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Riccardo Chiari
Lorsignori al lavoro per strozzare la speranza, noi in piazza per difenderla
10 Febbraio 2015
Articoli del 2015
La stampa libera rivela l'immensa evasione fiscale dei ricchi, si

muore nel Mediterraneo poiché è stata abbandonato Mare Nostrum, e la "troika" prosegue il tentativo di strangolare, con la Grecia, l'Europa della speranza. Articoli di P. Nerantzis, A.M.Merlo, R.Chiari. Il manifesto, 10 febbraio 2015

L'ALLERTA DI ATENE
di Pavlos Nerantzis,

Grecia. Tsipras spera in un «new deal» con l’Eurogruppo e conferma: «Rispetteremo le promesse elettorali». Rappresentante Ue della troika si incontra con il vicepremier nella capitale greca
Alle porte di un com­pro­messo sto­rico: è que­sta la situa­zione in cui sem­brano essere Atene e i suoi part­ner europei. Que­sto new deal che sarà messo domani sul tavolo delle trat­ta­tive nella riu­nione di emer­genza dell’Eurogruppo, sarà discusso il giorno dopo al ver­tice Ue e -se tutto va bene - sarà varato il 16 feb­braio alla riu­nione ordi­na­ria dell’ Euro­gruppo, garan­tendo la liqui­dità ad Atene con dei pres­sup­po­sti pre­cisi affin­ché - vale a dire entro il giu­gno pros­simo - Ale­xis Tsi­pras pre­senta il piano di risa­na­mento qua­drien­nale dell’ eco­no­mia greca senza sco­mo­dare ulte­rior­mente i part­ner euro­pei, ne i cor­ren­ti­sti tede­schi che secondo le fan­fa­lu­che di Schaeu­ble, «sono sem­pre loro a pagare per i greci».

Che ci tro­viamo a pochi passi da que­sto deal e non di fronte ad una rot­tura, come sostiene gran parte della stampa inter­na­zio­nale per fare pres­sing su Atene, si capi­sce da una let­tura attenta delle dichia­ra­zioni di diri­genti euro­pei, ma anche da fondi vicine al pre­mier greco che espri­mono ottimismo.

Il pre­mier Tsi­pras, sabato scorso ha pre­sen­tato le linee pro­gram­ma­ti­che del suo governo e ha escluso ogni pro­lun­ga­mento dell’attuale memo­ran­dum e del moni­to­rag­gio della troika, chie­dendo un nuovo accordo per rine­go­ziare il debito di Atene nell’ambito di una «intesa comune con i part­ner per l’ inte­resse di tutti».

Atene ha biso­gno di una mora­to­ria del paga­mento del debito, ovvero di un pro­gramma di tran­si­zione a breve sca­denza (accordo –ponte) per recu­pe­rare i fondi per la cre­scita e non un sal­va­tag­gio perenne tra­mite nuovi finan­zia­men­tii da parte della troika (Fmi, Ue, Bce).

Alla Bce, si è aggiunta la Spa­gna, tra­mite il suo pre­mier. Rajoy ha chia­rito ieri che «la Gre­cia o chiede un pro­lun­ga­mento dell’ attuale pro­gramma di risa­na­mento (ovvero una nuova auste­rity, ndr.) oppure niente». Alleata ai governi della euro­zona che non vogliono sen­tirne par­lare delle richie­ste di Atene l’agenzia Stan­dard and Poor’s che ha declas­sato il rating della Gre­cia da B a B-. Alla Fran­cia e all’ Ita­lia, invece, che pur alli­nean­dosi alla fine con la can­cel­liera tede­sca sulla linea della fer­mezza, non vedono di cat­tivo occhio le richie­ste gre­che — per­ché affron­tano pro­blemi simili (debito, ecc.)- si è aggiunta ieri l’ Austria. Il can­cel­liere austriaco, Wer­ner Fay­mann, con un ruolo da inter­me­dia­rio tra Ber­lino e Atene, dopo il suo incon­tro con Ale­xis Tsi­pras a Vienna, ha detto che «biso­gna tro­vare una solu­zione di com­pro­messo tra il vec­chio pro­gramma di risa­na­mento dell’ eco­no­mia greca e al pro­gramma del nuovo governo» greco.

