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Grazia Pagnotta
L'eroe borghese che offusca il buon socialista
25 Gennaio 2013
Maestri
«Le municipalizzate e la giunta Nathan. Una vicenda più articolata di quanto emerge nella discussione pubblica».

«Le municipalizzate e la giunta Nathan. Una vicenda più articolata di quanto emerge nella discussione pubblica».

il manifesto, 25 gennaio 2013

La figura di Ernesto Nathan è stata assunta sul piano politico e nel discorso pubblico divulgativo come emblema positivo di buon governo, per questo da celebrare. E la memoria ricostruita della storia di Roma lo ha posto come uno dei personaggi della narrazione novecentesca della città. Il convegno che in proposito si è svolto lo scorso sabato è stato così improntato, ma sarebbe appropriato effettuare un'osservazione equilibrata del personaggio, considerando l'esperienza collettiva della giunta.
All'epoca,nel 1907, liberali democratici, socialisti, repubblicani e radicali si unironoformando il «Blocco del popolo» (la denominazione ufficiale era Unione liberalepopolare) che sostenne l'elezione a sindaco di Nathan.

La giunta capitolinaespressa dal «Blocco» (7 liberali, 3 socialisti, 2 repubblicani e 2 radicali)raccolse le forze migliori della borghesia romana del tempo, meno legate aipotentati locali nati in parte dopo l'Unità e in parte ereditati dalla Romapontificia, e dunque fu più propensa delle precedenti a interventi chepotessero accelerare la modernizzazione della capitale. Governò fino al 1913,tra grandi difficoltà dovute alla natura delle questioni da affrontare, maanche alla diversità delle forze che la componevano. Soprattutto il sindaco el'assessore Giovanni Montemartini compirono un grande sforzo per tenere insiemele differenti anime politiche, fatica che non resse alla prova delle difficoltàreali.

Ma va detto che Nathan in alcuni momenti effettuò scelte che nonaiutarono la compattezza della giunta, come la decisione di portare il suosaluto allo zar in visita in Italia nel 1909. Nel gennaio-febbraio 1912uscirono dall'esecutivo i repubblicani, in disaccordo sulla nuova convenzionecon la Società anglo-romana che gestiva la distribuzione dell'energiaelettrica, indispensabile per garantire l'elettricità necessaria all'avviodelle linee tranviarie municipali; in agosto uscirono i socialisti,ufficialmente per ragioni di politica nazionale, ma che in realtà avevanosoltanto corroborato i ben più importanti accadimenti nell'attivitàamministrativa (accuse alla giunta di aver deluso le aspettative, tempi lunghiper la gestazione di una nuova legge per Roma, lunghe attese per i fondinecessari alle case popolari e alle municipalizzazioni, problema delcaroviveri, rivendicazioni operaie del 1908-1909, e saluto allo zar); ilsindaco e quel che restava della giunta diedero le dimissioni nel dicembre1913.


Alladata del 1912 ormai la coalizione aveva compiuto le sue opere politiche piùimportati, tra cui l'avvio della municipalizzazione del trasporto pubblico edella distribuzione dell'elettricità con la relativa costituzione delle aziendecomunali Atm e Aem. L'artefice ne fu il socialista Montemartini assessore aiServizi tecnologici. Fu il teorico più autorevole sulla materia, contribuendo acreare il contesto culturale nazionale necessario e a definire il pianonormativo della legge n. 103/1903, Assunzione diretta dei pubblici servizi daparte dei comuni. Di fatto con le sue riflessioni, argomentazioni e soluzioniche coniugavano sviluppo economico e libertà democratiche, impostò una culturametropolitana moderna, fino ad allora quasi assente in Italia.

ARoma i tempi per questo cambiamento erano ormai maturi, poiché i due servizisvolti dalle due monopoliste Società anglo-romana e «Società tramways edomnibus» erano molto inefficienti e poiché già dalla giunta precedente delmoderato Enrico Cruciani Alibrandi, si discuteva sulle modalità adottabili.Tanto maturi che il dibattito si svolse sempre su un piano concreto, e cheanche i cattolici furono a favore della municipalizzazione, partecipandoattivamente alla campagna per il referendum del 1909 (perfino l'«OsservatoreRomano» invitò a recarsi a votare).

