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Luca Palladino
Le mura di Paestum: 50 anni di edificazione in un territorio vincolato
7 Ottobre 2006
I risultati di un'indagine sul consumo di suolo per il convegno di Italia Nostra in onore di Umberto Zanotti Bianco. Paestum, 11 novembre 2005 (m.p.g.)

L’argomento di questa analisi riguarda ciò che è accaduto nella fascia di rispetto di 1000 metri, istituita all’esterno delle mura di Paestum con una legge dello Stato, la legge 5 marzo 1957, n.220, sostenuta fortemente da Zanotti Bianco. Lo studio è stato condotto con particolare riferimento all’analisi del consumo di suolo nell’ambito del territorio vincolato. In generale, il monitoraggio del consumo di suolo è un tema di estremo interesse per l’urbanistica, poiché investe appieno alcune tra le principali questioni che la pianificazione è chiamata ad affrontare: la forma della città, la distribuzione sul territorio delle funzioni, il conflitto tra usi alternativi del suolo. In altre parole, il consumo di suolo rappresenta la misura dell’espansione delle aree urbanizzate a discapito dei terreni agricoli e naturali. In questo caso va aggiunto il fatto che si tratta di terreni vincolati.

Il sistema informativo territoriale (Sit)

Lo strumento utilizzato è un software per la realizzazione di un sistema informativo territoriale che permette di correlare informazioni alfanumeriche a poligoni graficizzati su basi cartografiche ufficiali. E’ questo, come ben sanno gli addetti ai lavori, un sistema che può essere implementato con un’infinità di dati e nel quale possono confluire tutte le informazioni di tipo territoriale, da quelle geologico - ambientali a quelle urbanistiche, economiche, demografiche, sociali, storiche.


Le basi cartografiche utilizzate sono relative a tre rilievi: il primo effettuato nel 1956 a cura dell’Igm, siamo quindi ad un anno dall’emanazione della legge 220.


Il secondo rilievo si riferisce all’anno 1978, quindi a circa 20 anni dall’emanazione della legge ed è stato effettuato dalla società Alisud.


Il terzo rilievo è relativo all’anno 2000 ed è stato realizzato dalla società Cartosystem.


L’analisi del consumo di suolo

Con riferimento al Sit utilizzato, il dato grafico è costituito dai poligoni risultanti dall’inviluppo dei vertici degli edifici rilevati dalle 3 aerofotogrammetrie, comprensivo delle loro pertinenze. A questi poligoni si associa il dato numerico calcolato dal programma stesso ed è costituito dalla superficie, espressa in ettari.


La legge 5 marzo 1957, n. 220

Descritto il metodo di indagine, occorre considerare nel dettaglio il contenuto della legge in questione. E’ composta da soli 4 articoli. Il primo individua la fascia di rispetto di 1000 metri intorno alle mura; il secondo vieta esplicitamente, tra l’altro, la costruzione di qualsiasi edificio; il terzo consente ampliamenti e modifiche autorizzate dal Ministero solo alle costruzioni già esistenti. Infine con il quarto articolo, viene escluso l’indennizzo.

Si tratta del cosiddetto “vincolo indiretto”, riscontrabile anche nell’art.21 della legge 1° giugno 1939, n.1089, a sua volta simile a quello introdotto dalla legislazione francese con il termine di “intorno al monumento”. Questo tipo di vincolo si esprime mediante un’azione complementare di tutela del bene culturale, introducendo la facoltà di prescrivere distanze, misure ed altre norme dirette a salvaguardare gli immobili oggetto della tutela e ad evitare che ne venga danneggiata la prospettiva, la luce, insomma la giusta collocazione ambientale.

Allo stesso tempo, pur escludendo qualsiasi indennizzo ai proprietari degli immobili compresi nella zona di rispetto, la legge Zanotti Bianco non prevede l’esproprio delle aree agricole così vincolate, nonostante potesse essere attuabile agli stessi scopi con l’articolo 55 della legge 1089/39.

Il consumo di suolo

Nell’immagine successiva si vede il grado di consumo di suolo registrato al 1956, quindi a un anno dall’emanazione della legge.


Nella cartografia successiva è evidenziata la fascia di rispetto che si “irradia” dalla cinta muraria fino a un chilometro di distanza. In rosso è evidenziata la superficie urbanizzata preesistente all’apposizione del vincolo, al netto delle infrastrutture viarie e ferroviarie.


Dopo circa due decenni (1978), il grado di urbanizzazione è quello che si rileva nella successiva cartografia. Come si può notare, sono i versanti sud e sud-ovest quelli maggiormente interessati dall’edilizia abusiva, che si articola essenzialmente lungo i tre principali assi viari oggi denominati via Torre di Paestum, via Licinella e via Magna Grecia.


