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Tomaso Montanari
L’insensata «tournée» dei bronzi di Riace
6 Agosto 2010
Beni culturali
Considerazioni di buon senso a margine di una estemporanea boutade estiva del direttore alla “valorizzazione” del Mibac. Da Corriere del Mezzogiorno, 6 agosto 2010 (m.p.g.)

Vittorio Sgarbi, Andrea Carandini ed altri fans del direttore generale per la valorizzazione dei beni culturali, Mario Resca, ci spiegano in questi giorni perché i Bronzi di Riace possono viaggiare.

Essi si guardano bene, tuttavia, dallo spiegare per quale ragione dovrebbero farlo. Ma è proprio quello il punto. Il problema vero del circo delle mostre-evento non è quello della tutela delle opere, che si può e si deve assicurare caso per caso respingendo sia le impuntature dei conservatori, sia gli (assai più frequenti) abusi dei politici. Il problema vero è quale sia lo scopo, il beneficio, il senso ultimo di questa insensata «circuitazione di opere-icona» (eloquentissima perla di burocratese made in Resca).

Se i Bronzi di Riace partissero domani per un tour mondiale non ci sarebbero vantaggi per la conoscenza (si tratterebbe di un’operazione di marketing, non dell’occasione per rendere accessibile ad un vasto pubblico i risultati di una ricerca scientifica) e non ci sarebbero vantaggi per l’educazione pubblica (il concetto stesso dell’ostensione del singolo «capolavoro assoluto» è profondamente diseducativo e culturalmente desertificante).

Se poi il problema è che i visitatori a Reggio Calabria sono pochi, come si può affrontarlo mandando i Bronzi in tournée, piuttosto che — per dirne una— rifacendo la Salerno-Reggio? E chi può davvero pensare che se, poniamo, un canadese vedesse i due Atleti a Toronto, il giorno dopo correrebbe a comprare un biglietto per la Calabria? Il punto non è, dunque, stabilire se i Bronzi siano fragili o meno, ma comprendere che la costruzione del futuro non può passare attraverso la cannibalizzazione di un passato glorioso.

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