, balconi e gazebo spuntati dal nulla, sopraelevazioni e cantine adattate a "taverne"; ma è il momento di domandarsi se, invece, non assisteremo a un autentico scempio ambientale, magari grazie alle tante aree provvidenzialmente rese libere dal fuoco in estate.

Domandiamoci: che cosa è la "buona politica"? Io penso a Barcellona, al modo in cui l’amministrazione di questa città, negli ultimi anni, si è condotta: perseguendo un obiettivo di bellezza, dove bellezza significa anche rigore, funzionalità, efficienza. Per l’Italia, solo un sogno. Ma per impedire che anche questa sanatoria abbia corso bisogna intervenire. Un "manifesto anticondono" - promosso da urbanisti, architetti e intellettuali - mi vedrebbe come prima firmataria.

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