La neces­sità di tro­vare un new deal tra Atene e Ber­lino, è soste­nuta in un rap­porto dalla Com­merz­bank, la seconda banca tede­sca per gran­dezza e la stessa Gran Bre­ta­gna, prin­ci­pale part­ner com­mer­ciale dei paesi della zona euro. David Came­ron che teme l’effetto con­ta­gio sui mer­cati finan­ziari da una pos­si­bile uscita della Gre­cia dalla zona euro, ha con­vo­cato ieri una riu­nione per rie­sa­mi­nare i piani di emer­genza del suo governo nel caso di un Grexit.

Con­tra­ria a ogni forma di auste­rity irra­gio­ne­vole e rischiosa è la Casa Bianca che non incide sui fatti interni dell’ Ue, ma preme per una solu­zione visto che una rot­tura potrebbe avere riper­cus­sioni glo­bali. Per Atene Lon­dra e Washing­ton sono di fatto in que­sto momento alleati buoni.

Che tutte le parti, esclu­sione fatta per Ber­lino, si ren­dano conto che serve una solu­zione di com­pro­messo, si capi­sce dal viag­gio lampo ad Atene del capo dell’Euroworking group e del rap­pre­sen­tante dell’Ue alla troika che si sono incon­trati con il vice-premier e il mini­stro delle finanze greco per discu­tere le pro­po­ste che Atene sta pre­pa­rando per pre­sen­tarle domani alla riu­nione dell’ Euro­gruppo. Le pre­messe sono inco­rag­gianti, nono­stante «l’isolamento di Atene».

Intanto sta­sera si con­clude con il voto di fidu­cia al nuovo governo il dibat­tito par­la­men­tare sulle dichia­ra­zioni pro­gram­ma­ti­che di Ale­xis Tsi­pras, il quale tra l’altro ha annun­ciato un insieme di misure per far fronte alla crisi uma­ni­ta­ria: sala­rio minimo a 751 euro, assun­zione dei 3.500 dipen­denti pub­blici licen­ziati dalla troika, resti­tu­zione della tre­di­ces­sima ai pen­sio­nati. Ha deciso la sospen­sione dei pigno­ra­menti sulla prima casa, allog­gio, cibo e elet­tri­cità gra­tis per 300.000 fami­glie vit­time dell’ auste­rity, assi­stenza medica gra­tuita per i disoc­cu­pati, abro­ga­zione delle tasse supplementari alle case, vendita di uno dei tre aerei del premier e di 700 auto blu, di- mezzamentodel personale a Mega- ro Maximou, sede del governo, an- nullamento dei privilegi dei parla- mentari, riorganizzazione da zero della radiotelevisione pubblica, in- chiesta parlamentare su come si è arrivati al memorandum, conces- sione della cittadinanza ai figli di migranti nati in Grecia, disarmo dei poliziotti durante le manifesta- zioni, misure severe per combatte- re l’ evasione fiscale e la corruzio- ne, rivendicazione dei debiti di guerra da Berlino.

EURO E DEBITO

SETTIMANA CRUCIALE PER LA GRECIA
di Anna Maria Merlo

L'Eurogruppo vuole "un piano" preciso dalla Grecia e rappresentanti della trojka sono ad Atene. Londra soffia sul fuoco del Grexit ("solo questione di tempo" per Greenspan, ex Fed). Francia e Italia cercano di calmare il gioco. Padoan risponde a Varoufakis: il "contagio italiano è escluso". Per Gabriel (Spd, vice-cancelliere), ci sono probabilità "pari a zero" che la Germania prenda in considerazione la richiesta di riparazioni di guerra

