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Vezio De Lucia
L’asocialità del mercato
22 Ottobre 2009
Recensioni e segnalazioni
Recensione a Città e lavoro, il libro a cura di E. Salzano, O. Mancini e S. Chiloiro, su Rassegna Sindacale, n. 38, 2009 (m.p.g.)

Si è svolta ad Asolo la quinta edizione della scuola estiva di eddyburg. Credo che molti dei lettori di questa rivista conoscano eddyburg, il sito di Eddy Salzano, urbanista notissimo, professore all’Iuav di Venezia, città di cui è stato anche amministratore, autore di libri che hanno insegnato l’urbanistica a generazioni di studenti, e non solo. Il suo sito si occupa “di urbanistica, società, politica e di argomenti che rendono bella, interessante e piacevole la vita”, anche se ogni giorno pubblica prevalentemente cronache tutt’altro che piacevoli sugli scandali, le politiche dissennate e le speculazioni ai danni del Belpaese.

La scuola di eddyburg di quest’anno ha trattato degli spazi pubblici: declino, difesa, riconquista, e si è conclusa sabato 12 settembre a Padova confluendo nel convegno nazionale della Cgil che ha discusso lo stesso tema della scuola. Agli allievi e ai partecipanti al convegno è stato distribuito, insieme ad altri materiali, il libro scritto a più mani Città e lavoro. La città come diritto e bene comune, che raccoglie i contributi, soprattutto di urbanisti e sindacalisti (delle Camere del lavoro di Bologna, Ferrara, Modena, Padova, Reggio Emilia, Venezia, Vicenza, Roma). Quasi tutti si rifanno ai documenti approvati al convegno dell’European social forum di Malmö del 2008, e hanno insieme partecipato a un convegno su città e territorio tenuto l’anno scorso a Venezia, anche quello per iniziativa di eddyburg e della Cgil. Il filo che unisce gli interventi è che città e lavoro sono le due principali vittime del neoliberismo, e che le politiche urbane del neoliberismo accentuano tutti fenomeni di segregazione, discriminazione, disuguaglianza che esistono nelle nostre città.

Uno degli interventi più lucidi di Città e lavoro è di Oscar Mancini, dirigente sindacale del Veneto, protagonista del movimento di contestazione alla base militare Usa di Vicenza, da tempo collaboratore di Salzano e “ambasciatore” del mondo del lavoro presso eddyburg. Mancini sviluppa un convincente ragionamento sulla necessità dell’incontro tra la cultura rossa e quella verde: “è necessario un incontro tra il movimento sindacale e i comitati, le associazioni, i gruppi, spesso nati spontaneamente attorno a un evento, una minaccia, un progetto.

Una nuova coscienza collettiva che nasca da questo incontro non può che essere fondata sulla consapevolezza dell’incapacità del mercato di risolvere i problemi derivanti dal carattere intrinsecamente sociale e collettivo della città e del territorio, in contrasto con il carattere individualista proprio dell’ideologia che sta alla base del sistema capitalistico, ovvero dell’attuale sistema economico-sociale”. Anche se, continua Mancini efficacemente citando Alberto Asor Rosa: “una classe operaia ecologista ancora non s’è vista, ma neanche s’è visto un militante ecologista capace di ‘pensare’ la questione sociale contemporanea”. La sfida insomma è difficile, ma non ci sono alternative se vogliamo uscire dall’impasse dove siamo rimasti intrappolati negli ultimi lustri.

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