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Stefano Pasta
L’Italia vende caccia al Kuwait. Da lì milioni di dollari al Califfo
17 Novembre 2015
2015-La guerra diffusa
«Li stiamo armando noi».
«Li stiamo armando noi».

Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2015 (m.p.r.)

«Il Kuwait è l’epicentrodel finanziamento deigruppi terroristi in Siria»,mentre il Qatar necostituisce il retroterra graziea “un habitat permissivoche consente ai terroristi dialimentarsi ”. Lo sostieneDavid Cohen, sottosegretarioamericano per il terrorismoe l’intelligence finanziaria,citando un rapportodel Dipartimento di Statodel 2013. Dai due Paesi edall’Arabia Saudita, per ilWashington Institute forNear Policy, l’Isis ha ricevutooltre 40 milioni di dollarinegli ultimi due anni. Al terrorismoislamista non mancanobenefattori nel Golfo.

E l'Italia che fa? Firmacommesse, esporta armi, intascapetrodollari. Quandol’11 settembre Matteo Renziha siglato un memorandumd’intesa con il primo ministrokuwaitiano, Finmeccanicaha registrato un +5,4%in Borsa. Spianava la stradaall’acquisto per 8 miliardi dieuro di 28 caccia Eurofighterdi un consorzio europeo incui l’azienda guidata daMauro Moretti pesa quasi lametà. La firma definitiva èquestione di settimane, laDifesa ci lavora dal 2012 e laministra Roberta Pinotti si èrecata più di una volta in Kuwait.Sarà la più grande commessamai ottenuta da Finmeccanica.

Il committente èil governo del Paese che il ilDipartimento di Stato Usaindica come base dei “finan -ziamenti a gruppi estremistiin Siria”.Del resto, dal 2012 al 2014il made in Italy ha esportatoarmi al Kuwait per 17 milionidi euro. Al Qatar 146 milioni.Come prevede la legge, tuttoapprovato dal governo.Proprio il Qatar è stato indicatocome il principale finanziatoredel Califfato daGeorge Smiley, nome di coperturadi un trafficanted’armi italiano intervistatodomenica da Report. Ha dettoda Londra: “È stato armatoin funzione anti Iran, ma poici è scappato di mano. Nelnostro ambiente si sa perfettamenteche l’Isis è una creaturadell’Occidente. Anchel’Italia a sua insaputa ha armatol’Isis, armando la Siriadi Assad e addestrando le sue milizie che poi sono passateall’Isis”. Poi fa il nome di OmaarJama, nipote dell’exdittatore del Puntland in Somalia,accusato di essere iltramite tra “insospettabiliche vivono a Roma” e i terroristidi Al Shabaab, affiliatiad Al Qaida in Africa.

Questo ex studente di Giurisprudenzaa Firenze è indagatoper reclutamentoclandestino di contractor etraffico d’armi dalla Dda diNapoli. Nel 2007, invece, halavorato come consulente della Spm, riconducibile aStefano Perotti, accusato diaver pagato benefit all’ex topmanager del Ministero delleInfrastrutture Ercole Incalzain cambio di appalti. È lavicenda che ha portato alledimissioni del ministroMaurizio Lupi.Nella ricostruzione di Report spuntano un campo diaddestramento nel Principatodi Seborga, paesino autoproclamatosiindipendentein provincia di Imperia, ipalazzi di Finmeccanica eGiorgio Carpi, indagato pertraffico d’armi con i Casalesie fondatore della LegioneBrenno, una struttura militaresegreta nata nel 1993 peroperare in Croazia.

È ben più che un’ipotesi chel’Isis sia stato armato e finanziatodalle monarchie delGolfo e si sia rafforzato con lacomplicità della Turchia.“L’Unodc (l’agenzia Onu chesi occupa di criminalità edroga, ndr) – spiega GiorgioBeretta dell’Opal (Osservatoriopermanente sulle armileggere) – stima che il 90%dei traffici illegali di armiproviene dal commercio legale.Frutto della triangolazioneo dell’aver armatogruppi che poi cambiano alleanze”. Dal 2005 al 2012 ivari governi italiani hannoconfermato commesse per375,5 milioni di euro in Libia(ora a chi sono in mano?).

InArabia Saudita, dove Renzi èappena stato in visita, esportiamobombe che per le associazionipacifiste vengonosganciate contro gli sciiti inYemen. L’ultimo carico èpartito da Cagliari il 29 ottobre.Per l’autorevole Sipri(Stockholm InternationalPeace Research Institute),l’Italia è stata la principale esportatriceeuropea di armiin Siria dell’ultimo decennio,131 milioni di euro. Abbiamorifornito sia Assad, sial’opposizione. Dal 2011 leconsegne sono sospese, maaumentano quelle verso iPaesi confinanti. La Turchiaper esempio: da meno di 30milioni di euro nel 2009 a oltre85 nel 2014. Difficile pensareche a Istanbul siano diventatitutti collezionisti diarmi o che il tiro al piattellosia diventato lo sport più diffuso.

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