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Sergio Marotta
Le scelte che non aiutano Pompei
16 Agosto 2010
Beni culturali
Nel recente scontro con la Corte dei Conti, i problemi del sito che il commissariamento di Protezione Civile non ha risolto, ma peggiorato. Come volevasi dimostrare. Su Corriere del Mezzogiorno, 15 agosto, 2010 (m.p.g.)

La recente polemica tra la Corte dei conti e la Protezione civile sulla gestione dell’emergenza a Pompei dimostra due cose: la prima è il fallimento di tutte le riforme della pubblica amministrazione degli ultimi anni; la seconda è che l’emergenza è diventata il modo ordinario per spendere soldi pubblici in deroga alla legislazione vigente. Ma andiamo con ordine. Da sempre in caso di catastrofi naturali, terremoti, inondazioni, epidemie ecc. è possibile spendere soldi pubblici per fronteggiare il pericolo immediato e per assistere e mettere al sicuro le popolazioni colpite.

È evidente che i controlli sulle spese effettuate in queste circostanze non possono che essere successivi all’effettivo impiego dei fondi che certo non può attendere i tempi lunghi della contabilità di Stato. La sostanza dell’emergenza, dunque, dal punto di vista dell’amministrazione, consiste nella deroga alle procedure ordinarie giustificata dalla straordinarietà degli eventi. Insomma accade nel pubblico quello che accade normalmente in una famiglia quando si trova a dover affrontare una malattia, un incidente, un evento imprevisto che costringa a mettere mano al portafoglio per poter fronteggiare la situazione. Ma chi decide se un evento è straordinario oppure no? Nel caso di terremoti o di altre catastrofi è del tutto intuitivo. Il problema nasce quando l’emergenza è costituita dalla necessità di realizzare un evento considerato straordinario nei tempi rapidi legati a scadenze non rinviabili. In questo caso è l’amministrazione pubblica che valuta di non essere in grado di rispettare i tempi e di raggiungere gli obiettivi con le procedure ordinarie.

Così il ricorso alle procedure derogatorie è andato via via estendendosi, di pari passo con il giudizio negativo dell’amministrazione su se stessa e sulle proprie capacità. Ecco la spiegazione del primo punto. Le riforme della Pubblica amministrazione degli ultimi anni tra cui le famose leggi Bassanini - che, come affermato dallo stesso autore, furono concordate parola per parola con Franco Frattini, già Consigliere di Stato ed esperto di riferimento di Forza Italia - non hanno affatto restituito efficienza ed efficacia all’azione amministrativa ordinaria. Tanto che gli eventi affidati all’amministrazione straordinaria sono andati col tempo aumentando di numero e di importanza fino a ricomprendere una regata velica internazionale, i mondiali di nuoto o una visita del Papa, cioè eventi che in altri tempi sarebbero stati normalmente affidati alle amministrazioni pubbliche competenti per materia e territorio.

Ma l’estensione del giudizio negativo dell’amministrazione su se stessa è andata al di là di ogni immaginazione comprendendo situazioni di grave degrado, di incuria e di abbandono provocate dall’inefficienza della stessa amministrazione. È così che nasce il caso di Pompei dove la Pubblica amministrazione, nonostante le numerose riforme, non è stata in grado di proteggere e valorizzare ed offrire in condizioni decenti agli italiani e ai turisti di ogni parte del mondo uno dei siti archeologici più importanti e più visitati del pianeta. Lo strumento cardine della legislazione sulla Protezione civile è quello della deroga alla legislazione ordinaria che restituisce efficacia e rapidità alla spesa pubblica.

Ma se si autorizza la Protezione civile a intervenire con procedure straordinarie anche per porre rimedio ai disastri provocati dall’inefficienza di un altro ramo della stessa pubblica amministrazione, quale sarà il prezzo finale che il Paese dovrà pagare all’incapacità di realizzare una seria riforma della macchina burocratica?

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