Dopo altri vent’anni, nel 2000, i suoli vincolati già aggrediti dall’urbanizzazione illegale vengono ulteriormente occupati da processi di intasamento edilizio dei lotti già edificati.


Nella successiva immagine, a completamento del rilievo effettuato per l’anno 2000, data la loro significativa estensione, sono state riportate anche le serre. Questa è la situazione registrabile a circa 50 anni dall’emanazione della legge Zanotti: non sembra essere proprio quel green belt, che ci si aspettava.


La quantità di suolo consumato per l'edificazione, escluse le infrastrutture, è sempre in aumento (130, 700 e 1.100 ettari nell'intero territorio; 10, 56 e 80 ettari nella fascia di rispetto). Nel monitoraggio relativo all'anno 2000, le serre installate risultano essere pari a circa 35 ettari.

Se, quindi, può sembrare, a colpo d'occhio, che la crescita irrefrenabile dell'espansione delle aree urbanizzate sull'intero territorio di Capaccio sia stata di tale portata nel cinquantennio considerato (in cui si è passati da 130 a1.100 ettari), che una settantina di ettari in più di suolo consumato intorno alle mura di Paestum possa considerarsi un fatto quasi "fisiologico", dall'analisi emerge che non solo il consumo di suolo non si è mai fermato, né all'interno della fascia di rispetto, né all'esterno di tale fascia e cioè nei suoli edificabili e non del resto del territorio di Capaccio, ma, addirittura, in rapporto alla relativa superficie territoriale (cioè dividendo la quantità di suolo consumato nella zona vincolata per la superficie di tutta quanta tale zona e la quantità di suolo consumato nel territorio di Capaccio per la superficie territoriale dell'intero Comune), si ricava che il suolo consumato nella fascia di rispetto della 220/56 è più incidente nell'area vincolata, che fuori. Infatti, si passa dall'1,41% del 1956 al 7,68% nel 1978, fino ad arrivare al 10,64% nel 2000, contro valori costantemente inferiori nel resto del territorio comunale.

Il territorio vincolato dalla Zanotti Bianco del 1957 al 2000

Le foto successive illustrano, all’interno della fascia di rispetto, le tipologie edilizie più diffuse all’interno del tessuto urbano rappresentato, nelle cartografie precedenti, dai poligoni colorati.


Si riscontra chiaramente che il territorio a est e a nord delle mura è ben diverso da quello a sud e a ovest. Queste foto infatti riguardano il lato a monte dell’antica città.

Ben diverso è quello che si riscontra lungo i tracciati viari dalla Torre lungo la linea di costa e dal versante sud delle mura verso la Licinella e la località S. Venere. L’aggregazione dei fabbricati avviene sostanzialmente in allineamento lungo tali strade; si tratta di edifici a 2 o 3 piani spesso in cattivo stato di manutenzione e privi di qualità formale e tecnologica. Le utilizzazioni più diffuse determinano un mix funzionale caratterizzato essenzialmente da residenze, alberghi e pubblici esercizi, commercio al dettaglio, parchi gioco.


In conclusione vorrei evidenziare che la legge 5 marzo 1957, n.220 non fu il primo provvedimento di tutela dell’area circostante alle mura. Infatti, già esisteva il vincolo di inedificabilità estesa ad una fascia di 300 metri e un altro apposto in località Lupata, dalle mura fino al mare, istituito con decreto ministeriale 25 marzo 1933, ai sensi dell’articolo 1 della legge 11 giugno 1922, n.778. Se dall’angolazione con cui è stata scattata questa foto alla fine degli anni Quaranta, a pochi anni all’emanazione della legge Zanotti Bianco, …


…passiamo alla successiva, scattata nello stesso periodo, ci si presenta in primo piano, completamente libero da edificazione, proprio il versante interessato dal vincolo del decreto del 1933, contro cui si oppose il proprietario del fondo, Carlo Casabella. Dalla lettura del ricorso al Ministero dell’Educazione nazionale si evince che esso venne emanato per la “notevole importanza paesistica in relazione alla valorizzazione della magnifica spiaggia Tirrena”, ma precedentemente all’emanazione del vincolo, con probabile eliminazione della Torre, si sarebbe voluto costruire una cittadella a vocazione turistica con i caratteri dell’urbanistica di quell’epoca.


Di lì a pochi anni precisamente questa zona sarà una delle teste di ponte per lo sbarco della V Armata.

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