Set­ti­mana cru­ciale per la Gre­cia e il suo debito inso­ste­ni­bile. L’Eurogruppo preme e pre­tende che Varou­fa­kis ”con­se­gni” alla riu­nione straor­di­na­ria di domani a Bru­xel­les il “piano” per uscire dalla crisi. C’è chi getta olio sul fuoco e chi cerca di cal­mare il gioco. In Gran Bre­ta­gna, David Came­ron ha con­vo­cato un ver­tice con il can­cel­liere dello scac­chiere, George Osborne, e dei rap­pre­sen­tanti della Bank of England, per pre­ve­nire il “con­ta­gio” nell’eventualità di un Gre­xit. Per l’ex capo della Fede­ral Reserve, Alan Green­span, difatti, l’uscita della Gre­cia dall’euro “è solo que­stione di tempo” (lo ha detto in un’intervista alla Bbc).

Hanno invece cer­cato di cal­mare il gioco, ieri, Fran­cia e Ita­lia. Il mini­stro delle Finanze, Michel Sapin, a Istam­bul per il G20, ha affer­mato che “biso­gna assi­cu­rare un finan­zia­mento” alla Gre­cia, per­ché in caso con­tra­rio il paese “sarà preda di una pos­si­bile situa­zione di panico sui mer­cati”. Ma, ha aggiunto Sapin, “non pos­siamo dire solo finan­ziamo, finan­ziamo, per­ché la con­tro­par­tita di que­sto soste­gno deve essere il rispetto delle regole euro­pee da parte di Atene”.
Parole di disten­sione sono venute anche da Pier Carlo Padoan, in rispo­sta all’attacco di Yanis Varou­fa­kis, che irri­tato dall’approvazione da parte di Renzi della deci­sione della Bce di mer­co­ledi’ scorso, ha affer­mato in tv che l’Italia rischia “il fal­li­mento” con un debito “inso­ste­ni­bile”. Padoan, dal G20, ha pre­ci­sato che il debito ita­liano “non è sul tavolo” e alla “parole fuori luogo” di Varou­fa­kis ha rispo­sto che “l’obiettivo è tro­vare una solu­zione con­di­visa per la Gre­cia a par­tire dall’Eurogruppo”. Padoan ha escluso un “rischio con­ta­gio” per l’Italia e ha riven­di­cato il nuovo corso dell’agenda euro­pea, con “cre­scita, occu­pa­zione e inve­sti­menti”. Intanto Padoan ha pre­sen­tato a Bru­xel­les un piano per un inter­vento pub­blico sulle ban­che e il pas­sivo accu­mu­lato, in vista di nuovi “stru­menti per gestire il pro­blema dei cre­diti dete­rio­rati” che non venga respinto dalla Ue come un aiuto sta­tale irregolare.

Il governo greco fa un discorso senza con­ces­sioni, ma non ha rotto i con­tatti con Bru­xel­les. Per pre­pa­rare l’Eurogruppo dell’11, che pre­cede di un giorno il ver­tice Ue che sarà il debutto di Tsi­pras a Bru­xel­les, Atene acco­glie dei rap­pre­sen­tanti dell’odiata tro­jka: da dome­nica sono in Gre­cia Declan Costello, rap­pre­sen­tante della Ue nella tro­jka, con Tho­mas Wie­ser, pre­si­dente dell’Euro Wor­king Group, che pre­para la riu­nione dell’Eurogruppo. La Bce, che mer­co­ledi’ ha chiuso un rubi­netto di finan­zia­mento alla Gre­cia, rifiu­tando dall’11 feb­braio pros­simo in garan­zia le obbli­ga­zioni di stato gre­che (valu­tate “spaz­za­tura” dalle agen­zie di rating, per S&P ormai la Gre­cia è scesa a B-), resta divisa sulla mossa di mer­co­ledi’ scorso. A causa del mec­ca­ni­smo di rota­zione nel voto al con­si­glio dei gover­na­tori, alcuni paesi non erano pre­senti al voto che ha deciso il colpo di mano di mer­co­ledi’: tra essi la Fran­cia (e anche Gre­cia e Cipro). E la pre­si­dente del con­si­glio di vigi­lanza dellz Bce, la fran­cese Danièle Nouy, ha affer­mato che “oggi le ban­che gre­che sono molto più solide”.

