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L’efebo pellegrino
27 Luglio 2012
Beni culturali
L’auriga di Mozia spedito in giro per il mondo contro il parere dei tecnici: ennesimo abuso del nostro patrimonio culturale da parte della politica. L’Espresso e Corriere del Mezzogiorno, 27 luglio 2012 (m.p.g.)

Auriga globetrotter

Francesca Sironi - L’Espresso

Momentaneamente assente. E chissà per quanto. L'Auriga di Mozia, una delle più straordinarie sculture greche, ha lasciato Marsala per fare da star nella mostra olimpionica del British Museum di Londra. Poi sarà trasferito a Malibù e forse anche in Ohio. Tornerà in Italia nel 2014, in un giorno imprecisato. Ma si tratta di un campione molto fragile: ha circa 2450 anni e tanti acciacchi. Per questo — come può rivelare "l'Espresso" - una perizia nel 2008 aveva escluso categoricamente la possibilità che l'opera venisse mandata in tournée. Ma gli assessori della Regione Sicilia l'hanno ignorata, spedendo il capolavoro in una rischiosa missione di propaganda mondiale delle bellezze isolane. Eppure il divieto di espatrio porta la firma di Guy Devreux, responsabile del restauro di marmi dei Musei Vaticani, uno dei massimi esperti in materia. Che scrive: “È impossibile eseguire una fredda descrizione sullo stato di conservazione di questa scultura senza sottolineare che si tratta di un'opera di singolare bellezza, che colpisce in modo indimenticabile ogni visitatore che ha la fortuna di poterla ammirare,,. Il cocchiere è testimone di una rivoluzione: il passaggio da arte arcaica a classica. E’ stato rappresentato "di sbieco", rompendo lo schema arcaico della rappresentazione frontale, e mostra il suo corpo sotto un panneggio "bagnato" tipico della classicità. Lo hanno ritrovato nel 1979 a Mozia, l'isoletta poco distante dalla costa trapanese che ospitava una fiorente città fenicia poi conquistata dai puniti: si tratta infatti, con ogni probabilità, di un'opera saccheggiata a Selinunte dopo l'arrivo dei cartaginesi. Una preda bellica di enorme valore già all'epoca: «Ultima delle più belle sculture sopravvissute dall'antichità», conferma Peter Higgs, curatore della mostra " Winning at the ancient games", realizzata al British Museum per le Olimpiadi.

Ovvio che tutti i musei del pianeta sognino di esporre l'atleta di Mozia. Nel 2007 una direttiva della Regione Sicilia firmata dall'assessore Nicola Leanza lo inserì in una lista di 21 opere inamovibili. Poi l'anno dopo il "certificato medico" dell'esperto dei Musei Vaticani. Ma l'Istituto Culturale italiano di Londra è riuscito a battere il veto. La delegazione sorridente che ha firmato l'accordo col British Museum era formata dall'ormai ex assessore Sebastiano Messineo, il direttore dei beni culturali Gesualdo Campo e il responsabile del servizio museografico siciliano Stefano Biondo. «Il nostro Auriga è la prima statua ospitata nel salone del fregio del Partenone», sottolinea Campo, «ed è un motivo di grande orgoglio e visibilità per la nostra regione. E poi l'Auriga era già destinato a breve ad un altro viaggio». Infatti: dopo Londra, l'Auriga partirà alla volta degli Stati Uniti, per rispettare l'accordo firmato nel 2007 dall'allora ministro Francesco Rutelli. Un'intesa che ha chiuso le trattative per ottenere la restituzione della Venere di Morgantina, trafugata dalla Sicilia e finita al Paul Getty Museum. Così da aprile ad agosto del 2013, il capolavoro di Mozia sarà al Getty di Malibù per la rassegna "Sicily: Between Greece and Rome", esposizione che si sposterà a Cleveland per poi arrivare a Palermo: «Non è detto però che anche l'Auriga vada in Ohio, stiamo ancora discutendo i dettagli dell'accordo», precisa Biondo. Di viaggi comunque si parla, e lunghi. E destinati a riaprire la discussioni su un tema sempre scottante, quello dei prestiti delle nostre opere d'arte.

