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Adriana Pollice
L'affare dei rifiuti. Parla Sodano consigliere FDS
5 Ottobre 2010
Clima e risorse
«Dall’inaugurazione hollywoodiana dell’anno scorso allo show down di questi giorni: l’emergenza rifiuti a Napoli non è mai finita». Il manifesto, 5 ottobre 2010

«La cricca, con il suo affarismo amorale, ha abitato in Campania prima di estendere i suoi tentacoli» si legge nell'introduzione al libro La peste. La mia battaglia contro i rifiuti della politica italiana, autori Nello Trocchia e Tommaso Sodano (Rizzoli; 18,50 euro; 250 pp), in libreria da questa settimana. Giornalista il primo, politico il secondo, eletto al Senato, Sodano ha fatto parte della commissione d'inchiesta sulle Ecomafie ed è stato poi presidente della Commissione ambiente, dalle sue denunce è partita l'inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio dell'ex governatore Antonio Bassolino, della famiglia Romiti e dell'Impregilo (azienda costruttrice dell'inceneritore di Acerra). Oggi è consigliere provinciale per la Federazione della Sinistra e dai banchi dell'opposizione continua a seguire la vicenda rifiuti da vicino, visto che proprio l'ente di piazza Matteotti deve gestirne il ciclo.

Sodano, non era finita la crisi?

Il 26 marzo dell'anno scorso, Berlusconi allestisce un set hollywoodiano per l'inaugurazione del termovalorizzatore, con tanto di flash mentre preme il tasto d'avvio. «È un gioiello, quelli dell'Impregilo sono degli eroi, problema finito» ripeteva davanti alle telecamere. A parte il fatto che l'inquinatissima Acerra era il posto meno adatto, l'impianto è stato avviato in violazione della normativa italiana ed europea. La Commissione Ambiente aveva chiesto 27 adeguamenti, lo inaugurarono con un ordinanza in deroga. Mancavano cose come il piano per lo smaltimento delle ceneri, i controlli al camino e il rilevamento della diossina. A febbraio di quest'anno ci doveva essere il collaudo. A giugno sono andato in Procura a chiederne il sequestro. Se vuoi visionare i documenti del collaudo, alla A2A ti rispondono che non si trovano. A settembre poi si è fermato del tutto. È un impianto obsoleto che doveva bruciare cdr di qualità, invece grazie alle deroghe brucia talquale, le sostanze organiche miscelate alla plastica generano fumi acidi che hanno corroso i refrattari della caldaia. Su poco più di 500 giorni di funzionamento, le centraline per le polveri sottili hanno registrato 250 sforamenti. E la Impregilo pretende anche 350 milioni di euro per cedere l'impianto alla regione.

A Terzigno si rischia il disastro con un secondo sversatoio

La prima volta che se ne discusse ero senatore, ci sono le intercettazione del braccio destro di Bertolaso, Marta Di Gennaro, che parla con il direttore generale del ministero dell'Ambiante, Gianfranco Mascazzini, ridono delle mie denunce, lui spiega di essere alla ricerca di una polverina magica, tipo la calce, che mischiata con i rifiuti li rende meno puzzolente, in modo da sversare nel parco nazionale del Vesuvio. In Europa solo il 20, 25% dell'immondizia va in discarica, a Napoli e Caserta la differenziata non arriva al 20 e dovrebbe salire al 60% entro il 2012. Nel frattempo non hanno aperto i siti di compostaggio per la frazione umida, gli impianti di vagliatura non sono a norma, nessun accordo con la grande distribuzione, con i mercati, i cimiteri per abbattere la produzione di immondizia.

La provincia ha un'idea di come gestire il futuro ciclo dei rifiuti?

Dicono di avere un piano che, però, parte dall'esistente e cioè dalle discariche, dagli impianti di tritovagliatura e da Acerra, a cui aggiungere un nuovo inceneritore a Giugliano, dedicato alla montagna di ecoballe, e a Napoli nella zona di Ponticelli, dove c'è già una centrale a turbogas. Nessuno dei due luoghi, altamente inquinati, verrà bonificato, a Napoli est poi dovevano fare il parco urbano, ripristinare la linea di costa e restituire il mare alla città... e invece dovranno cercare altre discariche per smaltire i rifiuti speciali prodotti da tre inceneritori.

