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Enrico Tantucci
Lo Stucky ritrova l’ala bruciata
24 Giugno 2006
Vivere a Venezia
Tre anni dopo l’incendio, la filologia architettonica aiuta l’immobiliarista di turno: allo Stucky albergo con finestre invece che attrezzature pubbliche. Dala Nuova Venezia del 20 maggio 2006: Con una postilla

Il Molino Stucky ritrova la sua facciata distrutta nell’incendio di tre anni fa. E’ stata scoperta ieri l’ala est del complesso neogotico tra il Bacino di San Marco e il canale di San Biagio. La parte più pregiata dell’edificio, che sorgeva su un antico convento dell’anno Mille e che fu poi usata come deposito delle farine. La novità sono le finestre aggiunte in verticale.

Sono quattro finestre doppie per ciascuno dei due corpi di fabbrica recuperati, che la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia ha concesso di aprire, perché presenti nel progetto iniziale dell’architetto Ernst Wullekopf, quando l’edificio fu realizzato alla fine dell’Ottocento, ma che poi furono invece murate per problemi di statica, per limitare le vibrazioni provocate dalla farina che cadeva dall’alto nei depositi.

Esse consentiranno di dare luce alle stanze del nuovo albergo che si affacciano su di esse. Recuperata anche la scritta dorata originale «Molino Stucky», a fianco della facciata principale del complesso neogotico ancora nascosta dai ponteggi e dai teloni protettivi, ma la cui scopertura di annuncia come imminente.

Si tratta, anche in questo caso, di un «com’era e dov’era» - come per la Fenice, ma in modo più convincente - perché i mattoni dell’ala est distrutta dall’incendio e ricostruita sono dello stesso tipo e della stessa colorazione degli originali: rossi, arancione e gialli.

La struttura dell’albergo nel complesso della Giudecca è ormai completata e si lavora alla finiture delle stanze. Il complesso dovrebbe essere pronto per l’inizio del 2007, mentre il centro congressi dovrebbe essere concluso qualche mese più tardi. Sono ormai avanzati anche i lavori per realizzare nella parte inferiore del complesso il sistema viario interno, che unirà centro congressi da circa 1300 posti, albergo da 400 stanze e centro fitness. Si lavora anche alla realizzazione, all’ultimo piano dello Stucky, dello spettacolare ristorante-bar panoramico realizzato con piscina e vista sulla laguna.

A segnare il passo, per ora, è invece il recupero dell’area degli ex stabilimenti della Scalera Film, destinata a diventare un grande parco urbano - secondo l’accordo raggiunto da tempo tra l’Acqua Marcia e il Comune - ma che non è stato ancora avviato a pieno ritmo.

Postilla

Preoccupazione filologica? No, speculazione immobiliare. Per comprenderlo, occorre andare un po’ indietro negli anni. Già nei piani del centro storico adottati nel 1974 (giunta DC-PSI) gli antichi silos dello Stucky erano destinati ad attrezzature pubbliche. Le successive giunte di sinistra confermarono questa destinazione, nell’ambito di un mix di funzioni che prevedeva, nell’insieme del complesso, un albergo, un centro congressi (che avrebbe dovuto costituire il core del progetto, e una quota di residenze convenzionate da riservare ai veneziani. L’immobile dei silos avrebbe dovuto essere ceduto al comune in conto oneri di urbanizzazione: si pensava di destinarlo agli archivi veneziani e veneti, dispersi nella città nelle sedi più stravaganti e improprie.

Non si riuscì a concludere l’accordo con la proprietà perché questa avrebbe voluto mano libera sulle residenze, mentre era unanime atteggiamento delle forze politiche dell’epoca (1970-1990), dai comunisti ai liberali, passando per socialisti, repubblicani, socialdemocratici, democristiani, che nessuna nuova casa avrebbe dovuto essere costruita a Venezia se non destinata ai cittadini veneziani. La giunta Cacciari-D’Agostino, abbandonando i “lacci e lacciuoli” che “ingessavano la città”, trovò, all’inizio degli anni Novanta, l’accordo con la proprietà mollando sulle residenze.

Ma l’appetito dei grandi immobiliaristi, e la cedevolezza degli amministratori e, dispiace dirlo, dei custodi dei beni culturali, non si arrestano. Due anni fa l’incendio (un incendio provocato da esperti). Oggi la svelatura dell’ultimo passaggio: albergo con finestrelle d’epoca dove erano previste attrezzature pubbliche.

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