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Francesco Giavazzi
Le quattro questioni vitali per Venezia
18 Gennaio 2010
Terra, acqua, società
Da una tribuna inaspettata una critica a Tessera City, e – allusivamente - alla mercificazione della città. Ma non sa che al Lido il disastro è già cominciato prima del Commissario. Il Corriere della Sera, 18 gennaio 2010

L’elezione del sindaco di Venezia non è solo una questione locale. Per la straordinaria bellezza di questa città, per la sua storia, il sindaco di Venezia ha grandi responsabilità e verrà giudicato non solo da chi a Venezia vive, ma anche dai molti che nel mondo amano questa città. Dopo il ritiro di Massimo Cacciari, il suo successore sarà probabilmente scelto domenica, nelle primarie del Partito democratico.

Diversamente dal pasticcio pugliese, le primarie di Venezia sono un caso riuscito, un confronto leale fra tre candidati molto diversi: una socialista, un indipendente cattolico, un rappresentante della sinistra «verde». E tuttavia la campagna elettorale che si è svolta in laguna non ha finora affrontato alcuno dei veri nodi di Venezia. Domenica conosceremo il nome del probabile nuovo sindaco (alle provinciali dello scorso anno il vantaggio del centrosinistra, senza l’Udc, fu di 9 punti), ma non il suo progetto per la città. Non è troppo tardi: Laura Fincato, Giorgio Orsoni e Gianfranco Bettin dovrebbero in questi giorni, prima del voto, spiegare come pensano di affrontare quattro questioni vitali per il futuro di Venezia.

1. Marghera o Tessera? Il porto di Marghera è un’area industriale in dismissione, molto inquinata e che blocca la trasformazione di Mestre in una città aperta sul mare. Mi ricorda il waterfront di Boston, prima che la città abbattesse le barriere che la separavano dal mare e trasformasse quell’area un tempo degradata in uno dei quartieri più belli ed eclettici di tutti gli Stati Uniti. Sul waterfront di Mestre, aperto su Venezia, si potrebbe trasferire, come è avvenuto a Boston, il porto turistico: sia per imbarcazioni da diporto che per grandi navi da crociera. Il nuovo porto darebbe un futuro a migliaia di lavoratori oggi occupati in cantieri e raffinerie senza alcuna prospettiva. In questo modo si libererebbe Santa Marta, un’altra area che soffoca Venezia— senza parlare della follia di transatlantici di oltre 100 mila tonnellate che passano a poche decine di metri dalla Punta della Dogana. Ci sarebbe spazio anche per il nuovo casinò che tanto sta a cuore all’amministrazione della città. La giunta Cacciari ha scelto invece un progetto diverso: la costruzione di un nuovo insediamento vicino all’aeroporto di Tessera, in aree oggi ancora agricole. Questa scelta ha certamente favorito chi, anticipandola, ha acquistato terreni a Tessera: ma ha senso cementificare la campagna e lasciare Marghera nel degrado? Poiché, se si investe a Tessera, non ci saranno i soldi per riqualificare Marghera, né per spostare il porto. Che ne pensano i tre candidati?

2. Il decreto legge sul Federalismo demaniale, approvato il mese scorso dal governo, consente il trasferimento alla città del «patrimonio culturale» oggi di proprietà dello Stato, una definizione che a Venezia è alquanto vaga perché comprende tutto. Che progetti hanno i tre candidati? Per l’Arsenale, l’isola di Poveglia, Sant’Andrea e tanti altri luoghi? Intendono insistere perché siano inclusi nell’elenco dei beni trasferiti? Con quali denari li riqualificherebbero? E per l’Arsenale, intendono accettare la privatizzazione di fatto di quest’area (che rappresenta circa un settimo dell’intera superficie cittadina) consentendo che sia assegnata all’impresa che vincerà la gara europea per le opere di manutenzione del Mose?

3. Per evitare di diventare Disneyland, Venezia potrebbe puntare sull’università e i suoi studenti. Cà Foscari ha dato un segnale, voltando pagina ed eleggendo un rettore giovane e intelligente. Ciò che manca sono studenti che risiedano a Venezia e facciano vivere la città. Non ci sono perché i palazzi vuoti si contano a decine, ma non c’è una Casa dello studente degna di questo nome. Quali sono i progetti dei tre candidati?

4. Per accelerare la costruzione di un secondo palazzo del cinema al Lido (costerà la bellezza di oltre 70 milioni), il governo ha nominato un commissario. Bene, ma le competenze del commissario si sono via via estese e oggi egli ha di fatto pieni poteri sull’intera isola. Anche qui vi sono interessi potenti: una società immobiliare ha acquistato entrambi gli alberghi storici (Excelsior e Des Bains), uno dei quali verrà trasformato in appartamenti. E dopo gli alberghi sarà la volta dell’ospedale al mare. Da queste scelte il sindaco è stato di fatto estromesso: al Lido potrà sempre andare, da turista. Sono d’accordo con tutto ciò i tre candidati?

P.S. Mi sono rivolto ai tre candidati del Partito democratico. Il ministro Brunetta dice che fare il sindaco gli piacerebbe, e non poco. Per lui aggiungerei una domanda. Conosciamo la sua predilezione per Aleksey Stachanov, ma crede davvero che gestire una città bizantina e complicata come Venezia sia compatibile con le sue responsabilità di ministro, con un sindaco a mezzo servizio?

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