Dalla Ger­ma­nia è arri­vato un nuovo secco “nein” alla richie­sta delle ripa­ra­zioni di guerra da parte di Tsi­pras. Per Sig­mar Gabriel, Spd e vice-cancelliere, la “pro­ba­bi­lità è eguale a zero”. La que­stione “è stata risolta 25 anni fa, giu­ri­di­ca­mente con il trat­tato 2+4” del ’90 (le due Ger­ma­nie più gli Alleati), che hanno accet­tato la rinun­cia alle ripa­ra­zioni (e la Gre­cia l’aveva appro­vato). “Non serve a nulla pro­se­guire su que­sta strada” ha con­cluso Gabriel, al semi­na­rio Spd di Nauen. Per il por­ta­voce del mini­stero delle Finanze di Ber­lino, non c’è “nulla di nuovo” su que­sto fronte.

ATENE CHIAMA
FIOM IN PIAZZA
di Riccardo Chiari,

All'attivo toscano dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini riepiloga i motivi della partecipazione alla manifestazione di sabato a Roma. Aderisce anche l'Arci, mentre in Corso Italia si sta discutendo sul che fare. Le minoranze Pd chiedono a Renzi di lavorare a un compromesso fra il governo greco e l'Ue.
Atene chiama, la Fiom ha già rispo­sto all’appello di piazza dell’Altra Europa, molti altri in que­ste ore ci stanno pen­sando su. “Abbiamo deciso di essere sabato a Roma – rie­pi­loga Mau­ri­zio Lan­dini – per­ché sia la Ces che la Fede­ra­zione euro­pea dell’industria, con note uffi­ciali, hanno detto che il piano pre­sen­tato da Tsi­pras e Varou­fa­kis può essere attuato. E se anche il debito pub­blico ita­liano fosse mutua­liz­zato, e a quel punto si pagasse 50 milioni di inte­ressi ogni anno invece dei 100 attuali, con gli altri a dispo­si­zione per gli inve­sti­menti e la difesa dei diritti e delle tutele dei lavo­ra­tori, cam­bie­rebbe o non cam­bie­rebbe la situa­zione nel nostro paese?”.

La rispo­sta è l’applauso dei 450 dele­gati metal­mec­ca­nici Cgil arri­vati da tutta la Toscana, nel veloce giro d’Italia che Lan­dini sta facendo in que­sti giorni con gli attivi regio­nali. Per fare il punto della situa­zione nelle fab­bri­che. Su che sta acca­dendo con il jobs act: “Non abbiamo mai vis­suto un pro­cesso del genere, che cam­bia la natura stessa delle rela­zioni sin­da­cali”. Sui con­tratti da rin­no­vare quando le con­tro­parti, dai ban­cari ai chi­mici, o li disdi­cono o pon­gono con­di­zioni cape­stro come la resti­tu­zione di parte del sala­rio. Poi sull’importanza di aumen­tare le iscri­zioni al primo sin­da­cato metal­mec­ca­nico, per pesare sem­pre più ai tavoli di trat­ta­tiva. Infine per riba­dire che lo scio­pero gene­rale di dicem­bre della Cgil è stato solo il primo passo di una mobi­li­ta­zione che deve andare avanti. E spie­gare che sì, si può fare.

