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Tomaso Montanari
L’arte di creare il nulla a tavolino
22 Luglio 2012
Beni culturali
Il marketing del nostro patrimonio artistico è speculare alla disinvoltura con cui abbattiamo i monumenti danneggiati dal terremoto. Il Fatto Quotidiano, 21 luglio 2012 (m.p.g.)

Se c’è ancora un motivo per perder tempo con la galattica bufala caravaggesca, è che essa mette a nudo gli ingranaggi del bufalificio.

Il modello è quello dell’arte contemporanea: dove, da decenni, un ‘artista’ si crea a tavolino, dal nulla. Come lì non conta nulla la qualità, qua non conta nulla la ricerca: la responsabile del Gabinetto disegni del Castello Sforzesco ha detto che non ha mai visto i due ‘scopritori’ studiare le opere.

Quel che invece conta davvero è la comunicazione: i contatti, i lanci, gli eventi, gli scandali e perfino le risse. E se il contemporaneo è, da tempo, materia più da pierre che da critici o storici dell’arte, siamo sulla buona strada perché la stessa fine la faccia la storia dell’arte antica.

Caravaggio, ormai, è più di là che di qua. Negli scorsi mesi, una campagna martellante ha accreditato l’attribuzione di una seconda Medusa. Basta guardarla per capire che è una copia, più tarda e comunque ottusa, di quella celeberrima degli Uffizi. Ma la società di comunicazione «Once – Extraordinay Events» l’ha lanciata in modo assai efficace, anche grazie alla disponibilità di storici dell’arte ‘ottimisti’. E i risultati sono stati clamorosi. In una puntata di «Chi vuol esser milionario», Gerri Scotti ha chiesto quale soggetto fosse stato dipinto da Caravaggio una sola volta: la concorrente ha indicato («senza l’ausilio di alcun aiuto», narrano le cronache) la Medusa degli Uffizi. Ed aveva perfettamente ragione: ma il ‘pubblico a casa’ è insorto, perché la campagna promozionale era stata tanto pervasiva che tutti sapevano che esisteva un’altra Medusa. Il finale tragicomico è stato che, nella puntata successiva, Scotti si è dovuto scusare.

È istruttivo sapere che Once ha curato anche la recente sfilata di moda agli Uffizi, ed è l’«agenzia di riferimento territoriale che supporta la ricerca» della Battaglia di Anghiari brandita da Matteo Renzi.

Masai agli Uffizi, Caravaggio finti, Leonardi immaginari: tutto fa brodo in un marketing per cui l’arte figurativa è, davvero, «carne da cannone», come scriveva Roberto Longhi. In un paese in cui si fa fatica a spiegare perché i monumenti danneggiati da un terremoto non debbano essere abbattuti con la dinamite, tutto questo non è solo un errore: è un crimine.

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