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Laura Larcan
La Soprintendenza non pagherà più l’uso dell’auto. Dipendenti infuriati: si va verso la paralisi
9 Settembre 2011
Beni culturali
Continua lo smantellamento del nostro sistema di tutela: l’abbandono del territorio è sancito dai documenti ufficiali del Mibac. Con postilla. Da la Repubblica, ed. Roma, 9 settembre 2011 (m.p.g.)

La tutela del patrimonio archeologico di Roma sembra avere il valore di 1 euro, pari ad un biglietto integrato a tempo, che dura, com’è noto, settantacinque minuti. «Chissà se in settantacinque minuti riusciamo a salire e scendere dai mezzi pubblici e ad avventurarci a piedi nelle aree archeologiche del suburbio?» A chiederselo ieri, riunita in assemblea presso Palazzo Massimo, tutta la rappresentanza del personale tecnico, della Soprintendenza speciale ai beni archeologici di Roma, allarmata per l’ennesimo "schiaffo" alla professionalità di chi lavora al servizio della cultura. La bizzarria è che per i vari dirigenti e funzionari archeologi che effettuano sopralluoghi costanti ai cantieri, il rimborso alle spese per l’uso della propria vettura corrisponde all’uso di un autobus.

Una beffa che si va ad aggiungere al mancato riconoscimento dei rimborsi per le spese della benzina della macchina personale con cui i dipendenti della Soprintendenza svolgono i servizi esterni. A far scattare la mobilitazione è stata una circolare interna alla Soprintendenza del 5 settembre che richiama una nota del segretariato generale del 23 giugno scorso che, a sua volta, interpretava in modo restrittivo una sentenza della Corte dei Conti del 5 aprile. «In sostanza, si stabilisce non solo che non potrà essere riconosciuto il rimborso delle spese connesse, che l’uso della macchina viene pagato come un autobus, ma che tale disposizione ha validità retroattiva a partire dal 5 aprile», dichiara Roberto Egidi direttore del Foro Romano e del Palatino.

«Dal 5 aprile gli archeologi si vedono tagliati dagli stipendi, che vanno da 1300 a 1700 euro al mese, circa 200, 300 euro al mese per sostenere autonomamente le spese per garantire la tutela del patrimonio di cui sono responsabili» - incalza la direttrice dell’Appia Antica e di Palazzo Massimo Rita Paris. «Il nostro lavoro è basato sulla tempestività, visto che sul territorio di Roma ci sono in atto almeno un centinaio di cantieri preventivi - sottolinea Egidi - E con la macchina, a proposito di economicità, noi riusciamo a fare più sopralluoghi nella stessa giornata. Che dobbiamo fare, aspettare le coincidenze degli autobus o andare a piedi?». Per questo, l’assemblea ha scritto una lettera per la Soprintendente Anna Maria Moretti in cui si chiede di far presente al Ministero la gravità della situazione in presenza del patrimonio archeologico più importante del mondo e ancora sotto regime di Commissariamento. «Fin da domani - dice Paris - parte del personale, non utilizzerà più il mezzo proprio. Questo significa innescare uno sciopero bianco permanente, un black out dei cantieri. Si andrà verso la paralisi». A rischio, gli stessi cantieri del Commissario Cecchi. Dall’Appia Antica, a Ostia Antica, fino a tutto il Parco di Veio nella parte romana.

Postilla

La situazione denunciata nell’articolo di cronaca romana è purtroppo comune a tutte le Soprintendenze d’Italia, non solo archeologiche.

Al di là della gravità formale di un atto a valenza retroattiva (al Collegio Romano sembra ormai sconosciuto anche l’abc dell’amministrazione), questa restrizione che impedisce de facto il monitoraggio del territorio assesta un colpo micidiale al sistema della tutela in Italia.

Aree vastissime, non servite regolarmente dai mezzi pubblici, sono così abbandonate ad un destino da Far West.

Ciò che manca, da sempre, a questo paese, è un’efficace rete di controlli e monitoraggi. Per quanto riguarda il territorio, questo compito, a difesa del nostro patrimonio culturale e del nostro paesaggio, era svolto, da decenni, dal personale di Soprintendenza, spesso unico, fragile presidio della legalità territoriale.

Privare le Soprintendenze di questo compito, significa snaturarne radicalmente le funzioni e comprometterne l’attività, spesso irreparabilmente: eventualità che poco preoccupa, evidentemente, gli altri vertici del Ministero. (m.p.g.)

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