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Alberto Vitucci
La vertenza di Est Capital. I comitati: «Adesso basta»
24 Giugno 2012
Vivere a Venezia
segnali di crisi dall'interno di un progetto nefastoLa Nuova Venezia , 24 giugno 2012 con postilla

Il Rinascimento del Lido tramonta ad Est (Capital). Scelgono l’ironia i comitati dell’isola per commentare la clamorosa notizia, pubblicata dalla Nuova e ieri confermata dagli interessati, della rottura del contratto tra Est Capital (attraverso la sua società Real Venice 2, i cui azionisti sono le imprese del Mose) e il Comune. Lettera dei privati, risposta del Comune che ha chiesto l’intervento del giudice civile. Le imprese contestano due inadempienze a Ca’ Farsetti (il progetto delle bonifiche e il permesso di costruire il nuovo centro dei servizi sanitari) e vogliono risolvere il contratto e rientrare dell’anticipo già versato di 31 milioni di euro. «Non firmeremo il rogito», conferma il presidente della Mantovani Piergiorgio Baita. Il Comune replica che la responsabilità è dei privati. Adesso il giudice, che già ha respinto la prima richiesta delle imprese, si dovrà pronunciare il 4 luglio.

Rottura e vie legali, dopo un idillio durato qualche anno. Ma soprattutto il rischio concreto che il grande progetto di rilancio del Lido finisca adesso nel nulla e che il bilancio del Comune – che ha già impegnato i 61 milioni della vendita dell’ospedale al Mare – possa andare in default. I comitati si sono riuniti in assemblea dopo aver saputo della notizia, e hanno deciso di passare all’attacco. «A pagare il conto stavolta potrebbe non essere soltanto l’ambiente o il territorio», si legge in un comunicato di AltroLido, «ma anche il bilancio e dunque tutti i cittadini veneziani».

«Est Capital ha le sue ragioni», continuano ironici i comitati, «perché l’origine dei guai di oggi sta nel contratto preliminare di vendita sottoscritto fra Est Capital e il commissario straordinario Vincenzo Spaziante il 30 dicembre 2010». L’abbattimento del Monoblocco, che ospita i servizi sanitari dell’isola, è stato definito «condizione essenziale». Ma è irrealizzabile se il corrispettivi a carico di Est Capital è di 9 milioni di euro e il suo costo è invece di 18. Quali i motivi dell’improvvisa retromarcia dei privati, decisi oggi più che mai ad abbandonare la partita? L’evoluzione negativa del mercato immobiliare, prima di tutto. Anche se, fanno notari i comitati, nelle clausole del contratto è già previsto un risarcimento danni fino a 3 milioni e mezzo di euro, oltre al rimborso delle spese. «Forse», ipotizzano, «Est Capital punta a una nuova contrattazione più adeguata ai suoi interessi. Non sarebbe un fatto nuovo, è già successo due volte. Perché all’inizio il prezzo era di 81,5 milioni di euro, e ancora non c’era la possibilità di realizzare a San Nicolò una darsena da mille posti barca su aree demaniali. Che fare adesso? secondo i comitati è necessario riscrivere il progetto di rilancio del Lido, in trasparenza e ascoltando la città, liberandosi delle «mani forti». «Gli obiettivi su cui si basava l’intera operazione», ricorda il portavoce Salvatore Lihard, «sono tutti falliti: la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, ma anche il miglioramento dei servizi sanitari e la riquailiicazione dell’isola».

Dunque, addio progetto. Un’ipotesi che però al Comune non piace. Se il giudice civile dovesse dar ragione a Est Capital il 4 luglio, i privati potrebbero pretendere la restituzione delle somme versate. E il bilancio comunale andrebbe in rosso, con un rischio concreto di comnmissariamento. Ipotesi che il sindaco Giorgio Orsoni esclude. «Noi siamo in regola, abbiamo rispettato il contratto», dice. La partita continua. E stavolta, vista la sede giudiziaria dove si giocherà, il rischio che salti tutto è molto concreto.

Postilla

Il progetto bipartisan di sfruttamento immobiliare del Lido di Venezia, nato con l’avallo culturale, politico, amministrativo e patrimoniale del comune, dello Stato e della regione incontra difficoltà interne, oltre a quelle costituita dalla vigorosa opposizione dei comitati del coordinamento Per un altro Lido. Il buon senso non ha impedito il nascere e il consolidarsi della perversa intenzione di svillettare e commercializzare un forte ottocentesco, di progettare una gigantesco porticciolo turistico, di distruggere un ospedale eccellente sotto il profilo sanitario e quello architettonico, di distruggere aree verdi e spazi pubblici, calpestando leggi, statuti e regole d’ogni ordine e grado. L’argomento è ampiamente trattato in questa stessa cartella di eddyburg (vedi tra l’altro uno scandalo bipartisan,e nel sito unaltrolido.com.

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