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Tracy McVeigh
Mangiare, socializzare, condividere: il nuovo spirito comunitario delle colline
8 Maggio 2012
Dalla stampa
Cresce, non solo per via della recessione, qualcosa a cavallo fra localismo, cultura dei beni comuni, e altro. The Observer, 6 maggio 2012 (f.b.)

Titolo originale: Free food, caring and sharing: a new spirit of community is being created in the Yorkshire hills – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

C’è un particolarissimo cartello fuori da un molto ben tenuto orto del West Yorkshire: " Prego Servitevi". Nella medesima cittadina quest’estate si potrà anche approfittare del granturco piantato attorno alla stazione della polizia. Il compost e gli innaffiatoi sequestrati nelle irruzioni alle piantagioni illegali di droghe servono per gli orti locali. Con l’autunno poi andando da dottore si potrà anche raccogliere gratis della frutta, visto che si è trasformato in frutteto lo spazio attorno all’ambulatorio. Qualche famiglia che ha avuto un lutto e vorrebbe mettere dei fiori al cimitero, magari potrebbe anche pensare in modo più ampio e produttivo: un parco delle rimembranze a broccoli? E i pendolari dalle aiuole e fioriere appena fuori dalla stazione raccolgono ciuffi di erbe aromatiche. Il tutto mantenuto sgombro da erbacce grazie all’esercito di abitanti del posto, volontari domenicali per un’oretta circa.

Sono 40 i volontari apicoltori che hanno appena finito il corso di formazione, e fra poco ci sarà miele per tutti. Chiunque abbia voglia di iniziare un proprio orticello può attingere dal deposito comune di attrezzi all’orto centrale. Nel villaggio accanto si è fatto pure di più. Gli abitanti stanno cercando di rilevare il pub dopo aver già rilevato il cinema, il teatro e addirittura la sala comunale. In questo angolo delle umide colline del Yorkshire, la popolazione di Hebden Bridge e Todmorden è l’avanguardia di una tendenza che prende piede in tutto il paese, disilluso dalla cultura di impresa, del governo, dei tagli. Niente hippies o New Age, solo gente comune, vecchi e giovani, dalle grandi ville come dalle case popolari.

La si potrebbe definire una rivoluzione del condividere. "Chiamiamolo pure community empowerment, o impresa sociale, o cooperazione, i termini sono diversi, ma la cosa sta comunque diventando enorme" commenta Mike Perry della Plunkett Foundation, struttura nazionale vitalissima che sostiene iniziative del genere. "Non credo che abbia a che vedere solo con la recessione economica; è la gente che inizia a riflettere su cosa è davvero importante. Si comincia con ciò che si mangia, poi magari rilevando un negozio che stava per chiudere. O si innesca sul collegamento a banda larga, o sulle energie rinnovabili, le infrastrutture della comunità. Siamo all’inizio di un movimento molto significativo". In tutto il paese esistono 9 pub gestiti dalla collettività e 300 esercizi, quantità destinate a crescere moltissimo perché se ne è dimostrata la straordinaria resistenza in un momento difficile, ma anche perché le persone reagiscono decisamente quando chiudere significherebbe influire pesantemente sulla propria qualità della vita. Magari non si creano molti posti di lavoro, ma si rafforza la comunità, si fa circolare localmente denaro.

Non succede solo nelle zone di campagna; sono parecchie le iniziative via web in cui ci si scambiano cose o si regalano nella medesima area. Depositi di attrezzi, bike sharing, sono sempre più diffusi. A Londra, Streetbank.com aiuta a organizzarsi per scambiare cose, dal tosaerba ai DVD, entro un raggio di un paio di chilometri. Nei primi mesi hanno aderito in 3.000. La catena di distribuzione fai da te B&Q ha un programma pilota di scambio attrezzi a Reading, contro i danni ambientali di milioni di macchine comprate e usate al massimo un paio di volte. Mary Clear, quella che ha messo il cartello " Prego Servitevi" a Todmorden, è travolta dal successo del suo programma Incredible Edible, organizzato insieme all’amica Pam Warhurst dopo la crisi del credito. Imitata presto in altre trenta cittadine. “Una reazione al vuoto di iniziative nazionali” spiega. "Volevamo far qualcosa che incidesse sui comportamenti, a unire la gente. Mangiamo tutti, ma il cibo è anche un simbolo di ingiustizia sociale, così abbiamo cominciato col guerrilla gardening”.

