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Roberta De Rossi
Legambiente attacca, Costa replica
5 Ottobre 2013
Venezia e la Laguna
Dice l’associazione ambientalista:«Navi a Marghera per rigenerare il territorio». Risponde il Porto: «Lo stiamo già facendo». La Nuova Venezia, 5 ottobre 2023, con postilla

Dice l’associazione ambientalista:«Navi a Marghera per rigenerare il territorio». Risponde il Porto: «Lo stiamo già facendo». La Nuova Venezia, 5 ottobre 2023, con postilla

«Il futuro della città non viaggia sulle grandi navi. Scalo a Marghera, pianificazione integrata e rigenerazione urbana sono le chiavi per il nuovo rinascimento della città», «un semplice divieto, sebbene indifferibile, al transito delle navi da crociera davanti a San Marco non sarebbe sufficiente». Così Legambiente scrive al presidente del consiglio Enrico Letta e ai ministri competenti Andrea Orlando, Massimo Bray e Maurizio Lupi, Una presa di posizione che è anche una risposta in tempo reale al «Sì al numero chiuso, mai a Marghera», del presidente del porto Paolo Costa, impegnato a difendere con le unghie il progetto di scavo del canale Contorta dell’Angelo per collegare il Canale dei Petroli alla Marittima, e mantenere così a Venezia lo scalo passeggeri. Ieri il botta-e-risposta ambientalisti-porto è andato in scena via comunicati stampa. Legambiente pensa che «lo spostamento della stazione marittima per le navi da crociera a Marghera, possa rappresentare la giusta soluzione». L'invito al governo - spiega Sebastiano Venneri, responsabile mare dell’associazione - è «a definire una politica industriale che assuma il turismo e il futuro di Venezia come asset fondamentale per il Paese. Con lo spostamento lontano dal fragile cuore della città, si eviterebbe il passaggio delle grandi navi all'interno del Canale della Giudecca e del bacino di San Marco e si consentirebbe il rilancio della zona industriale».

«Come ambientalisti e come cittadini», aggiunge il presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro, «non possiamo più accettare soluzioni del secolo scorso», bocciando «drasticamente le proposte di escavo di uno o più nuovi canali all'interno della laguna, avanzate dall'Autorità Portuale e da altri soggetti economici e politici». «Siamo molto grati a Legambiente per la sollecitazione a risolvere il problema costituito dal passaggio delle grandi navi da crociera davanti a San Marco in un'ottica strategica che guardi anche “alla rigenerazione” dell'area inquinata e abbandonata di Marghera», replica in una nota al vetriolo il presidente dell’Autorità portuale, «ma ci piacerebbe che Legambiente potesse dare uguale attenzione al problema dei tempi e costi delle bonifiche». «Vogliamo rassicurarla», prosegue Costa, che ha bocciato il porto passeggeri a Marghera considerandolo incompatibile sia con le crociere sia con i traffici commerciali, «che l'Autorità Portuale sta lavorando ad un piano di sviluppo che punta ad una Marghera post-chimica re-industrializzata sulla manifattura leggera e sulla logistica. Non si sta limitando a pianificare, ma sta già agendo concretamente e pagando con risorse proprie il disinquinamento dei fondali dei canali portuali lagunari, la bonifica e riconversione dell'area ex Alumix di 36 ettari che vedrà operare dal 2014 un nuovo terminal traghetti dedicato alle Autostrade del Mare, la bonifica e riconversione dell'area dismessa ex Montefibre-Syndial di quasi 100 ettari che diventerà il terminal portuale e logistico a terra del terminal d'altura e la bonifica e l'ampliamento del parco ferroviario».

postilla

Due domande. A Legambiente. Sanno che l’ingresso dei Bestioni del mare dalla Bocca di Malamocco per raggiungere Porto Marghera comporterebbe l’ulteriore allargamento e approfondimento del famigerato Canale dei petroli, tra le principali cause del degrado idraulico ed ecologico della Laguna, che dal 1977 il Parlamento italiano aveva prescritto fosse drasticamente ridimensionato? Se non lo sanno, leggano, ad esempio, il piccolo saggio di Lidia Fersuoch, Confondere la Laguna, nella collana Occhi aperti su Venezia di Corte del fòntego editore. Al Sindaco di Venezia. Qual è il progetto del comune da lui amministrato per la riconversione di Porto Marghera? Oppure è intenzione sua, e dei suoi collaboratori, di abbandonare il futuro urbanistico (cioè funzionale, ambientale, sociale, economico) di quell’area nelle mani di chi ha solo una visione miope del futuro della più bella città del mondo, e considera il patrimonio naturale e culturale costruito in un millennio di civiltà soltanto come un giacimento da consumare per far fare quattrini a un pugno di privilegiati?

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