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Mariagrazia Gerina
«Macché sacco di Roma. Ora abbiamo regole forti e trasparenti»
6 Maggio 2008
Roma
L’ex assessore romano Morassut replica all’inchiesta di Report, su l’Unità del 6 Maggio 2008. Se questa è una replica

«Approvare un piano regolatore che dopo 100 anni ha dato alla capitale regole per lo sviluppo del territorio e ha contribuito al rilancio dell’economia è un risultato storico e non è stata una passeggiata tra i fiori di campo», rivendica Roberto Morassut, neodeputato del Pd ed ex assessore all’urbanistica capitolina. Come 3 milioni di persone domenica ha visto l’inchiesta di Report sull’urbanistica negli anni di Rutelli e Veltroni.

Secondo Report, l’amministrazione avrebbe abdicato al suo ruolo. Un’accusa pesante.

«Paradossale: se avessimo voluto abdicare avremmo scelto la strada degli accordi con i singoli operatori come ha fatto a Milano il centrodestra e invece approvando il piano abbiamo dettato regole chiare per tutti senza orientare il mercato a favore dell’uno o dell’altro. Report fa una incredibile trasfigurazione: ricostruzioni faziose, numeri sbagliati, approssimazioni incredibili da parte di chi è chiamato a svolgere un servizio pubblico. Ci tornerò su per le vie legali. In 15 anni sulla moralità di questa amministrazione non è passata un’ombra. E sono state sotto gli occhi di tutti le pressioni operate anche da certi organi di stampa legati ad interessi edilizi: noi le abbiamo affrontate anche a costo di arrivare allo scontro, coinvolgendo in questo processo i mondi associativi e imprenditoriali, le associazioni ambientaliste e i comitati di quartiere.

E alla fine chi ha vinto?

«Non c’è vittoria o sconfitta, l’importante è aver definito regole forti e trasparenti a un mercato dove i poteri economici esistono ma vanno governati e non demonizzati. A Ballarò Alemanno mi ha definito l’assessore dei veti e ora Report parla di un “sacco di Roma”: c’è qualcosa che non torna».

Report ha indicato i vantaggi per i privati di questa stagione urbanistica: e quelli pubblici?

«Con il prg abbiamo garantito che due terzi del territorio romano saranno per sempre destinati a verde, suolo agricolo e parchi protetti, abbiamo dimezzato le previsioni del vecchio piano (da 120 milioni di mc a 65, la metà non residenziali), e poi abbiamo attivato una quantità di opere pubbliche a carico degli operatori privati (vedi oltre 100 asili nido), rilanciato l’architettura di qualità attraverso i concorsi e i progetti d’autore, incentivato l’uso di tecnologie bio-energetiche. Al di là di facili ricostruzioni rivendico con orgoglio una stagione di governo dell’urbanistica che lascerà il segno».

Il piano dice che si costruisce solo dove c’è trasporto su ferro, perché si è costruito anche altrove?

«La norma che abbiamo introdotto vale per i programmi previsti dal nuovo prg ed è stata una battaglia non facile, i programmi partiti nei decenni scorsi come Bufalotta e Ponte di Nona rispondono alle vecchie norme e scontano limiti che ci siamo preoccupati di colmare con un piano di opere pubbliche in corso di attuazione».

Bufalotta, periferia nord-est, è uno dei nodi toccati da Report.

«Bufalotta è un’eredità molto contraddittoria del passato: doveva essere l’area di sosta per i tir provenienti dalla Roma-Firenze, poi all’inizio degli anni 90 è diventata un quartiere misto di residenze e servizi. Per produrre risorse aggiuntive si è ipotizzato di modificare una parte del non residenziale. C’è stata una discussione vera, l’amministrazione ha registrato una resistenza del territorio e quella delibera è stata tolta dall’ordine dei lavori e non inserita nel prg, ma questo l’avventurosa narrativa di Report non l’ha raccontato».

Altra contraddizione: i prezzi delle case anche in periferia.

«C’è un fenomeno legato all’andamento del mercato immobiliare internazionale. Ma il prg obbliga gli operatori privati a destinare all’affitto concordato e solidale 1 alloggio su 6 delle nuove edificazioni: una norma importantissima, totalmente ignorata da Report. Il punto è che in Italia i Comuni sono nudi di fronte alla rendita privata, serve una nuova legge urbanistica che superi quella del ’42 difesa dagli urbanisti massimalisti e incolti ascoltati da Report e svuotata dalle corti d’appello: espropriare oggi significa comprare a costi di mercato pazzeschi le aree per l’edilizia popolare. Una nuova legge urbanistica dovrebbe regolare nazionalmente i contratti tra pubblico e privato come si fa in Francia o in Spagna. Questo Report l’ha raccontato».

E però Report dice che il prg valorizza proprio le aree private.

«L’idea centrale del piano è spostare in periferia pezzi di città con funzioni di pregio per rompere lo schema eccesso di funzioni nel centro storico e di residenze nella periferia. Ma è il pubblico che guida la trasformazione urbana, vedi i campus universitari di Pietralata e Tor Vergata, cantierizzazioni rivoluzionarie: basta andare a vedere e magari filmare. Se mai il punto è che i privati, che non sono stati in grado di presentare progetti con funzioni qualificanti, sono al palo. Ma, in assenza di progetti adeguati, nei loro confronti non è stata attivata nessuna procedura approvativa da parte dell’amministrazione»

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