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Marisa Rodano
“La sinistra è brava a dividersi E Renzi mi ricorda molto Craxi”
9 Novembre 2015
2014-2018 Renzi e il renzismo
Piccolo viaggio alle radici del renzismo. Cominciò con Craxi e con Veltroni. Alessandro Ferrucci intervista Marisa Rodano protagonista della lotta per il suffragio universale in Italia.
Piccolo viaggio alle radici del renzismo. Cominciò con Craxi e con Veltroni. Alessandro Ferrucci intervista Marisa Rodano protagonista della lotta per il suffragio universale in Italia.

Il Fatto Quotidiano, 9 novembre 2015

Sigaretta tra le mani, capelligrigi, cardigan e camicia, risposte mai immediate ma frutto di una breveriflessione. “Vuole sapere da quando è iniziato tutto questo sconquassopolitico e sociale? Dall’avvento del CAF”. Maria Lisa Cinciari Rodano, classe1921, si accomoda in poltrona circondata dai suoi libri, libri che racchiudonouna storia ricca, irripetibile, decisiva in alcune battaglie civili, inparticolare per la parità dei sessi; lei che nel 1963 diventò, per il Pci, laprima donna a ricoprire il ruolo di vicepresidente della Camera.

Lei ha visto, vissuto, partecipato,a buona parte dell vicende del nostro secondo dopoguerra. Secondo lei stiamo ancora pagando il trittico Craxi-Andreotti-Forlani...
«Con loro inizia il processo di degrado della democraziaitaliana che poi esploderà con Mani pulite: la crisi dei partiti, illeaderismo, la personalizzazione della politica. I programmi diventati secondari».
C’è chi vede similitudini tra Renzie Craxi.
«Forse ci sono in alcune scelte, ma lo scopo è bendiverso: l’obiettivo di Renzi è governare, per produrre cambiamento, ma nonsempre cambiare significa progredire; non sempre cambiare è meglio, non semprevuol dire andare a sinistra, magari ci si sposta a destra. Sa qual è il veroproblema? Non è chiaro quale società vogliano, in che modo affrontare laquestione che metà della popolazione è sotto la soglia di povertà; come ridurrele disparità di reddito e di condizioni di vita».
Sul Fatto di lunedì scorso,Alfredo Reichlin ha parlato di Renzi come di un politico che non costruisce, diun uomo lontano da un'idea di partito...
«Condivido. Ribadisco: oramai la politica è solo scontrotra leader o presunti tali, si è personalizzata, e ciò spiega il perché metàdella popolazione non va a votare, metà della popolazione ritiene che lapolitica non è affare suo, che il voto non conta, non serve; è come se la politicafosse diventata qualcosa di riservato a pochi cittadini».
Deve essere particolarmentedoloroso per leiche ha combattuto per il suffragio universale...
«Molto. Mi ricordo la campagna per l’elezionedell’Assemblea Costituente, per far comprendere alle donne (che mai avevanovotato) l’importanza dell’urna, di quanto quel gesto poteva condizionare leloro vite e quelle di tutti. E alla fine, nel 1946, l’80 per cento si presentòcon la scheda in mano, la stessa percentuale degli uomini. Qualcosa di straordinario. Alcune di noi scoppiarono inlacrime».
Torniamo al CAF: avvertì subitoil cambio di marcia?
«Immediatamente. Non appena Craxi propose la cosiddetta“Grande riforma”, con l’obiettivo di arrivare a una legge elettorale maggioritariaper instaurare un sistema di alternanza tra due schieramenti, (tra la Dc e ilPsi) allo scopo, come ho già detto, di escludere il Pci. In parte l’idea di Stato che ha Renzi ricorda quella“Grande Riforma” di Craxi. La vada a prendere e vedrà le somiglianze».
Bipolarismo antelitteram.«Esatto, una proposta poi sancita al congresso socialistadi Rimini. Da quegli anni iniziarono a finire le ideologie e purtroppo leidealità».
È legata alle ideologie?
«No, sono sempre stata dell’idea che la politica dovesseessere laica, e non discendere dal fatto che uno crede in Dio, o é ateo, èmarxista o liberale. No. La politica deve riguardare tutti. Il problema è chela fine delle ideologie si è portata dietro anche l’addio alle idealità, ai progetti, quindi sono finite leprospettive».
Veltroni ha sponsorizzato il bipolarismo.
Mi ricordo il fastidio provato durante il suo discorso a Torino».
Secondo Cacciari da quell’intervento finisce il Pd...
Quel giorno Veltroni sembrò voler dire a proposito della sua militanza nel Pci:“Non c’ero e se c’ero dormivo”. Non si può affermare “non sono mai statocomunista”, se si è militato nel Pci. Si deve avere il coraggio di proporreun’analisi critica degli errori, di che cosa non si è capito; di cercare divalutare gli aspetti positivi e quelli negativi. Così si fa. Non si può buttarevia tutto, non si può rifiutare il proprio passato».
Veltroni ha smantellato anchele sezioni, per un partito fluido...
«Quello delle sezioni era un tessuto fondamentale».
Quanto?
Nei primi anni dopo la Liberazione, a Roma, ogni giovedì c’erano assembleedelle sezioni del Pci dove si discuteva degli eventi internazionali dellasettimana, di quelli nazionali, delle cose da fare, di quelle da evitare, diquello che aveva combinato la Democrazia cristiana, degli argomenti all’ordine del giorno in Parlamento, di qualeposizione tenere su di essi in Parlamento».
Una partecipazione di base.
«Sì, e molto viva: e di quella opinione bisognava tenerconto».
Un tipo di coinvolgimento chein parte hanno ereditato Grillo e il Movimento.
«Sì, ma il web è una questione un po’ diversa: una cosa ècliccare “mi piace” o scrivere tre parole di commento; altro è partecipare auna discussione viso a viso. Perché cliccare “mi piace” non costa niente, nonrischi niente, non ci si mette in gioco veramente, mentre le discussione vis avis duravano ore, e si creava anche una forma di solidarietà umana importante».
Reichlin si è definito sconfittocome uomo di sinistra.
«C’è una responsabilità grossa in tutti i gruppi dellasinistra che non sono mai riusciti ad aggregarsi, e da decenni».
Si riferisce al gruppo del Manifesto?
«Anche prima. In realtà c’è sempre stata questa frantumazioneche ha fatto sì che la sinistra non contasse».
Perché questa tendenza?
«Difficile dirlo. Torniamo all’inizio di questa nostrachiacchierata: la politica italiana è diventata di persone, e ognuno la fa inproprio, come singolo, a cominciare da Renzi. È l’interesse di un club, una specie di Rotary».
È stupita di cosa sta accadendoa Roma?
«Molto. Il mio ricordo di Roma è quello legato a un’altraepoca, con il movimento operaio attivo, vivace, presente. Ricordo cos’erano imovimenti, le sezioni delle borgate che si battevano per le fogne,l’illuminazione elettrica, la riparazione delle case, i trasporti. Era unacittà attiva, con momenti magnifici come nel periodo del sindaco Petroselli».
Anche dalla Roma di queglianni partì una sorta di rivincita civile contro il terrorismo.
«Non c’è dubbio, l’Estate Romana fu un’esperienzastraordinaria, dagli anni bui, la Capitale divenne una vetrina per il mondo».

Quella vetrina adesso èpurtroppo a Piazzale Clodio, dove si celebra Mafia-Capitale.
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