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Daniela Preziosi
Le cinquanta sfumature della sinistra italiana
18 Gennaio 2015
Articoli del 2015
La "brigata Kalimera" porta un saluto dall'Italia e chiede un aiuto alla Grecia. Una tappa nel faticoso cammino della ricostituzione di un'unità a sinistra».

Il manifesto, 17 gennaio 2015

Riu­nione di fami­glia della sini­stra anti-renzista ieri a Mon­te­ci­to­rio. Ci sono tutti, nuovi amici ex com­pa­gni, vec­chi com­pa­gni ex amici: da Nichi Ven­dola a Pippo Civati a Ste­fano Fas­sina, ma c’è anche Paolo Fer­rero, Anto­nio Ingroia, Luca Casa­rini, l’attore Ivano Mare­scotti, il costi­tu­zio­na­li­sta Gianni FerraraChi non poteva, ha inviato un mes­sag­gio, come il socio­logo Marco Revelli.

A pochi passi, nel Tran­sa­tlan­tico, infu­ria la bat­ta­glia sul pros­simo pre­si­dente della repubblica. Qui, nell’auletta delle con­fe­renze stampa, le cin­quanta sfu­ma­ture della sini­stra sono d’accordo su un nome. Però è Ale­xis Tsi­pras, e non stiamo par­lando dell’Italia ma della repub­blica greca che il pros­simo 25 gen­naio andrà al voto. Tsi­pras e la sua Syriza, la coa­li­zione della sini­stra radi­cale, sono favo­riti e da ieri pun­tano per­sino a un governo monocolore.

L’occasione della rim­pa­triata è la pre­sen­ta­zione ai media della cam­pa­gna di soli­da­rietà “Cam­bia la Gre­cia, cam­bia l’Europa”. C’è un appello fir­mato da mille e cin­que­cento per­sone e c’è una spe­di­zione della auto­no­mi­nata (e autoi­ro­nica) “Bri­gata Kali­mera”, due­cento ita­liani che andranno ad Atene, spiega Raf­faella Bolini (dell’Altra Europa, già dell’Arci), «a por­tare a Syriza la nostra vici­nanza e ammi­ra­zione, a chie­dere a loro di vin­cere anche per noi».

La cam­pa­gna di soli­da­rietà infatti «va rove­sciata», spiega Luciana Castel­lina, gior­na­li­sta e fon­da­trice del mani­fe­sto ma anche poli­tica di lungo corso, «in realtà non è Syriza a rice­vere la nostra soli­da­rietà, ma noi la loro». Non è una bat­tuta: in Gre­cia la sini­stra sta per vin­cere le ele­zioni, in Ita­lia fin qui ha mira­co­lo­sa­mente messo insieme un 4 per cento alle euro­pee, un milione di voti. Ma la spe­ranza c’è: «Non avrei mai pen­sato - dice Castel­lina - che la sini­stra greca, liti­giosa come e più di quella ita­liana, sarebbe riu­scita a stare unita».

Ma il punto non è (per ora) l’Italia, o solo l’Italia, ma il cata­cli­sma poli­tico che può por­tare su tutta Europa l’eventuale vit­to­ria di Ale­xis Tsipras.

«Tsi­pras è l’alternativa alla povertà e alla paura», attacca Ven­dola, al con­tra­rio di Renzi che ha vis­suto il «fal­li­men­tare» seme­stre di pre­si­denza della Ue «come una cri­tica di costume alle poli­ti­che dell’austerità, non come una cri­tica poli­tica all’impianto libe­ri­sta dell’Europa». Per Pippo Civati le ele­zioni in Gre­cia «rap­pre­sen­tano una sfida che inve­ste anche il Pd. C’è una con­ti­nuità che dob­biamo ritro­vare», dice, all’indirizzo degli ex alleati di Sel, quelli della ‘sini­stra di governo’.

Sta­volta con Civati è d’accordo anche Paolo Fer­rero, segre­ta­rio di Rifon­da­zione comu­ni­sta, che riven­dica la pri­ma­zia dei rap­porti con la sini­stra radi­cale greca, quando da noi Tsi­pras era un nome sco­no­sciuto. Oggi in Gre­cia si può pun­tare, dice, a «un’alternativa che non sia solo pra­tica di oppo­si­zione e di con­flitto ma anche di governo. E’ il segnale che dovremmo dare anche noi in Italia». Insomma, la morale è che per vin­cere le scom­messe ita­liane serve innan­zi­tutto che i greci vin­cano le loro.

Per Ste­fano Fas­sina, Pd, sono «inac­cet­ta­bili le inge­renze che tanti governi e isti­tu­zioni euro­pee hanno fatto pesare sulla Gre­cia» (Più tardi, alla dire­zione del suo par­tito pro­pone una mozione che dice esat­ta­mente così: e sarà appro­vata, anche Renzi dirà sì). Quelle di Tsi­pras, con­clude Fas­sina, non sono ricette estre­mi­sti­che: «E’ pro­prio il con­tra­rio: la pro­po­sta di Syriza è rea­li­stica e mette in evi­denza che un’alternativa è pos­si­bile e neces­sa­ria. La sini­stra rie­sce a unirsi e a vin­cere, quando costrui­sce un pro­gramma auto­nomo rispetto al para­digma dominante». E anche qui si parla di Gre­cia, ma il discorso sem­bra per­fetto anche per l’Italia.

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