Come quando, nel 2005, il "Satiro danzante" di Mazara del Vallo venne prestato al Giappone per l'Expo: la Regione aveva promesso che in cambio la sala del museo che ospita il satiro sarebbe stata climatizzata, ma niente è stato fatto. L'anno seguente, per portare il"Cristo Morto" di Mantegna a Mantova Vittorio Sgarbi scatenò una guerra contro la Soprintendenza di Brera: alla fine Rutelli concesse il prestito. E nel 2007, mentre l'Annunciazione di Leonardo veniva preparata per il viaggio a Tokyo, un senatore del Pdl arrivò a incatenarsi al loggiato degli Uffizi per protesta. Ora tocca all'Auriga. E sì che Devrrux era stato categorico: «La scultura del Giovane di Mozia non deve assolutamente più essere trasportata in altre sedi museali. Questo andrebbe a compromettere il suo stato di conservazione in modo irreversibile». Perciò la Fondazione Whitaker; che gestisce il museo di Mozia, ha cercato di opporsi al trasferimento: «Siamo riusciti perlomeno ad ottenere che l'Auriga arrivasse a Londra via mare e terra, e non in aereo», dice Maria Enza Carollo, direttore della Fondazione: «La cabina pressurizzata e le bassissime temperature dell'aereoplano potrebbero danneggiarla gravemente». Negli Stati Uniti però ci andrà di sicuro in jet. E la Fondazione ha scritto una lettera chiedendo dettagli alla Regione. «Ma i malati sono pietre», replica Campo, «molto più solidi di alcuni dipinti che spesso vengono trasferiti in aereo. Non vedo quale sia il problema nell'inviare l'Auriga in America. E poi siamo costretti a farlo nel segno del protocollo del 2007». Su questo punto, il ministero dei Beni Culturali non è d'accordo: il patto con il Getty non indicava quali fossero le opere da scambiare.

Intanto a Mozia i turisti si lamentano. «Abbiamo dovuto risarcire intere scolaresche che hanno rinunciato al viaggio», dice la Carollo, «e la stagione si presenta magra: molti hanno disdetto le prenotazioni». Per l'assessorato, la Fondazione non ha da lamentarsi. In cambio dell'Auriga ha ricevuto per questi mesi dal British Museum l'Apollo di Strangford: una bella statua, ma di certo non una star che possa compensare l'eccezionalità dell'atleta. ll Getty invece, annuncia Campo, «renderà la statua con un nuovo basamento antisismico offerto da loro». Che però non proteggerà l'Auriga nel corso del viaggio per il quale ormai è partito, senza sapere quando tornerà.

Concessioni chi decide?

Tomaso Montanari – Corriere del Mezzogiorno

Tra le tante ipocrisie che avvolgono e nascondono il sistematico tradimento dell'obbligo costituzionale della tutela del patrimonio storico e artistico una delle più insopportabili riguarda la formazione delle decisioni dell'amministrazione pubblica. Chi decide, ad esempio, cosa si può prestare, o cosa no, ad una mostra? La delicata, e ovviamente discrezionale, valutazione del rischio materiale e dell'opportunità culturale dei prestiti è affidata ad organi tecnici (le soprintendenze, i comitati tecnico-scientifici del Ministero per i beni culturali), ma alla fine la decisione finale spetta agli organi amministrativi centrali del Mibac. Il paradosso è che nei rari casi in cui i tecnici danno parere negativo, prevale una pretesa «ragion di Stato» (in realtà quasi sempre la ragione, privatissima, dell'interesse personale dei promotori dell'iniziativa) e alla fine l'opera viene comunque imballata e spedita. Ultimo caso, l'Auriga di Mozia: il meraviglioso marmo greco del V secolo avanti Cristo prestato al British Museum non per una mostra scientifica, ma come «testimonial del patrimonio artistico e culturale siciliano» (parole dell'assessore alla cultura siciliano) in occasione delle Olimpiadi londinesi, e poi destinato ad un lungo soggiorno sulla Faglia di Sant'Andrea, al Getty Museum. Il prestito è avvenuto contro il motivato parere della Soprintendenza di Trapani, e per volere incontrastabile della Giunta regionale: un prestito dei politici contro i tecnici, un trionfo della cosiddetta “valorizzazione" ai danni della tutela. Il ministro Ornaghi, in visita a Mozia, si è detto, come sempre, tranquillo: «La Regione avrà valutato bene». Tutto va bene, madama la marchesa: almeno finché un capolavoro non finirà in frantumi. Chissà se almeno quel giorno qualcuno comprenderà a cosa servono i pareri dei tecnici.

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