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Alberto Vitucci
Legge Speciale, il Comune all’asciutto
30 Agosto 2006
Terra, acqua, società
Figli e figliastri: tanti soldi (dannosi e inutili) al MoSE, zero soldi alla città. Da la Nuova Venezia del 30 agosto 2006

Soldi solo per il Mose. E la città chiude. «La situazione è drammatica», denuncia l’assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz, «la città non ha prospettive se non si interviene subito per la sua salvaguardia socioeconomica». Un messaggio chiaro al governo in vista del Comitatone di fine settembre. «Siamo certi che il governo Prodi», scandisce l’assessore, «troverà il modo di onorare i suoi impegni».

Significa che dalla prossima riunione del Comitatone il Comune si aspetta non soltanto una svolta sulla questione del Mose, con l’esame delle proposte alternative e la verifica dei cantieri. Ma anche nuova linfa finanziaria per gli interventi della manutenzione. Negli ultimi quattro anni il meccanismo della Legge Obiettivo ideato dal ministro Lunardi ha fatto sì che tutte le risorse disponibili per Venezia finissero al Mose e al Consorzio Venezia Nuova attraverso il Cipe. Solo una piccola quota dei fondi (circa il 10 per cento) veniva destinato alle necessità di Comune e Regione. «Nel 2006», spiega l’assessore, «non abbiamo avuto un euro. E se la tendenza continua così sarà un disastro». Significa, in concreto, che il Comune dovrà bloccare gli interventi e i cantieri di Insula per lo scavo dei rii e la manutenzione urbana. Ma anche che dovrà essere ulteriormente ridimensionato il programma per il restauro di case, il recupero abitativo che dovrebbe fermare l’inarrestabile emorragia degli abitanti dalla città storica.

«Questa è la vera emergenza della città», dice la Rumiz, «e per continuare il nostro programma abbiamo bisogno di risorse».

La richiesta del Comune, a parole già accettata dal governo, è stata quella di ripristinare l’antico meccanismo della Legge Speciale. In ogni Legge Finanziaria viene inserito il rifinanziamento della Legge, con fondi attribuiti direttamente agli enti interessati e la possibilità di contrarre mutui quindicennali.

Aveva funzionato piuttosto bene fino al 2002, anno di entrata in vigore della legge Obiettivo.

Da allora il meccanismo è cambiato. I soldi vengono dati direttamente al Cipe per il capitolo delle «grandi opere» e distribuiti poi dal Comitato interministeriale per la programmazione economica. Al Comune negli ultimi anni sono arrivate soltanto le briciole (circa 150 milioni di euro dei 1500 destinati alle imprese del Consorzio per il Mose) e nel 2006 non è stato stanziato nulla. Allarme rilanciato all’ultimo Comitatone dal sindaco Cacciari. Adesso la situazione è drammatica. Perché in assenza di garanzie precise, molti interventi di restauro alle case e ai grandi palazzi storici dovranno essere rinviati o sospesi.

Se ne parlerà al prossimo Comitatone, che sarà convocato a Venezia entro la fine di settembre.

All’ordine del giorno anche la richiesta del Comune di modificare il progetto Mose e valutare le alternative possibili, meno costose e secondo gli esperti di Ca’ Farsetti ugualmente efficaci per proteggere la città dalle acque alte.

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