Assalti agli automezzi, bombe carta, secondo te chi sono gli autori?

I politici di destra e sinistra per oltre dieci anni hanno utilizzato i disoccupati, i corsisti, gli Lsu come riserva elettorale, in cambio sono stati assunti nei consorzi di bacino di Napoli e Caserta, pagati spesso per non fare nulla, il lavoro veniva appaltato a ditte esterne. Alcuni di loro sono stati i primi a denunciare questa situazione. Con il decreto di fine emergenza molti rimarranno senza lavoro, questo genera reazioni violente. Le società provinciali devono mettere ordine nella materia, valorizzando dove possibile le risorse interne.

L'IDEA DELLA PROVINCIA

Riaprire discariche dismesse.

Allarme degli ecologisti

Dodici bottiglie molotov miracolosamente affiorate da un vigneto di Terzigno, alla vigilia della visita del premier nei paesi vesuviani. Sindaci che, nell'attesa dell'avvento, scrivono al papa. Il ciclo rifiuti campano sembra definitivamente sfuggire alla razionalità umana.

Ieri durante la seduta del consiglio provinciale il presidente Luigi Cesaro ha fatto il punto della situazione. La prima notizia è che per non aprire cava Vitiello si dovranno ampliare altre discariche già esistenti o dismesse, «con una gestione degli impianti post mortem». E già così le popolazioni, a cominciare da quella di Chiaiano, hanno di che terrorizzarsi. Ieri i Verdi hanno fatto un sopralluogo in località ex cava Ranieri, nelle campagne di Terzigno: una discarica dismessa, utilizzata nel 2000 per fronteggiare l'emergenza.

«Questo, che ora è un lago di spazzatura, ebbe nel 2007 un finanziamento per la bonifica da parte del ministero dell'Ambiente e della provincia di Napoli» ha raccontato Francesco Emilio Borrelli. Ampio circa 500 metri quadrati, l'invaso, dopo la saturazione, fu coperto da un telone che, a causa delle piogge, è collassato trasformandosi in un lago artificiale di liquami maleodoranti colmo d'immondizia.

Nel suo intervento Cesaro ha illustrato le direttive del nuovo piano provinciale: 5 impianti di compostaggio, per tre già decisa la destinazione (Pomigliano d'Arco, Napoli Est ed Afragola), 9 milioni di euro ai comuni per 34 isole ecologiche e 7 milioni di euro per l'acquisto di automezzi e attrezzature. A Teverna del re, a Giugliano, l'impianto di incenerimento dedicato alla montagna di ecoballe non a norma prodotte dalla Impregilo.

La provincia, però, non è pronta a varare il piano industriale delle SapNa, per cui ci vorrà una proroga di un anno con annesso allargamento dei cordoni della borsa, già benedetto da Guido Bertolaso a settembre, altrimenti il piano rimane lettera morta. Infine, la colpa della crisi è dei comuni, soggetto sottointeso il sindaco di Napoli, come da direttive impartite dal premier.

«Dal centrodestra arrivano solo mistificazioni - dice il capogruppo provinciale del Pd Giuseppe Capasso -. Dimenticano che in circa 14 comuni della provincia amministrati dal centrodestra, per oltre 1 milione di abitanti, e quindi più grande della città di Napoli, la raccolta differenziata è inferiore al 20%. Il presidente Cesaro si è superato quando ha affermato che è possibile evitare l'apertura della Cava Vitiello continuando a riempire di monnezza il vulcano più famoso del mondo».

Se il sindaco di Napoli preferisce non replica a Berlusconi, l'amministratore delegato di Asìa, Daniele Fortini, ribatte: «La città è pulita: la crisi, durata 48 ore, per ora è finita. La discarica di Chiaiano ha una capienza di circa 160 mila tonnellate, dipende dalla mole dei conferimenti la durata residua dell'impianto, che a oggi smaltisce 850 tonnellate. Stesso discorso per Terzigno: mancano circa 200 mila tonnellate all'esaurimento dell'impianto. Ma i conferimenti qui raggiungono le 1800 tonnellate giornaliere».

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