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Tomaso Montanari
Lupi: il pelo e il vizio
19 Marzo 2015
Articoli del 2015
«Se anche alla fine Lupi ci lascerà la pelliccia, niente cambierà davvero. Ci vuole un ben altro scatto di orgoglio, un orgoglio che passa per l'umiltà di riconoscere i propri errori». Proprio cosí. Ed è davvero difficile sperare che nei "senza terra" che ci governano e nel lupetto che li comanda quell'umiltà ci sia. La Repubblica, blog "Articolo 9", 18 marzo 2015

«Se anche alla fine Lupi ci lascerà la pelliccia, niente cambierà davvero. Ci vuole un ben altro scatto di orgoglio, un orgoglio che passa per l'umiltà di riconoscere i propri errori». Proprio cosí. Ed è davvero difficile sperare che nei "senza terra" che ci governano e nel lupetto che li comanda quell'umiltà ci sia. La Repubblica, blog "Articolo 9", 18 marzo 2015

Può darsi che questa sia la volta buona che il Lupi perde il pelo: tenerselo avviticchiato alla betoniera sembra troppo anche per il balenottero bianco che presiede il governo. Ma la cosa veramente importante è che il governo perda il vizio di praticare e predicare il vangelo delle Grandi Opere e del Cemento.

È stato Maurizio Lupi a volere e a firmare la riforma più immediatamente devastante tra le varie imbastite dal Governo Renzi: lo Sblocca Italia. Una legge che ha destinato 2 miliardi e mezzo di euro alla inutile, ambientalmente distruttiva e clientelarissima Orte Mestre: che ha l'unico merito di essere promossa da Vito Bonsignore, già eurodeputato Pdl e poi passato nel partito di Lupi, il Nuovo Centro Destra. E non c'era bisogno di aspettare che la Procura di Firenze indagasse Bonsignore per sapere che finanziare quella autostrada era una pessima idea: l'aveva, per esempio, spiegato molto bene Luca Martinelli di Altreconomia, anche nel libro a più mani Rottama Italia (da cui viene anche questa vignetta di Tiziano Riversi).

Era stata invece la Banca d'Italia a dire ­ – nell'audizione parlamentare preliminare alla conversione in legge dello Sblocca Italia – che quel decreto avrebbe prodotto corruzione: sorella inseparabile del cemento, e delle procedure di emergenza che invece di semplificare sensatamente la foresta normativa la aggirano.

Dunque, se anche alla fine Lupi ci lascerà la pelliccia, niente cambierà davvero. Ci vuole un ben altro scatto di orgoglio, un orgoglio che passa per l'umiltà di riconoscere i propri errori. In quel libro sullo Sblocca Italia, Carlo Petrini chiudeva così il suo contributo.

«C’è ancora una flebile speranza, una luce attorno alla quale sento ancora il bisogno di raccogliermi assieme ad altre persone: è la speranza di tutti quelli che credono strenuamente che un’altra idea di sviluppo sia possibile; è la speranza che questo modello conquisti l'intelligenza del premier e lo induca a riconsiderare quanto licenziato finora. Ai compagni di tante battaglie e all'intelligenza del Presidente del Consiglio chiedo dunque di fermare lo scempio dello Sblocca Italia, perché finalmente possa riprendere il cammino un'idea di legislazione davvero rispettosa del nostro passato e promettente per il suo futuro».

Ecco, se ora Renzi andasse in televisione ad annunciare che lo Sblocca Italia è stato un grave errore, e che il governo si impegna a cassarlo, vorrebbe dire che il governo non sta perdendo solo il pelo, ma anche il vizio. O non si era forse detto che si cambiava verso?

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