La signora è nonna di dieci nipoti ma ancora molto energica, una vita frugale da prepensionata per tagli agli enti pubblici. “Non abbiamo né uffici, né collaboratori, né soldi. Non ho nulla contro supermercati o banche; ma ho molto a favore della bontà e della giustizia sociale. Volevamo rivolgerci a chi non può permettersi di leggere quei libroni patinati tipo Raccogliamoci da Soli le Insalate o simili. “Io e Pam siamo signore di una certa età, non certo gente da assalto, ma qui si tratta solo di non aver paura di farsi avanti”. A luglio, a Hebden Bridge si terrà il convegno Ambitious Communities per comunicare esattamente questo tipo di messaggio. Gli intervenuti potranno sperimentare di persona l’ultimo grido di inziativa comunitaria Britannica: il campeggio sul retro della casa di Richard Holborow. Che insieme alla moglie si è iscritto all’elenco di Hebden Bridge aderente a campinmygarden.com sito web in rapida crescita, gente ben lieta di ospitare tende di sconosciuti nel giardino, sia che vogliano evitare di farsi pelare da un albergo coi prezzi gonfiati dalle Olimpiadi di Londra, sia che vogliano solo viaggiare spendendo poco.

La Hebden Bridge Community Association, oltre 500 iscritti su una popolazione totale di 5.000, sa benissimo che Hebden Bridge non è proprio la cittadina media britannica, e che non tutto quanto succede qui si può replicare immediatamente altrove. C’è una lunga storia di impegno, sin dalle cooperative e dal movimento ottocentesco dei Cartisti. Dopo la chiusura delle fabbriche c’è stato l’arrivo di molti artisti e scrittori, e dopo gli anni ’70 una vera e propria colonizzazione a ondate successive di varie tribù, intellettuali non ricchi, hippies, ecologisti radicali. C’è una colonia lesbica che in percentuale sulla popolazione è la più grande di tutto il paese. Le vie del centro pullulano di esercizi indipendenti, ma nessun segno della solita grande distribuzione. Ma ultimamente l’arrivo dall’esterno di gente più agiata in fuga ha fatto impennare i prezzi delle case, qualcuno comincia a pensare che forse un supermercato a prezzi contenuti andrebbe meglio dei negozi biologici, quindi meglio impegnarsi per far entrare nei gruppi gente di tutte le estrazioni sociali, spiega il responsabile dell’associazione Andrew Bibby, che fra poco dovrebbe riaprire la sala comunale a gestione comune, come luogo di riunione, servizi, piccoli esercizi.

“L’amministrazione locale fatica a trovare risorse, dobbiamo farci carico noi. E siamo fortunati ad avere qui tante competenze”. Hebden Bridge non è certo un posto senza problemi, ci sono disoccupazione giovanile, droghe, non è l’Utopia. “Poi c’è la questione del rispondere alla collettività: un problema che non si pone con le istituzioni democraticamente elette che gestiscono servizi. Qualcosa su cui dobbiamo ancora riflettere. Non si può aver sempre tutto deciso da persone che si nominano da sole”. Però risultati concreti ce ne sono. Amy Leader, 35 anni, tornata a casa tre anni fa dopo aver lavorato a lungo a Londra, è una delle tre nuove assunte dalla Hebden Bridge Community Association. Presiede anche la sezione locale del Women's Institute che ha fondato dopo aver scoperto che ci sono “donne straordinarie che non si conoscono tra loro. Quando sono tornata ho deciso di impegnarmi qui. E il resto è venuto da sé, straordinario. C’è tanta energia avvertibile in tutte le attività, che si tratti di un incontro abbastanza noioso di gestione, o in qualcosa di più creativo. C’è la sensazione profonda di una vera soddisfazione, una qualità di vita collettiva che significa qualità della vita di ognuno”.

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