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Macrico verde? No, asfalto e cemento
29 Agosto 2008
In giro per l'Italia
Una notizia che sui giornali non leggerete: il governo regala ai cittadini un “parco” con 1,48 metricubi di cemento per ogni metro quadrato. Allegato il progetto in esclusiva

I lettori di eddyburg forse ricordano la vicenda del complesso Macrico di Caserta. È un'area centralissima, oltre 32 ettari, nel cuore della città, fino al 2001 utilizzata dall’esercito per la manutenzione di mezzi corazzati (il nome è l'acrostico di MAgazzino Centrale Ricambi mezzi Corazzati) . Subito dopo la dismissione, si è costituito un comitato per contrastare le speculazioni edilizie in agguato e per fare del Macrico il primo parco pubblico del capoluogo di Terra di Lavoro, senza neppure un metro cubo di cemento, recuperando solo il costruito esistente. Il comune di Caserta è di fatto privo di verde pubblico, anche per colpa del diffuso e perverso convincimento che il bisogno di spazi verdi sia ampiamente soddisfatto del parco della reggia voluta da Carlo III di Borbone, come se fosse questo l’uso cui adibire un bene monumentale di così grande importanza, sotto tutela dell’Unesco.

Il comitato per il Macrico ha agito in modo esemplare. All’inizio, furono raccolte in poche settimane oltre diecimila firme. Nel 2002, non riuscendo ad avere valide risposte dall’amministrazione comunale e dai partiti, il comitato costituiva una lista civica, “Macrico verde”, che eleggeva al consiglio comunale Maria Carmela Caiola, presidente di Italia nostra. Fu anche lanciata l’idea, sostenuta a livello nazionale dalla medesima associazione, di un azionariato popolare per l’acquisto del Macrico con lo slogan “50 euro per rimanere al verde” (50 euro per un metro quadro di parco). All’inizio del 2007, si è svolta una grande manifestazione – con la proiezione del film I have a green realizzato da un centro sociale – che ha visto il teatro comunale pieno in ogni ordine di posti, gente in piedi, pubblico entusiasta e variegato: scolaresche, insegnanti, madri, anziani, esponenti delle associazioni cittadine, tutti a testimoniare la grande voglia di verde.

Nell’ottobre 2007, l’obiettivo sembrò a portata di mano. L’occasione era fornita dalla celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità nazionale (1861-2011), evento per il quale sono previsti progetti speciali in tutto il Paese di concerto tra governo, regioni ed enti locali. Tra le idee approvate, la costruzione del Parco dell’Unità d’Italia all’interno dell’area Macrico. Il governo, la regione Campania, la Provincia e il comune parevano intenzionati a realizzare davvero, entro il 2011, il gran parco pubblico del Macrico.

È stato un abbaglio. Lunedì scorso 25 agosto è venuta fuori l’amara verità: il Macrico non sarà un parco verde ma un ammasso di cemento e di asfalto. Così ha deciso la conferenza dei servizi indetta presso la presidenza del Consiglio dei ministri dal comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Alla conferenza hanno partecipato la regione Campania, la provincia e il comune di Caserta, la prefettura, i vigili del fuoco. Solo la soprintendenza ai beni architettonici ha mosso obiezioni. Il progetto approvato prevede, su un’area di poco più di 32 ettari, nuova edificazione per oltre 360 mila metri cubi. Considerando i 110 mila mc da recuperare, risulta una densità insediativa pari a quasi 1,5 mc/mq, un’autentica speculazione fondiaria. È previsto di tutto: un auditorium da 1.200 posti, un museo, alloggi e mensa per studenti, un polo fieristico, un incubatore d’imprese, uffici, bar ristoranti. E ancora, un’area mercatale, una sezione di riabilitazione medica, un centro benessere, una biblioteca. Infine, parcheggi interrati e nuove strade.

Allora, addio Macrico verde? La speranza è che i sostenitori del progetto non abbiano fatto i conti con la capacità di mobilitazione di Italia nostra, delle decine di associazioni e comitati che hanno inventato e sostenuto l’idea del parco pubblico. Senza cemento e senza asfalto.

Sull'argomento in eddyburg anche la nota di Italia nostra e l'articolo di Dacia Maraini

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