Il ragio­na­mento del segre­ta­rio Fiom pro­cede passo passo. Molte argo­men­ta­zioni sono cono­sciute a chi mastica un po’ di poli­ti­che eco­no­mi­che e finan­zia­rie. Ma di fronte ai suoi iscritti Lan­dini ha — e sente — il dovere di spie­gare e rispie­gare il per­ché del pas­sag­gio poli­tico. Senza mai dimen­ti­care il suo punto di vista, quello del sin­da­ca­li­sta. “In tutta Europa – ricorda – è in atto una ope­ra­zione che punta a ridurre il ruolo dei sin­da­cati a sem­plici orga­niz­za­zioni azien­dali e cor­po­ra­tive. Il campo di gioco è quello, per la sem­plice ragione che ci sono 25 milioni di disoc­cu­pati nel con­ti­nente, sui quali si sta gio­cando per abbas­sare diritti e tutele a tutti gli altri. Dun­que non è un pro­blema solo ita­liano. Anche per­ché il governo ita­liano, come si dice dalle mie parti, comanda solo fino a mezzogiorno”.

Si gioca in Europa, ripete Lan­dini, per­ché dei 100 milioni di inte­ressi pagati ogni anno dall’Italia, una buona parte (“tra­mite la Bce”) fini­sce nelle casse della Bun­de­sbank tede­sca, che ha in pan­cia i titoli del debito ita­liano. “Se invece non paghi gli inte­ressi, soprat­tutto in que­sti anni di defla­zione, e resti­tui­sci il debito non in cin­que anni ma in trenta, non cre­dete che la situa­zione cambi parecchio?”.

I dele­gati toscani, ope­rai e impie­gati della fab­bri­che di una regione dove la Fiom ha con­qui­stato l’82% nei rin­novi delle Rsu, ascol­tano con atten­zione. Annui­scono. Applau­dono, quando il loro segre­ta­rio ricorda la let­tera della Bce del 5 ago­sto 2011: “C’era scritto che i ser­vizi pub­blici dove­vano essere pri­va­tiz­zati. Che salari e orari di lavoro dove­vano essere ‘rita­gliati’, azienda per azienda. Si doveva alzare l’età pen­sio­na­bile e abbas­sare gli asse­gni, ridurre il costo della pub­blica ammi­ni­stra­zione, dare ‘più libertà’ al mer­cato del lavoro, e ‘rifor­mare’ le isti­tu­zioni. Ebbene, sia Monti che Letta e ora Renzi hanno appli­cato tutto que­sto. Punto per punto”.

Non solo Fiom. Il comi­tato nazio­nale dell’Arci, per accla­ma­zione, ha dato l’adesione alla mani­fe­sta­zione di sabato. Anche den­tro la segre­te­ria Cgil si discute, più o meno infor­mal­mente, su che fare. E le mino­ranze del Pd hanno chie­sto a Renzi, Orfini e ai capi­gruppo Zanda e Spe­ranza di riu­nire le assem­blee par­la­men­tari e la dire­zione: “Per discu­tere della linea che il Pd terrà in occa­sione dei pros­simi appun­ta­menti euro­pei rela­tivi al caso Gre­cia”. Chia­mando al com­pro­messo, fra posi­zioni che fra loro restano oppo­ste, alla vigi­lia dell’Eurogruppo e dei ver­tice dei capi di governo Ue.

Intanto i metal­mec­ca­nici Cgil vanno avanti. Come treni. Al diret­tivo della con­fe­de­ra­zione del 18 feb­braio arri­verà la pro­po­sta di un pac­chetto di ore di scio­pero. Con­tro il jobs act e per modi­fi­care radi­cal­mente la legge For­nero. Si pensa ai ricorsi euro­pei, alle impu­gna­zioni dei licen­zia­menti, all’ipotesi di un refe­ren­dum abro­ga­tivo. “La nostra costi­tu­zione – ha ricor­dato Mau­ri­zio Lan­dini nella Casa del popolo di San Bar­tolo a Cin­toia – ci dà il prin­ci­pio di orga­niz­zarsi col­let­ti­va­mente, per discu­tere nelle aziende ma anche per con­tri­buire al miglio­ra­mento delle con­di­zioni sociali. Ebbene, non abbiamo mai avuto un governo come que­sto. Che non ha accet­tato un tavolo di discus­sione, men­tre appro­vava poli­ti­che con­tro i diritti dei lavoratori”

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