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Sergio Lironi
L’alluvione di Padova e Vicenza: catastrofi annunciate e colpevole inerzia
11 Novembre 2010
Veneto
Un’analisi dell’alluvione nel Veneto centrale e delle sua cause: miopia, insipienza e incompetenza raggiungono il limite della criminalità. Scritto per eddyburg, 11 novembre 2010

Oltre 120 comuni e mezzo milione di persone colpiti dalla piena del Bacchiglione, che ha causato tre vittime, oltre 10.000 sfollati ed un miliardo di danni. Come sempre ci si domanda, a posteriori, se qualcuno aveva previsto ciò che poi è accaduto e se si potessero prevenire o quantomeno mitigare gli effetti catastrofici di eventi naturali che tendono a riprodursi con sempre maggiore frequenza. In questo caso una precisa risposta può essere trovata con la lettura del Piano di Assetto Idrogeologico predisposto nel 2007 dall’Autorità di Bacino Brenta-Bacchiglione. Il piano infatti indicava in modo puntuale gli interventi necessari per contrastare il pericolo di alluvioni. Tra questi in particolare la formazione di bacini di espansione, la realizzazione di opere di laminazione, l’adeguamento delle sezioni idrauliche, le sistemazioni arginali, la necessaria manutenzione dei manufatti, il potenziamento delle idrovore lungo tutto il corso dei fiumi Brenta e Bacchiglione e dei loro affluenti e nei principali nodi idraulici quale quello della città di Padova. Il tutto per una spesa complessiva prevista di 668.919 mila euro.

Quante di queste opere sono state realizzate in questi anni? A quanto pare poco o nulla, se è vero quanto affermato dal Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta in un’intervista del 9 novembre, nella quale si denuncia il fatto che, dopo la frammentazione delle competenze operata negli ultimi anni, sono venuti a mancare persino i fondi per le manutenzioni delle canalette e degli argini, mentre la cementificazione del territorio ha prodotto un cambiamento della velocità di scolo e l’esondazione dei canali.

668 milioni possono sembrare una cifra enorme, ma in realtà sono di molto inferiori alla spesa di un miliardo considerata oggi necessaria dal Presidente della Regione per far fronte ai danni provocati dall’onda di piena del Bacchiglione: una spesa che dovrebbe servire a ripristinare le opere ed i fabbricati danneggiati, ma che ancora una volta non metterà in sicurezza il territorio.

Tutto ciò conferma come purtroppo la salvaguardia idrogeologica del territorio non sia mai stata una priorità nelle scelte politiche e di bilancio dei governi nazionali e regionali degli ultimi decenni, tant’è che - come documentato in questi giorni dal WWF - i finanziamenti per il Ministero dell’Ambiente - nella finanziaria di Tremonti e nonostante le proteste della Prestigiacomo - sono quelli che sembrano destinati a subire uno dei più drastici tagli, passando dai 1.649 milioni del 2008 ai 513 previsti per il 2011. Anche nella finanziaria regionale si era previsto un taglio di 26 milioni per le politiche di salvaguardia: taglio che si può auspicare verrà annullato a seguito dei tragici eventi del 2 novembre.

C’è quindi da sperare che, dopo le solenni dichiarazioni di questi giorni, realmente si modifichino gli indirizzi e le priorità delle politiche territoriali passando dalla gestione delle emergenze alla prevenzione, ponendo un freno alla cementificazione ed investendo nelle infrastrutture per la salvaguardia dell’ambiente piuttosto che in nuove infrastrutture stradali di cui francamente non si sente la necessità.

Da questo punto di vista, un segnale positivo sembra giungere dall’ultimo Consiglio Comunale di Padova, che all’unanimità ha votato un progetto di legge da presentare in Regione per lo studio e per la redazione di un progetto preliminare finalizzati al completamento dell’Idrovia Padova-Mare, una delle grandi incompiute della nostra regione che potrebbe felicemente integrare le funzioni di salvaguardia idraulica (funzionando come canale scolmatore per le piene del Brenta e del Bacchiglione, con una capacità di 400 mc/sec) con quelle trasportistiche (alternative all’assurda camionabile voluta dalla Regione) e che potrebbe altresì costituire un fondamentale elemento di riqualificazione ambientale e paesaggistica di tutti i territori attraversati.

Priorità d’investimento dunque, ma anche riordino e concentrazione delle competenze, nonché approfondimento ed aggiornamento degli studi e delle cartografie tecniche. E’ infatti piuttosto sconcertante osservare che molte delle aree alluvionate nei giorni scorsi non corrispondono affatto a quelle indicate a rischio idraulico dalla “Carta delle fragilità” dell’ultimo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della Provincia di Padova, mentre decisamente più azzeccate risultano le previsioni derivate dagli studi effettuati dal professor Luigi D’Alpaos con un sofisticato modello matematico bidimensionale. Tanto più preoccupante appare la sottovalutazione del rischio evidenziata dalla cartografia del PTCP, se si considera che tutti i piani intercomunali e comunali di questi anni proprio su questa cartografia si sono basati per la pianificazione delle nuove espansioni e trasformazioni urbane e per la redazione delle relative valutazioni di compatibilità idraulica.

Padova, 11 novembre 2010

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