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Dario Pappalardo
Le città prima di Google Maps
6 Luglio 2011
Recensioni e segnalazioni
Riflessioni attorno all’ultimo lavoro di Cesare De Seta dedicato alle vedute urbane prima delle nuove tecnologie. La Repubblica 6 luglio 2011 (f.b.)

Prima di Google Maps, di Google Earth, dei satelliti, rappresentare una città era un’arte. E non certo minore, se pittori come Bruegel ed El Greco ritraevano dettagli precisi di Napoli o Toledo. Ai Ritratti di città (Einaudi, pagg. XX-378, euro 38) Cesare de Seta dedica il frutto di un lungo studio sostenuto dalla Maison des Sciences de l’Homme di Parigi. Una ricognizione supportata da un ricco apparato di immagini che permette di tracciare una storia dei centri urbani così come erano percepiti tra il XVI e il XVIII secolo.

Perché è con il Rinascimento che lo sguardo sulle città si apre davvero: gli artisti le scoprono insieme alla prospettiva. La grande Tavola Strozzi, dipinta a tempera tra il 1472 e il 1473 da Francesco Rosselli (l’attribuzione è stata per anni al centro di dispute tra gli storici dell’arte) è il capolavoro della raffigurazione urbanistica rinascimentale. Vi compare nitida in una giornata di luce la costa di Napoli come si vedeva dal mare a metà Quattrocento: da Castel dell’Ovo fino al campanile di San Pietro ad Aram, con chiese e costruzioni tuttora bene identificabili.

Un vero e proprio virtuosismo è poi quello compiuto da Jacopo de’ Barbari nel 1500 con la sua incisione su rame di Venezia: la capitale della Serenissima è vista dall’alto con i simboli e le allegorie. Per quattro anni l’editore Kolb di Norimberga fu autorizzato a venderne gli esemplari a tre ducati, un prezzo molto alto per l’epoca, lo stesso delle tele dipinte dai grandi maestri. Segno, questo, di come un prodotto del genere interessasse già il collezionismo privato e non solo le amministrazioni che individuavano nelle vedute un mezzo di esaltazione dell’autorità civile.

L’interesse diventa moda con la diffusione della stampa. Le botteghe producono "libri di città" con immagini che corredano i testi, ma anche fogli sciolti che hanno dalla loro la facilità di trasporto. L’arte cede così il passo all’artigianato. La Cosmographia universalis di Sebastian Münster è il "bestseller" (46 edizioni, 6 lingue) della cartografia di metà Cinquecento. Più volte ristampata e ampliata, l’opera comprende incisioni che sintetizzano l’aspetto delle principali città europee con accenni all’Asia, all’Africa e persino alle Americhe. Il secolo dei Lumi toglierà un po’ il tocco del meraviglioso per privilegiare quello scientifico. Non più solo "veduta", il ritratto di città diventa una pianta utile per controllare e dominare lo spazio urbano. Nasce la topografia.

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