Lemodalità che si proponevano erano differenti, ma a definire la soluzione fuMontemartini: per l'economista socialista si doveva affrontare la questioneosservandone i vantaggi nelle specifiche situazioni. E a Roma in quel frangentela soluzione doveva essere quella del «municipio concorrente», che primaavrebbe creato un suo servizio a fianco ai monopolisti, per poi procederegradualmente alla municipalizzazione completa. Senza questo scatto diconcretezza di Montemartini la città sarebbe rimasta ancora a lungo impantanatanella difficile situazione creata dai due monopoli.

Convinsetutti, ma nel 1913, quando ormai era uscito dalla giunta, cominciò adevidenziarsi che proprio Nathan non era convinto e che tra i due vi era unasostanziosa differenza di vedute. Alla critica di immobilismo sullamunicipalizzazione dei tram avanzata dall'ex-assessorre, il sindaco rispose dinon ritenere che i servizi pubblici avrebbero portato guadagno poiché quelliprivati erano più economici. La posizione di moderazione di Nathan sullemunicipalizzazioni fu definitivamente nitida nel 1918, nella fase di difficoltàche attraversava l'amministrazione Colonna nel portare a compimento il riscattodi tutte le linee tranviarie della Srto. Parlò dalle pagine del «Messaggero»,con un intervento stupefacente, e per questo importante, che a distanza di anniconfermava ciò che Montemartini e il gruppo socialista gli avevanorimproverato: «Sarebbe un errore a mio avviso abbandonare la concorrenzaattuale, per una specie di statizzazione di secondo grado. Ho i miei dubbi sel'esercizio di Stato delle ferrovie, soggette a tutte le politiche eparlamentari pressioni, non possa fra pochi anni far rimpiangere le passateconvenzioni con grandi concorrenti imprese private; così dubito se, scendendodi un grado dallo esercizio nazionale a quello municipale, gli interessi e lecomodità di Roma saranno appagati col tuffo nella municipalizzazione».

Perchédunque scegliere di assumere a metafora di buona amministrazione soltantoNathan e non tutta la giunta? E soprattutto perché non guardare piuttosto che aun «eroe borghese liberale», al riformista socialista di levaturainternazionale che fu Giovanni Montemartini?
Lasinistra romana rinata all'indomani del fascismo, fece propria l'esperienzadella giunta Nathan, scegliendo di riutilizzare la denominazione di «Blocco delpopolo» per la coalizione che vide insieme i comunisti guidati da Aldo Natoli,socialisti e azionisti. Ma lo fece guardando all'esperienza complessiva diquella giunta, non alla sola personalità del sindaco. Chi invece recuperòNathan nel discorso pubblico sulla città fu Marco Pannella nel 1993, cheappuntò l'attenzione innanzitutto sul suo anticlericalismo.

Ilperiodo della giunta Nathan è importante nella storia di Roma. Ma, in verità,per capire fino in fondo l'ambito amministrativo, politico e sociale dellacapitale all'inizio del Novecento occorre che gli storici ricostruiscanol'intera storia amministrativa cittadina dalla fine dell'Ottocento fino algovernatorato fascista. E occorre che studino ancora questa giunta a partiredalle carte d'archivio, e non a partire da un'idea o da un'interpretazione,perché nel mestiere di storico non c'è scorciatoia al documento. Nathan è statostudiato sui verbali del consiglio comunale, meno sui verbali della giuntamediante i quali si possono articolare meglio le posizioni dei componenti, enon a sufficienza sull'ampia e vivace stampa romana, attraverso la quale puòemergere con più chiarezza la battaglia politica piena di sfaccettature nellacapitale. Si può dunque augurare buon lavoro a chi vorrà farlo.

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