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Rossana Rossanda
La strana posta di Piero Fassino
10 Febbraio 2007
Articoli del 2006
Una critica molto dura ma molto sensata alle dichiarazioni al Foglio del segretario del maggior partito del centro sinistra. Da il manifesto del 9 maggio 2006

Non sappiamo ancora chi sarà nominato presidente della Repubblica dai grandi elettori riuniti alla Camera. Non lo sanno neanche loro. La tattica e la scelta sono decise, ora per ora, in una partita segreta fra pochi leaders. La figura istituzionale cardine della Repubblica non è neppure presentata in modo trasparente al paese, prassi niente affatto implicita nella Costituzione del 1948, che ne sancisce l'elezione in secondo grado.

Di queste poco limpide tattiche fanno parte sia la candidatura di D'Alema sia il suo ritiro a favore di Giorgio Napolitano. Mentre niente affatto nascosta è stata la mossa che Piero Fassino ha fatto verso Silvio Berlusconi, tramite o forse dietro suggerimento del berlusconiano Foglio. Qui non si tratta più di tattica ma di un mercato, e del tutto illecito. Il segretario dei Ds chiede infatti i voti della destra per il suo candidato offrendo in cambio quattro impegni programmatici che questi prenderebbe.

L'ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida ha già scritto che è una manifesta violazione delle regole, perché in Italia il capo dello stato non è eletto su un programma né può farlo: il suo ruolo è di garante della Costituzione, non di un indirizzo di governo; nell'offerta di Fassino si prefigura una dualità di poteri o una repubblica presidenziale. Sappiamo da tempo che questa è nell'animo di Berlusconi. Da ieri siamo informati che sarebbe anche nell'animo dei Democratici di sinistra, che la vanno negoziando nel modo più extraparlamentare possibile. Alla faccia del programma cui l'Unione ha chiamato gli elettori.

Ma chi ha autorizzato Fassino a farlo? Chi lo ha autorizzato, primo, a garantire alla destra che il «suo» presidente non permetterà interferenze fra giustizia e politica, che è come dire che queste ci sono state, tesi prediletta di Berlusconi e Previti? Chi l'ha autorizzato, secondo, a impegnare il nuovo presidente a operare alla più larga convergenza con il centrodestra in politica estera, dopo che l'Unione aveva assicurato di essere contraria alla guerra in Iraq e all'unilateralismo degli Stati Uniti, cari invece alla Casa della Libertà? Bush e Rumsfeld sono al massimo del dissenso con i loro stessi militari, la loro guerra e leminacce di interventi ulteriori hanno incancrenito il medio oriente e li hanno impantanati in una situazione dalla quale non sanno come uscire, Tony Blair sta pagando il suo codismo a Washington e il maggiore partito del centrosinistra, mentre si rimpatriano i corpi anche delle nostre inutili vittime, cerca una convergenza con questa banda di dementi? Che ne pensano gli iscritti ai Ds, gli eletti e gli elettori? Terzo e non meno sorprendente: Fassino promette una revisione della Costituzione «per completare la transizione italiana» assieme con la destra, la quale da parte sua fa sapere urbi et orbi che considera Massimo D'Alema fin dalla Bicamerale il suo più credibile interlocutore.

Davvero crede di mobilitare gli elettori al referendum del 25 giugno in modo da abbattere questa devolution perché i Ds ne trattino un'altra con l'accordo della Lega? Perché perfezionino il superpotere, oggi un po' volgare, dell'esecutivo? Ma chi andrà a votare in questo gioco delle tre carte? Infine, come ha già scritto Valerio Onida, come può impegnarsi il nuovo presidente della Repubblica a sciogliere le Camere in caso di crisi di governo, essendo lo scioglimento il solo ma assoluto atto del quale sta a lui decidere la convenienza e i tempi?

Non penso che sia stata una trovata del solo Fassino. Certo i ds non lo hanno né smentito né corretto. Vuol dire che quale che sia il presidente della Repubblica che uscirà eletto, salirà al Colle con questo mandato del maggior partito della sinistra. Prodi si è limitato a sorridere e non commentare. Non ci siamo mai illusi sulla democrazia rappresentativa, ma ci sono dei limiti di decenza che è pericoloso superare.

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