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Vittorio Emiliani
La storia dimenticata delle Sovrintendenze
27 Gennaio 2008
Il paesaggio e noi
Un po' di storia per bacchettare ignoranze e smemoratezze contemporanee. Da Il Tirreno, 27 gennaio 2008 (m.p.g.)

Leggo sul “Tirreno” del 25 che l’assessore regionale Riccardo Conti ha definito, bontà sua, le Soprintendenze “non attrezzate culturalmente” per affrontare i problemi della pianificazione del territorio e del paesaggio. Mentre lo sono le Regioni che, avuta la competenza urbanistica e paesaggistica nel 1977, per otto anni si disinteressarono della seconda costringendo il Parlamento a varare la legge Galasso poi disattesa dalle Regioni medesime (per poi sub-delegare ai Comuni coi risultati che si vedono, a occhio nudo).

Leader in Parlamento fu un certo Giulio Carlo Argan che, si sa, non era “attrezzato culturalmente”. Ma nell’articolo c’è di peggio, nel senso che viene riferita l’opinione del presidente dell’INU, Oliva, il quale dice in sostanza che le Soprintendenze non sono adeguate perché costituite nel 1939, da Bottai, cioè in pieno fascismo. Abbiamo conosciuto, per fortuna, altri presidenti dell’INU, che si chiamavano, per esempio, Edoardo Detti, il quale non avrebbe mai commesso un simile clamoroso errore. Le Soprintendenze furono infatti create nel 1904, in piena era giolittiana, cioè in uno dei momenti più alti del riformismo italiano. Quanto a Bottai, ebbe l’intelligenza politica di prendere le due leggi, la Rosadi sul patrimonio storico-artistico (1909) e la Croce sulle bellezze naturali (giugno 1922, prima della marcia su Roma), riverniciarle con un po’ di centralismo in più e riproporle.

Se sono durate fino agli anni 80-90 dovevano essere proprio ben fatte. Difatti risalivano nella struttura al miglior riformismo. Non al pseudofederalismo in cui stiamo precipitando grazie anche ai pasticci inverecondi del Titolo V della Costituzione varato per compiacere la Lega Nord. Ma che tristezza.

L'autore è Presidente del “Comitato per la Bellezza”

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