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Alessandra Comazzi
“Le più belle dimissioni in 150 anni”
6 Dicembre 2011
Articoli del 2011
«Benigni show da Fiorello, 15 minuti con Berlusconi al centro del monologo». La Stampa, 5 dicembre 2011

Erano esattamente le 22,48 quando Roberto Benigni ha fatto irruzione cantando, un po’ stonato, «La porti un bacione a Firenze», nell’ultima puntata di «Il più grande spettacolo dopo il weekend», Raiuno: era attesissimo, ma Fiorello tergiversava. Anche troppo. Alla fine, non è stato uno dei migliori interventi del comico toscano. La stessa gag «parlo di Berlusconi o no, Mazza vuole che ne parli, mi ha detto “daje”» sembrava una reale incertezza. Forse davvero Benigni era tentato, saggiamente, di non parlare più dell’ex premier, ma poi, trascinato da una sorta di «voluptas», lo ha fatto. Alternando sfottò a Berlusconi, e complimenti al conduttore. Ammiccando al pubblico: «Non c’è più». E, rivolgendosi a Rosario: «Sei il più grande show man d’Italia. Sei rimasto l’unico. A meno che non voglia dare le dimissioni anche tu…». «Da quando è cominciato questo programma, non mi sono mai perso il Grande Fratello. Mi è piaciuta l’idea di quando parli con i capi di Stato stranieri. L’ho già sentita, un comico che parla con i capi di Stato…». «Le più belle dimissioni degli ultimi 150 anni». «I tagli? Alla Roma l’altro giorno giocavano tre in meno. Questa crisi è terrificante. Ci sono i momenti belli e i momenti brutti. Anche in televisione. Ora c’è Fiorello, dopo c’è Vespa. Che ieri ha parlato di te, e stasera c’è Monti. Monti, è il suo destino, viene sempre dopo un comico. Non siamo mica nel Medioevo, non c’è gente, nei parlamenti, con avvisi di garanzia, un sacco di privilegi, scorte, cavalli blu, che fanno le orge. Un mese fa, prima che Berlusconi si dimettesse, l’Italia aveva due grandissimi problemi: ora è rimasto solo il debito pubblico. Si può dire quello che si vuole, ma quanto ci siamo divertiti noi con Berlusconi! Quando Monti dice: ce la faremo, sappiamo che si riferisce alla situazione dell’Italia. Di questi, nessuno ruba. Monti non ruba, è già ricco di suo. Anche Berlusconi era ricco di nostro. Bossi e la secessione, l’idea fissa di tutta la vita, ci è affezionato. Ho sentito un leghista dire che la Padania esiste perché esiste il grana padano. Quando Berlusconi ha dato le dimissioni, mi sono chiesto: perché? Lui fa rimettere a posto tutto, poi nel 2013 si ripresenta. Adesso non ne parla più nessuno, di lui, ma io ti sarò sempre fedele, come l’Arma dei Carabinieri, ti saremo sempre al fianco, uno a destra, uno a sinistra. Lui ha lasciato l’Italia mezza morta: ritorna, vedrete che ritorna, non gli piace fare le cose a metà. Tutta la storia si potrebbe raccontare come una favola. Lui aveva tante principesse, tutte sul pisello. C’erano anche tante nipoti, ma una era nipote del gatto con gli stivali, e c’era un’orca tedesca, culona, culetta».

Poi fanno, i due, l’Inno del corpo sciolto (anche Fiorello dice le parolacce, Checco insegna). Benigni ricorda Pertini, la pace, la guerra, la solidarietà e l’onestà, grazie, prego, sipario. Dopo Benigni c’è stato Pippo Baudo, e prima c’erano già stati Jovanotti e Roberto Bolle, che aveva sollevato il Rosario come un fuscello. Già era stato lodato il profilattico, il «salvalavitapischelli», alla faccia di Raiuno e del Vaticano, Monti già gratificato della canzoncina «alla fiera del premier per due soldi un pochettino le tasse aumentò». Già era stato, il presidente del Consiglio, criticato alla fiorelliana maniera per la scelta di andare da Vespa: «Non ci doveva andare, l’ha già fatto qualcun altro e fece il contratto agli italiani. Ora lei che farà? Il testamento?». Prima di Benigni, già era stata presa in giro Elsa Fornero per le sue lacrime: «Mi ha commosso il ministro Fornero. Mi ha fatto pensare al coccodrillo, ma la nobiltà d’animo della signora rimane». E ancora: «Ci hanno sempre aspettato. Quando lui si dimise, il giorno dopo arrivai io. E adesso, qual è la frase che di più si dice? Lacrime e sangue, allegria!». Arrivederci, Fiorello.

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