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Arianna Di Genova
Le belle statuine
14 Marzo 2009
Beni culturali
Un inaspettato aiuto della Regione Lazio (centrosinistra) all'esautorazione dei poteri delle soprintendenze sui beni archeologici. Il manifesto, 14 marzo 2009

Beni culturali, opposizione in stato confusionale. Dalle opere a Palazzo Chigi all'ok per il commissariamento delle aree romane

Un'interrogazione al ministro Bondi per chiedere informazioni sul destino delle quattro statue che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha chiesto per sé e il suo parterre, a «decoro» delle stanze del potere a Palazzo Chigi. A perderle, sarebbe il Museo delle Terme di Diocleziano e a condurle fra gli scranni del Parlamento è stata ieri la capogruppo del Pd, Manuela Ghizzoni. Peccato che la questione del tour didattico (così come quello annunciato dei Bronzi per il G8) sia noto già da circa un mese e non si capisce perché l'opposizione se ne accorga solo in punta di primavera. Una delle statue richieste sarebbe in realtà un magnifico gruppo marmoreo, quello di Marte e Venere, rinvenuto durante gli scavi di Ostia. La «scusa pubblica» per quest'atto di spoliazione governativo è che le suddette sculture giacciono impolverate in bui depositi museali. La notizia è falsa: le opere sono allestite in sale chiuse e sprangate da tempo a causa della cronica mancanza di fondi, della carenza di guardiania e dell'impossibilità di far fronte ai costi di gestione del museo. E come ha risposto a tutto ciò il governo? Non certo offrendo alla fruizione collettiva (italiana e straniera) quei capolavori cercando di «oliare» la macchina dei beni culturali con un qualche flusso finanziario; al contrario, ha chiuso i rubinetti, tagliando ulteriormente le risorse del patrimonio culturale, lo stesso che a più riprese i suoi rappresentanti non perdono occasione di definire, con enfasi mediatica, «il grande giacimento petrolifero del nostro paese».

In più, il trasferimento delle statue, in perfetto stile napoleonico, finisce per avere un alto valore simbolico, essendo il museo interessato da quella «rapina» il primo a costituirsi dopo l'unità d'Italia. Potrebbe essere uno degli ultimi atti dell'era Bondi - corta, incisiva e nefasta - prima che il ministro prenda il volo per coordinare le attività del Pdl. Dietro di sé, lascia in eredità ai posteri il direttore generale Mario Resca (esperto in hamburger e casinò) e probabilmente un'idea di trasformare i reperti in slot machine da far fruttare a ogni giro di manovella. Sull'uso di quelle manovelle si destreggerà, come ventilato, Quagliariello? Sicuro è invece che chi salirà al timone del dicastero dovrà farsi un viaggetto a Abu Dhabi. Certo, se l'arte deve fatalmente vagabondare per il mondo, Palazzo Chigi è una mèta meno impervia e più vicina degli Emirati...

Sulle varie questioni scoppiate intorno al caso «beni culturali», la cosa pià grave è che l'opposizione sembra essere entrata in stato confusionale. Se l'archeologo Andrea Carandini, un tempo spirito libero della sinistra, risponde sollecito alla chiamata di Bondi, non perde un minuto e corre ad occupare la poltrona ancora calda dell'(ex) amico Salvatore Settis al Consiglio superiore, dall'altra parte, la Regione Lazio «crolla» sul commissariamento dell'area archeologica romana e di Ostia, ritenuta da molti un nuovo «sacco di Roma».

Dopo una lotta quotidiana - fino a ieri mattina ancora in corso - condotta dall'assessora alla cultura Giulia Rodano contro l'emergenzialità che rischia di cancellare le figure dei soprintendenti (coadiuvata da Giovanna Melandri, responsabile cultura Pd e da Cecilia D'Elia, assessora alle politiche culturali della Provincia, pronte entrambe a non accettare la messa sotto «tutela politica» di insigni studiosi e esperti di settore), il presidente Piero Marrazzo ha pensato bene di sparigliare la sua stessa giunta - e quelle «amiche» - nel tardo pomeriggio. Con un lancio di agenzia ha fatto candidamente sapere a tutti di aver dato l'assenso al commissariamento, purché a tempo limitato e purché Bertolaso rispetti le regole, non spazzi via le competenze dei soprintendenti. Una scelta avvenuta dopo il pressing del decreto della protezione civile che paventa possibili crolli nell'area del Palatino, resi più concreti dalle abbondanti piogge della stagione. A ruota, si sono congratulati con Marrazzo il sottosegretario Giro, il sindaco Alemanno, l'assessore Croppi. La sua è una posizione «non ideologica», hanno detto. Resta il fatto che la Regione non ha poteri decisionali, elargisce solo pareri. Che bisogno c'era allora di srotolare quel tappeto rosso? «L'importante - afferma Giulia Rodano - è vigilare che non venga toccato l'equilibrio dei poteri sul territorio e che, surrettiziamente, il commissariamento non sia una consegna delle aree al Campidoglio». Infatti, il commissario esiste già e non è Bertolaso: si chiama Angelo Bottini, soprintendente statale.

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